SARAJEVO (dal nostro inviato). Denis Becirovic (bosgnacco) Zelika Cvijanovic (serba), Darijiana Felipovic (croata) sono i tre Presidenti della Repubblica della Federazione di Bosnia ed Erzegovina.
Denis Bećirović è uno dei Presidenti uscenti.
Nato a Tuzla il 28 novembre 1975 è stato membro bosgnacco della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina dal 16 novembre 2022.

Dal 16 febbraio 2019 all’assunzione dell’incarico nella Presidenza è stato deputato della Camera dei Popoli della Bosnia ed Erzegovina e vice Presidente del Partito socialdemocratico.
Il suo Partito è il SDP, successore del Partito Comunista di Bosnia ed Erzegovina (SKBiH), fondato nel 1943. Nel 1990, dopo la caduta della Iugoslavia titina iniziata nel 1945, il SKBiH cambiò nome in SDP e si unì ai Socialdemocratici di Bosnia ed Erzegovina, abbandonando le tesi titoiste e aderendo al Partito Socialista Europeo. Attuale leader del partito è Nermin Nikšić.
Zeljka Cvijanović è anch’essa una dei Presidenti uscenti. Il suo Partito è l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti, noto con l’acronimo SNSD (Savez nezavisnih socijaldemokrata). All’interno di questa formazione politica, di orientamento nazionalista serbo e guidata storicamente da Milorad Dodik, la Cvijanović ricopre anche la carica di vice Presidente.
Nata a Teslić il 4 marzo 1967) è stata membro della Presidenza della Bosnia Erzegovina e precedentemente Presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina dal 2018 al 2022.
Dal 2013 al 2018, è stata l’undicesima prima ministra della Republika Srpska.
Alle elezioni generali del 2022 è stata eletta Presidente di turno della Bosnia Erzegovina in rappresentanza dell’etnia serba, prima donna ad essere eletta per rivestire tale carica.

Darijana Filipović (nata il 26 gennaio 1987 a Mostar) è una politica bosniaca e membro dell’Unione Democratica Croata di Bosnia ed Erzegovina (HDZ BiH).
HDZ è un Partito nazionalista e conservatore, osservatore presso il Partito Popolare Europeo. È espressione dei croati di Bosnia ed Erzegovina, a maggioranza cattolica. HDZ può essere considerato, pertanto, un partito cattolico socio-conservatore.
HDZ si presentò già alle elezioni del 1990, le prime libere dopo la caduta del regime comunista di stampo titoista. A quei tempi il Parlamento era composto da 130 membri, HDZ ottenne il 14,4% dei consensi e 21 seggi, divenendo il quarto tra i maggiori partiti (SDA, nazionalisti bosgnacchi; SDS, nazionalisti serbi; SDP postcomunisti). Dopo la guerra civile, le nuove elezioni politiche si svolsero nel 1996, questa volta con un parlamento di 40 membri. HDZ mantenne sostanzialmente inalterato il proprio consenso (14,1%) ed elesse 8 parlamentari.
Dal 2018 è membro della Camera dei Rappresentanti dell’Assemblea Parlamentare della Bosnia ed Erzegovina e in precedenza è stata membro della Camera dei Rappresentanti del Parlamento della Federazione di Bosnia ed Erzegovina.

Nell’aprile scorso, il suo Partito, l’HDZ BiH l’ha presentata come candidata alla Presidenza della Bosnia ed Erzegovina in rappresentanza del popolo croato alle elezioni generali di ieri.
La Bosnia-Erzegovina ha scelto, ieri, con le elezioni politiche i rappresentanti alla Presidenza della Repubblica, tripartita, della Federazione, quelli alla Camera dei rappresentanti dell’Assemblea parlamentare federale, quelli alla Camera dei rappresentanti del Parlamento della Federazione,.
Oltre al Presidente e i vicepresidenti della Republika Srpska, i rappresentanti all’Assemblea nazionale della stessa Republika e a quelli delle assemblee cantonali dell’entità Federazione di Bosnia ed Erzegovina.
LA SITUAZIONE POLITICA DEL PAESE
Dalla fine della guerra del 1995 queste sono state le decime elezioni generali.
La Bosnia ed Erzegovina è uno Stato federale composto da due entità: la Federazione, dove vivono in maggioranza bosgnacchi e croati, e la Repubblica Srpska a maggioranza serba.
A queste si aggiunge il Distretto di Brčko, ancora oggi sotto supervisione internazionale.
Questo Distretto è un’unità amministrativa autonoma dipendente dalla Federazione della Bosnia ed Erzegovina,.
Si trova nella parte nord-orientale del Paese. Formalmente fa parte di entrambe le entità bosniache: la Federazione e la Repubblica Serba.

Rimane sotto la supervisione della comunità internazionale.
Copre un’area di 493 km². La sua sede si trova nella città di Brčko. Non ha bandiera, né stemma ma usa quella della Federazione.
La Federazione a sua volta è divisa in dieci Cantoni, ognuno dotato di un Parlamento e di un governo, mentre a livello nazionale la presidenza è composta da tre membri che a rotazione rappresentano il Paese: un bosgnacco, un serbo e un croato.
Su tutta questa struttura politico-amministrativa c’è un Alto rappresentante nominato dalla comunità internazionale dotato di ampi poteri.
Il rappresentante facente funzioni Louis Crishock ha visitato, ieri, diversi seggi elettorali nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina e nella Republika Srpska. Come annunciato sul X, ha incontrato i membri delle commissioni elettorali per discutere dello svolgimento delle votazioni e dell’applicazione delle nuove tecnologie elettorali nei seggi di tutto il Paese.
Crishock ha ringraziato le commissioni elettorali per il loro lavoro e ha invitato i cittadini a esercitare il proprio diritto di voto. “Il vostro voto è la vostra opportunità per decidere come saranno i prossimi quattro anni. Votate liberamente e con la certezza che il vostro voto sarà correttamente registrato e conteggiato”, ha detto Crishock.
IL VOTO
Sono stati registrati, secondo i dati resi noti dalla Commissione Elettorale Centrale, 3.414.364 aventi diritto al voto (3.408.517 residenti nel Paese a cui si aggiungono 48.078 cittadini registrati all’estero).
Il corpo elettorale è stato suddiviso in base alle modalità di voto.
Votanti all’interno del Paese: 3.360.439 presso i seggi domestici
Votanti all’estero per corrispondenza: 45.457 votanti all’estero presso sedi diplomatiche e 2.621 elettori (in 20 rappresentanze consolari sparse in 13 Stati.
Agli elettori sono state consegnate 4 schede, sulle quali occorreva colorare con una penna un pallino corrispondente al Partito scelto e un altro al candidato. Erano 7.028 i candidati per 518 posti disponibili.

Le schede con l’assistenza di addetti al seggio sono state poi inserite in una macchina elettronica che ha validato il voto.

Prima di votare, gli elettori sono stati identificati, grazie all’utilizzo di un’altra macchina con la loro carta identità, l’impronta del dito indice. La macchina rilasciava uno scontrino, che l’elettore doveva firmare, e poi posto in un’urna.

Agli elettori sono state anche consegnate le istruzioni di voto (per la prima volta è stato utilizzato a livello nazionale questo sistema). Fuori dal seggio i manifesti con i candidati e le norme del Codice Penale relativo alle elezioni.
La consultazione elettorale era osservata dall’OSCE che ha inviato una missione internazionale incaricata di monitorare il voto, mentre circa 30 mila osservatori sono stati accreditati complessivamente.
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