Difesa: l’Italia restitusce all’Etiopia il velivolo “A. VII Ethiopian”, conosciuto come “l’aeroplano del Negus”

ROMA. E’ stato consegnato, oggi nella sede del Museo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, dal ministro della Difesa Guido Crosetto al primo ministro della Repubblica Federale Democratica di Etiopia Abiy Ahmed Ali, l’aereo “A. VII Ethiopian”.

L’Italia ha restituito all’Etiopia l’aereo “A. VII Ethiopian”

“Questa consegna – ha commentato il ministro Guido Crosetto – rappresenta un messaggio fortissimo che, all’indomani del vertice Italia – Africa, vuole evidenziare il forte legame tra i nostri due Paesi e vuole rimarcare il valore del dialogo e dell’importanza della cooperazione internazionale. A poco meno di un anno dalla visita del presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni ad Addis Abeba si è concretamente realizzata questa iniziativa promossa dai due cai di Governo. Si conferma così il rapporto storico tra Etiopia ed Italia in un contesto che punta a una crescente cooperazione regionale tra Paesi africani”.

L’A VII “Ethiopia 1” Tsehai, è un esemplare unico utilizzato dall’Aeronautica imperiale etiope agli inizi degli anni ’30 per voli di collegamento e addestramento.

Esposto fino al 1941 nelle sale del nascente Museo dell’Aeronautica, all’epoca temporaneamente ubicato a Caserta, l’aereo è stato poi trasferito al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, dove è rimasto custodito fino ad oggi.

L’entrata del Museo di Vigna di Valle

Con il supporto tecnico-logistico dell’Aeronautica Militare, verrà successivamente trasportato in Etiopia per essere esposto presso un’apposita area museale del Paese africano.

Il velivolo, in origine chiamato A. VII/b e conosciuto come “l’aeroplano del Negus” fu il primo aereo assemblato in Etiopia, costruito con procedimenti artigianali nel 1935, sotto la guida dall’ingegnere Ludwig Weber, pilota personale del Negus Ailè Selassiè.

Il Negus Ailè Selassiè.

Fu realizzato grazie al progetto dell’ingegnere Wilhelm Von Nes e riadattato dallo stesso ingegnere per rispondere alle esigenze di impiego nel Paese africano.

In origine si presentava di colore grigio-argento, con disegnato, in aramaico, il nome della principessa “Sahai” (Sole).

L’aeroplano realizzò il suo primo volo nel dicembre del 1935 e totalizzò in totale circa 30 ore di volo per poi essere abbandonato ad Addis Abeba nel maggio 1936, prima dell’arrivo degli italiani, che lo requisirono per poi esporlo, nel 1941, nel Museo dell’Accademia Aeronautica di Caserta.

E’ un monoplano biposto da scuola-collegamento ad ala bassa sostenuta da tiranti, lungo 7,32 metri, alto 1,95 metri e con un’apertura alare di 10,35 metri; la struttura delle semi-ali è in legno rivestito da compensato, controventata da due coppie di tiranti rigidi (necessaria per conferire solidità strutturale all’ala).

La fusoliera, è a traliccio di tubi metallici, rivestita in tela. È dotato di carrello fisso come usuale sui velivoli dell’epoca, con ruote di piccolo diametro e pattino di coda sulla parte posteriore.

I posti di pilotaggio sono scoperti, con parabrezza in plastica.

È dotato di un motore Walter Venus 1, un sette cilindri a stella, raffreddati ad aria, in grado di raggiungere una velocità massima di 185Km/h.

Rispetto al progetto del prototipo A. VII, da cui trae origine, venne dotato di “flaps” e trasformato in biposto.

Tali modifiche risultarono funzionali alle necessità etiopi, considerando l’altitudine dei loro aeroporti.

Il recupero, il restauro e la conservazione di velivoli e cimeli storici aeronautici è una delle attività peculiari del Museo Storico dell’Aeronautica Militare, museo aeronautico tra i più antichi al mondo, che sorge sulla più antica infrastruttura aeroportuale italiana, dove nel 1908 venne costruito e volò il primo dirigibile militare italiano.

Il Museo Storico, in occasione del Centenario della Forza Armata del 2023, è stato completamente ristrutturato e ammodernato.

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