Difesa: Cosenza, da Ospedale da Campo dell’Esercito a presidio vaccinale

Di Giusy Criscuolo

Cosenza. Nella città dei Bruzi per raccontare ex novo quello che avevamo conosciuto come Ospedale Campale nel momento più critico della pandemia.

La struttura esternamente sembra la stessa, ma appena vengo accompagnata all’interno del complesso campale mi rendo conto che tutto è cambiato. La velocità e la capacità di rimodulare e adattare le strutture in dotazione all’Esercito è notevole.

Presidio Vaccinale Difesa – Foto Difesa

Ad accogliermi il PI Andrea Romoli, che mi accompagna nella tenda dove mi aspetta Ten. Col Michele Ricci, Comandante del 3° Reparto di Sanità “Milano” di stanza a Bellinzago Novarese. Una vecchia conoscenza che, nel pieno della pandemia, ci ha illustrato le funzioni e le capacità in essere all’ex Ospedale Campale.

Il funzionamento dell’Ospedale da Campo era abbastanza netto. C’era la parte sanitaria con la gestione dei pazienti, la zona con l’allestimento elettromedicale e tutto ciò che fa parte di una struttura Ospedaliera Campale, compresa la parte logistica che era altrettanto strutturata e complessa. La seconda faccia della stessa medaglia, anche se i compiti erano divisi tra chi si occupava di logistica e chi di sanità.

Ci viene spiegato che, anche se l’Ospedale da Campo è stato rimodulato in presidio vaccinale, riconfigurato dunque nell’ottica dei vaccini, le strutture di accoglienza sono rimaste le stesse. Il percorso è studiato perfettamente con spazi di attesa, zona anamnestica, corridoi vaccinali nei quali sono sistemate delle tende a parte con dei lettini in caso di necessità, una zona di attesa, dove trascorrere i 15 minuti per finire con l’uscita ubicata dalla parte opposta dell’ingresso.

La tenda dove vengono fatti accomodare i pazienti in attesa di essere chiamati – Foto Giusy Criscuolo

La struttura viene continuamente sanificata ed ogni domenica c’è una sanificazione più approfondita. Ci viene inoltre spiegato che, nel caso ci dovessero essere recrudescenze del virus, la struttura militare sarebbe pronta a riconvertirsi, per supportare come fatto in precedenza il Santissima Annunziata.

Il Cap. Giuliano Sammaria, ex direttore sanitario, ci spiega che in un primo momento le vaccinazioni venivano effettuate attraverso liste fornite dall’ASP, come l’elenco del personale scolastico da sottoporre a vaccinazione. Da quando le disposizioni sono cambiate a livello nazionale, le persone che accedono al presidio lo fanno perché hanno scelto sulla piattaforma nazionale dei vaccini dove effettuare la stessa.

Molte le persone in attesa di essere vaccinate. I prenotati arrivano e con foglio alla mano, mostrano il QR o prenotazione ai militari. Viene effettuata la misurazione della temperatura e successivamente vengono fatti accomodare in un tendone molto ampio, in attesa di essere chiamati.

Durante la fase anamnestica con i medici prima dell’inoculazione – Foto Giusy Criscuolo

Nel mentre i militari cercano di rassicurare gli indecisi. AstraZeneca sembra essere uno scoglio insormontabile, ma le capacità esplicative dei medici e del personale sanitario che operano all’interno delle tende anamnestiche riescono a far superare i dubbi.

L’attenzione prestata nella fase anamnestica è elevata, i medici vanno a fondo e chiedono qualsiasi tipo di documentazione utile alla valutazione del paziente che da lì a poco dovrà effettuare il vaccino. Se necessario vengono effettuate anche chiamate ai medici di base o ai parenti più stretti.

Un paziente sorridente che ha accettato di fare la foto durante l’inoculazione – Foto Giusy Criscuolo

All’interno si trovano cinque postazioni mediche, di cui tre gestite da personale medico militare e due da personale medico civile fornito dalla struttura ospedaliera del Santissima Annunziata, per finire con dodici infermieri militari e due civili.

Superato il colloquio alle postazioni anamnestiche, i militari accompagnano il paziente ai box vaccinali dove viene effettuata l’inoculazione da parte del personale infermieristico, per poi essere tenuti in osservazione per i canonici 15 minuti.

In caso di malore, vi è un box vaccinale adibito alla gestione dell’emergenza, dotato di presidi fondamentali e di linee guida per la suddetta gestione e, qualora dovesse essere necessario il trasporto nella struttura ospedaliera, avverrebbe ciò che già avveniva durante la fase pandemica acuta. I pazienti verrebbero accompagnati in ospedale con l’ausilio di due ambulanze, una dell’Esercito e una del 118 messa a disposizione dall’ASP e sempre presenti all’interno del presidio.

Il modulo dove vengono effettuati i vaccini – Foto Giusy Criscuolo

Nel caso non ci fossero le condizioni per la vaccinazione, dettate da particolari patologie del paziente, questo verrebbe mandato a casa con un foglio che attesta la necessità di effettuare un altro vaccino, che verrà somministrato in una data diversa sempre presso lo stesso Presidio Vaccinale Difesa. Solitamente si dedica il giorno del sabato alla inoculazione di vaccino mRNA, per poter agevolare le persone più fragili a poter ricevere sostegno e aiuto da familiari e amici che normalmente in questo giorno non lavorano.

Gli ingressi al presidio vaccinale della Difesa sono circa 500 al giorno. L’orario di apertura è alle ore otto e termina alle venti.

La figura del militare si conferma una figura su cui il cittadino si sente di fare pieno affidamento. Si sentono più tutelati grazie alla massima trasparenza, garantita dalle strutture dell’Esercito, insita per forma mentis. Parlando con alcuni pazienti, sento il compiacimento per l’organizzazione, per la velocità e per l’accoglienza ricevuta. Una signora anziana mi dice: “sugnu comu figghi, puru megghiu a voti” (sembrano come figli, pure meglio a volte).

Un sorriso, un gesto di premura già bastano per far sentire i pazienti più sereni nell’affrontare lo spauracchio del vaccino.

Un militare mentre accompagna una paziente anziana all’Uscita – Foto Giusy Criscuolo

La conferma sull’importante afflusso di pazienti che scelgono di andare al Presidio Vaccinale Difesa, mi viene data dunque, non solo dai pazienti che accettano di scambiare due parole, ma attraverso una testimonianza unica nel suo genere, che si trovava lì in quel momento. Parlo di una coppia inglese residente in Calabria da anni per lavoro.

Lei J.C. insegnante madrelingua nei licei mi spiega che vive in Calabria con il marito, ex reduce del conflitto delle Falkland, da otto/nove anni. Si dice innamorata della Calabria e dell’Italia tutta, ma conferma che il sistema Sanitario in Calabria ha dei grossi problemi e che quando ha sentito che nella zona del cosentino c’era un Presidio Vaccinale della Difesa non ci ha pensato due volte. Conscia del fatto che si faccia AstraZeneca è felicissima di poterlo fare: “Hanno vaccinato tutti i miei connazionali e sono ancora tutti lì”.

“Questa militare è un’organizzazione a cinque stelle. L’Esercito Italiano è uno dei migliori e qui ne stanno dando prova. – continua – Ho una tessera sanitaria, ma sono residente in Inghilterra. Ho la famiglia lì, ma amo vivere qui. Ho avuto difficoltà ad approcciare al sistema delle prenotazioni, ma sono venuta qui con mio marito e loro hanno risolto in pochissimi minuti. Sono fantastici, grazie all’Esercito Italiano. Questa è una grande organizzazione”.

La tenda dove i pazienti attendono di essere chiamati – Foto Giusy Criscuolo

Parlando con il Ten. Col Michele Ricci, nel presidio dal mese di novembre lontano da casa e famiglia, cerco di capire quali cambiamenti ci sono stati dall’inizio ad oggi. Mi racconta di una notevole trasformazione in positivo. “All’inizio l’Ospedale da Campo, le tende, erano viste con diffidenza. Inizialmente nessuno accettava di essere ospitato all’interno delle tende. I primi ricoverati guardavano il tutto con un po’di diffidenza. Ma una volta dentro e dopo aver appurato che oltre alle attenzioni da parte del personale sanitario e alla preparazione medica, c’era anche una presenza di strutture elettromedicali all’avanguardia si sono immediatamente ricreduti.”

“Nel periodo di Natale li abbiamo fatti comunicare con i loro familiari anche attraverso radio.  Abbiamo anche organizzato, nel massimo della sicurezza, alcune funzioni religiose a distanza a cui hanno potuto assistere. Il tutto per non fargli mancare nulla, per non farli sentire soli. Era quindi normale che passando molto tempo insieme si creava un legame di bene, che andava oltre la cura del paziente”.

“Ad oggi il legame si è molto rinsaldato con la popolazione. Anche se il rapporto con i pazienti dura dai venti a trenta minuti, le persone ci dimostrano il loro bene e il loro apprezzamento. Sono felici di farsi vaccinare da noi. Soprattutto le persone più anziane che ci salutano con benedizioni e sorrisi”.

Ten. Col Michele Ricci, Comandante del 3° Reparto di Sanità “Milano” di stanza a Bellinzago Novarese

Giustamente per una persona che non conosce il mondo della Difesa e dell’Esercito e che non sa cosa voglia dire vivere in tenda, questa realtà sembrava una realtà per sfollati o per una popolazione reduce da una catastrofe naturale. Ma toccare con mano non solo le capacità operative e logistiche, ma soprattutto umane dei nostri militari li ha resi consapevoli e liberi di affidarsi.

Sempre parlando con alcuni pazienti che avevano avuto parenti ricoverati durante la pandemia, mi viene detto che se qualcuno rischiava il ricovero, speravano di farsi mandare all’Ospedale da Campo militare perché era ed è ritenuta la migliore struttura dai cittadini.

Ma il valore aggiunto è stato proprio quel lato umano che viene riconosciuto alle nostre Forze Armate all’estero, in tutti i Teatri dove sono chiamati ad operare. Non per ultimo in Afghanistan, dove da poco un ex ufficiale dell’esercito afghano mi ha detto: “I militari italiani sono visti come un padre. Dove ci sono loro c’è rispetto per la popolazione e per gli stessi militari”.

Un paziente mentre viene accompagnato alla postazione vaccinale dopo il colloquio anamnestico – Foto Giusy Criscuolo

Evinco che in quella mezzora legata alla vaccinazione i militari si dedicano completamente ai pazienti: “Tutti, dal medico al militare alla porta sono proiettati verso coloro che entrano a vaccinarsi. Li aiutiamo nella compilazione dei moduli e li trattiamo come fossero nonni o genitori. Noi lo facciamo perché lo sentiamo, non perché dobbiamo. Per noi non sono numeri, sono persone”.

Come ultima battuta e a conferma di quanto scritto mi viene detto che per gli anziani o per coloro che non hanno la possibilità di connettersi ad internet, o per coloro che non sanno utilizzare i dispositivi per inserire il codice fiscale utile alla prenotazione, è stata creata una tenda di supporto, dove i militari effettuano per i pazienti la prenotazione vaccinale. Per aspera ad Astra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore