Difesa: Torna l’idea della leva. Perché non farlo, un esame in 4 punti 

Di Marco Petrelli

ROMA (nostro servizio particolare). Ad ogni tornata elettorale lui è sempre pronto a seminare discordia e panico. Chi? Il sospeso servizio di leva o coscrizione obbligatoria che dir si voglia, periodicamente riproposto come sistema per arginare la deriva sociale.

Soldati ai tempi della leva

Ripristinare la leva obbligatoria avrebbe ben pochi benefici.

Spieghiamo il perché, in quattro punti.

1 La vita sotto le armi insegna cose importanti.

Grande capacità di adattamento, il rispetto di forma e protocollo, lo spirito di sacrificio, il senso del decoro ma… C’è un ma grande come una casa: imparare dipende molto dalla persona e dall’educazione che ha ricevuto.

Non è la caserma a fare di te un buon cittadino, come d’altronde l’aver studiato a scuola non fa di te un còlto.

A scuola ed in caserma ricevi le basi, ma il resto dell’impegno è solo tuo.

2 I social network hanno profondamente influenzato il nostro approccio alla realtà.

Che si vada in discoteca, al cinema, a scuola il telefonino è sempre a portata di mano, pronto ad isolarci dagli altri e a registrare momenti della nostra vita.

Ora, immaginiamo migliaia di ragazzi e ragazze cresciuti con smartphone in mano che varcano i confini della caserma.

La leva in Aeronautica Militare con i VAM

Sono lì non perché volontari ma perché “costretti”. E, si sa, ciò che è “obbligato” si fa sempre storcendo un po’ il naso.

In caserma, come in ospedale e in azienda, non si può filmare tutto. Fino a tempi non sospetti chi scattava foto ai macchinari di una industria poteva essere denunciato per il reato di “spionaggio industriale”.

Questo per far capire che video e fotografie sono innocui quando siamo per strada, sul luogo di lavoro la cosa è invece ben diversa.

Appena arrivati a destinazione, il primo avviso ricevuto è di non fare foto.

Due minuti dopo tutti a usare lo smartphone, con il risultato che Cina ed altri Paesi taglierebbero le spese all’intelligence, visto che qualche “non-intelligence” posterebbe già qualunque cosa su Tik Tok.

3 I costi.

Chiunque continui a pensare che le Forze Armate di oggi siano come ai tempi della leva o non si è aggiornato o vive nel suo mondo fatato. Ciò che viene fornito è infatti nuovo, non lavato e rilavato centinaia di volte come nei ricordi dei “najoni”.

Il che ha un senso: prima si interi scaglioni di giovani reclute che, passato un anno, tornavano a casa.

Oggi vi sono professionisti che vanno messi nella condizione di poter lavorare al massimo delle loro capacità, partendo dalla cura dell’equipaggiamento.

Militari dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare a un evento addestrativo in ambito NATO dedicato alle aviotruppe

Cosa che, appunto, ha un costo. E fornire materiale nuovo a interi scaglioni di giovani per quanti? Sei mesi? E’ controproducente e dispendioso.

4 Un periodo troppo breve.

Negli ultimi fuochi della leva, l’addestramento al CAR (Centro addestramento reclute) era di un mese (due per gli allievi graduati), poi dritti al reparto di destinazione per 12 mesi, in seguito ridotti a 10.

Pochi già per allora, figuriamoci con i sei proposti oggi.

Dunque, che si decida di impiegare ragazzi e ragazze nei soli servizi di caserma o di dar loro una formazione più accurata, non si farebbe in tempo a formarli che già si congederebbero.

Risorse spese per addestrare gente che fra 90 giorni ti dice Adieu!?

COSA E’ OGGI IL SERVIZIO MILITARE?

Che cos’è, oggi, il servizio militare? E’ più di un ricordo, è un pezzo importante della nostra identità: 1861-2005, 144 anni e circa 7 generazioni passati per la naja.

Andrebbe forse più analizzato, gli si dovrebbero dedicare libri di storia, iniziative culturali, approfondimenti. Merita di essere tenuto vivo, non solo nei ricordi di chi lo ha vissuto.

Sì, questo va bene, ripristinarlo no.

E i giovani? Vanno responsabilizzati.

La deriva cu si è accennato è anche e soprattutto colpa delle generazioni precedenti: troppo a lungo infatti abbiamo fatto loro credere di poter fare ciò che avessero voluto senza pagarne le conseguenze, questo perché temevamo più di alienarci il loro appoggio e la loro comprensione piuttosto che l’avere a cuore il loro equilibrio.

No, la leva non è la soluzione; un cambio di rotta della Società può invece esserlo.

E abbassare la maggiore età a 16 anni contribuirebbe nell’opera di responsabilizzazione, facendo ben capire che, quando si sbaglia, non ci sono sempre papà e mamma a pararti le spalle.

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