DIGBY TATHAM-WARTER: UNA LEADERSHIP NON CONVENZIONALE

Paola Ducci*

LONDRA. Leggendo la vita e le gesta di una tra le figure più eccentriche, carismatiche e fuori dagli schemi della Seconda Guerra Mondiale, Digby Tatham-Warter -comandante  nel Parachute Regiment- viene da sorridere se  si immagina l’espressione di stupore del comando dell’Esercito britannico ad una sua inspiegabile richiesta: una spada scozzese (claymore, ad uso dei guerrieri scozzesi nel Medioevo) da usare nei combattimenti corpo a  corpo!

Digby Tatham Warter

D’altronde il comandante non era nuovo a  simili eccentricità. Ma  chi era Digby Tatham-Warter?

Nato nel 1913, Tatham-Warter entrò nell’esercito britannico prima dello scoppio del conflitto e trovò presto la sua dimensione nelle truppe aviotrasportate, entrando nel Parachute Regiment.

Fin dai primi incarichi si fece notare per un comando diretto, quasi istintivo, lontano dalla rigidità dottrinaria di molti ufficiali dell’epoca.

Credeva fermamente che un comandante dovesse essere riconoscibile e sempre in mezzo ai suoi uomini, anche – e soprattutto – sotto il fuoco nemico.

Tatham-Warter era profondamente scettico sull’affidabilità delle radio in combattimento e riteneva che, nel caos di uno scontro, i segnali più semplici fossero i più efficaci.

Per questo addestrò i suoi paracadutisti a rispondere a fischietti e segnali di tromba, ispirandosi addirittura alle tattiche napoleoniche.

Foto di Ricognizione alleata del Ponte ad Arnhem

Ma l’episodio che lo rese leggenda avvenne durante l’Operazione “Market Garden”, nel settembre 1944, nei combattimenti per Arnhem.

Lanciato dietro le linee nemiche, il suo battaglione si trovò rapidamente immerso in una battaglia urbana caotica, tra macerie, fumo e fuoco incrociato.

In quel contesto, Tatham-Warter decise di portare con sé un ombrello nero, sollevandolo ben visibile sopra la testa mentre avanzava.

Non era un gesto teatrale ma  un punto di riferimento. I suoi uomini sapevano che, finché vedevano quell’ombrello, il loro comandante era lì con loro.

Secondo diverse testimonianze l’ombrello contribuì a mantenere la coesione del reparto nei momenti più critici, diventando una sorta di “bandiera mobile” improvvisata.

Tatham-Warter era altresì famoso per il suo disprezzo verso la pistola d’ordinanza, che considerava poco efficace.

Privilegiava invece portare con sé un mitragliatore Sten e, come scritto all’inizio, avrebbe preferito  una  spada scozzese da usare nei combattimenti corpo a  corpo, di cui fece  regolare richiesta e di cui l’Esercito, comprensibilmente, ne rifiutò la fornitura.

Ferito gravemente durante i combattimenti di Arnhem, fu catturato dalle forze tedesche. Anche da prigioniero non perse il suo spirito indomito: riuscì a evadere dall’ospedale militare dove era detenuto e, nonostante le ferite, entrò in contatto con la Resistenza olandese.

Per settimane visse nascosto, cambiando rifugio e contribuendo come poteva allo sforzo bellico, dimostrando una determinazione fuori dal comune.

Dopo la guerra, Tatham-Warter lasciò l’esercito e scelse una vita lontana dai riflettori.

Non amava parlare delle sue imprese e non cercò mai di costruirsi un’aura da eroe.

Questo silenzio volontario contribuì paradossalmente ad accrescere il mito attorno alla sua figura: un uomo che aveva fatto cose straordinarie senza mai sentire il bisogno di raccontarle.

Morì nel 1993, ma il suo ricordo rimane vivo nella tradizione militare britannica come esempio di leadership non convenzionale, basata su fiducia, presenza e ingegno.

Digby Tatham-Warter dimostrò che il coraggio non risiede solo nella potenza di fuoco, ma pure nella capacità di guidare gli altri con lucidità anche quando tutto intorno crolla.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa

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