Disturbo post-traumatico da stress: dalla Grande Guerra ad oggi quello che sapevamo e quello che abbiamo imparato

Di Sara Palermo*

Torino. La Prima Guerra Mondiale fu un tragico esperimento naturale: la psichiatria moderna acquisì per la prima volta l’idea che lo stress prolungato associato al combattimento potessero far letteralmente impazzire i soldati.

Un’immagine di una trincea della I Guerra Mondiale

Gli psichiatri introdussero la dizione di “febbre da trincea”, gli inglesi iniziarono a parlare di “shellshock“, gli italiani di “vento degli obici“, con chiaro riferimento alla deflagrazione degli ordigni bellici.

La strana sindrome era diffusa su tutti i fronti.

I soldati venivano colpiti da una misteriosa sindrome caratterizzata da palpitazioni, paralisi o tremori su tutto il corpo, incubi, insonnia; a volte smettevano di parlare.

Alcuni sembravano “perdere la testa” per sempre, altri si riprendevano dopo un periodo di riposo.

Si ipotizzarono varie cause. La prima idea fu che si trattasse di un disturbo organico, causato da traumi cerebrali conseguenti all’esposizione alle esplosioni.

Tuttavia, divenne presto chiaro che non era così. I medici cominciarono a interrogarsi su altre possibilità, prima di tutto quelle psicologiche.

Prevalse l’idea che nei soldati affetti dalla sindrome ci fosse una vulnerabilità fondamentale, che la durezza della guerra e le condizioni al fronte erano in grado di far slatentizzare.

Tuttavia, gli esperti furono presto costretti ad ammettere che l’esperienza della strategia di logoramento e della tattica “delle spallate” avevano un effetto dannoso anche in chi che non aveva registrato alcuna particolare predisposizione o difetto ereditario.

La guerra stessa sembrava essere una causa di malattia. Furono istituiti ospedali nei pressi del fronte per accogliere non solo coloro che riportavano lesioni fisiche, ma anche coloro che mostravano segni di disagio mentale (40 mila in Italia, secondo le stime) che a volte venivano curati e rimandati al fronte, a volte venivano internati in un ospedale psichiatrico, se i sintomi sembravano troppo strani o gravi per essere gestiti negli ospedali da campo.

La preoccupazione principale di Generali e capi di Stato era che la “follia dei soldati” assottigliava sempre più le fila dei combattenti.

Tra gli psichiatri prevaleva l’idea che in molti casi si trattasse di una simulazione, prioritario divenne smascherare i simulatori.

DAL II CONFLITTO MONDIALE ALLA GUERRA DEL VIETNAM

Durante la Seconda Guerra Mondiale si iniziò a adottare il termine “Nevrosi traumatica di guerra“.

Alpini in movimento

Nel corso della guerra del Vietnam si passò da “reazione da forte stress” a “disturbi adattivi della vita adulta“.

Arrivarono gli anni delle grandi marce per la pace, alle quali parteciparono un numero crescente migliaia di veterani.

Molti erano rientrati in patria con gravi disagi psicologici, molti erano davvero impazziti.

Nel linguaggio comune divenne la “sindrome del Vietnam“.

Un elicottero americano nella Guerra del Vietnam

DAGLI ANNI ’80 AI NOSTRI GIORNI

Solo nel 1980 si è coniato il termine di “Disturbo post-traumatico da stress” per definire il disturbo d’ansia che insorge in soggetti che abbiano vissuto eventi drammatici o disastri naturali che abbia messo a rischio la propria vita.

Più recentemente, è stata contemplata la definizione di “Sindrome del rientro dai Teatri operativi”, volta ad incorporare tutti i disturbi connessi con lo stress traumatico in missioni operative fuori area.

Mentre le statistiche europee nel 2011 attestavano nei contingenti impiegati all’estero un’incidenza del disturbo post-traumatico da stress tra il 4-5%, con picchi del 20-30% per le Forze Armate americane, le statistiche italiane dell’epoca riportavano solo due o tre diagnosi all’anno, considerando circa 150 mila soldati impiegati all’estero tra Libano, Iraq e Afghanistan.

Soldati americani di pattuglia in un villaggio afgano

Eppure, l’Italia avrebbe dovuto aspettarsi un’incidenza simile a quella di altri Paesi: il dato suggerisce che il fenomeno non veniva semplicemente rilevato.

Le ragioni di questa sottovalutazione potrebbero essere state molteplici. Era nell’interesse delle Istituzioni non ammettere che le attività che i soldati italiani svolgevano all’estero potessero avere effetti iatrogeni.

Era nell’interesse delle gerarchie militari minimizzare il fenomeno per evitare allarmismi.

Era nell’interesse dei soldati nascondere il malessere per non perdere il proprio impiego.

Tuttavia, già alcune testimonianze rilasciate dai veterani della strage del complesso italiano di Nassiriya nel 2003 sembravano suggerire una realtà diversa.

L’attentato di Nassiriya

Dall’Iraq all’Afghanistan, negli ultimi anni le missioni militari internazionali hanno visto aumentare l’incidenza del disturbo post-traumatico da stress.

Gli scenari operativi nei quali le Forze Armate italiane sono oggi chiamate a operare si caratterizzano per la notevole criticità, e, sovente, per le sfavorevoli condizioni ambientali e l’elevata instabilità sociopolitica.

I conflitti moderni, tipicamente asimmetrici, in cui il potenziale “nemico” si presenta con modalità fluide ed imprevedibili, con strategie e tattiche di guerra non convenzionale, sottopongono i nostri militari ad azioni (e reazioni) improvvise, premeditatamente devastanti, in grado di mettere a dura prova anche le più sane capacità di adattamento.

A questi fattori di rischio, si sommano gli effetti psicologici del distacco e della mancanza degli abituali riferimenti familiari ed affettivi.

Sono presenti tutte le condizioni perché si manifestino reazioni emotive intense che, se non adeguatamente monitorate e gestite, comportano seri rischi per la salute mentale.

Secondo alcuni osservatori, nel decennio 2003-2013 ci sarebbero stati 241 suicidi tra i membri delle Forze Armate italiane, di cui 149 Carabinieri. 258 dal 2014 al 2019. Numeri su cui riflettere.

IL DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS: SPECIFICITA’ IN AMBITO MILITARE

Una corretta stima dell’incidenza del disturbo in ambito militare si lega alla chiara esplicitazione dei i criteri diagnostici condivisi dalla comunità scientifica internazionale, così come esplicitati dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – V edizione.

Il disturbo post-traumatico da stress può manifestarsi in modalità diverse ma la caratteristica principale è lo sviluppo di una serie di sintomi ansioso-depressivi a seguito di un evento traumatico.

I sintomi del disturbo da stress post-traumatico possono essere suddivisi in categorie: intrusioni, evitamento, alterazioni negative nella cognizione e nell’umore e alterazioni nell’eccitazione e reattività.

Generalmente, chi ne soffre ha frequenti ricordi indesiderati che rievocano l’evento scatenante. Sono frequenti gli incubi relativi all’evento.

Meno comuni sono gli stati dissociativi transitori in cui gli eventi vengono rivissuti come se stessero accadendo (allucinazioni), causando talvolta la stessa reazione avuta nella situazione originaria (ad esempio rumori forti come fuochi d’artificio possono scatenare una rievocazione di un combattimento, che può spingere i soggetti a cercare di ripararsi o a gettarsi a terra per proteggersi).

CRITERI CLINICI 

Per soddisfare i criteri per la diagnosi, i militari devono essere stati esposti direttamente o indirettamente a un evento traumatico e presentare sintomi di ciascuna delle seguenti categorie, per un periodo superiore ad un mese.

Sintomi di intrusione (≥ 1 dei seguenti punti):

  • Avere ricorrenti, involontari, intrusivi, ricordi inquietanti
  • Avere ricorrenti sogni inquietanti (ad esempio gli incubi) riguardo all’evento
  • Agire o sentire come se l’evento stesse accadendo di nuovo in quel momento, dalle allucinazioni alla completa perdita di consapevolezza del presente
  • Sensazione di intensa sofferenza psicologica o fisiologica quando si ricorda l’evento (ad esempio per il suo anniversario, attraverso suoni simili a quelli uditi durante l’evento)

Sintomi di evasione (≥ 1 dei seguenti):

  • Evitare pensieri, sensazioni o ricordi associati all’evento
  • Evitare attività, luoghi, conversazioni o persone che innescano il ricordo dell’evento

Effetti negativi sulla cognizione e sull’umore (≥ 2 dei successivi punti):

  • Perdita di memoria di parti significative dell’evento (amnesia dissociativa)
  • Opinioni negative persistenti ed esagerate o aspettative su se stessi, gli altri, o il mondo
  • Pensieri distorti persistenti sulla causa o sulle conseguenze del trauma che portano a incolpare sé o gli altri
  • Stato emotivo negativo persistente (ad esempio la paura, l’orrore, la rabbia, il senso di colpa, la vergogna)
  • Notevole diminuzione di interesse o partecipazione ad attività significative
  • Una sensazione di distacco o di estraneità verso gli altri
  • Persistente incapacità di provare emozioni positive (p. es., felicità, soddisfazione, sentimenti di amore)

Eccitazione alterata e reattività (≥ 2 dei punti seguenti):

  • Disturbi del sonno
  • Irritabilità o scoppi d’ira
  • Comportamento imprudente o autodistruttivo
  • Difficoltà di concentrazione
  • Aumento delle risposte di allarme
  • Ipervigilanza

Inoltre, le manifestazioni devono causare disagio significativo o compromettere significativamente il funzionamento sociale o lavorativo e non essere riconducibili agli effetti fisiologici di una sostanza o di un altro disturbo medico.

Una serie di fattori associati alla specificità del tipo di addestramento e dei Teatri Operativi in cui i soldati sono impiegati può comportare un peggiorano della sintomatologia:

  • lo stato di iperattivazione fisiologica prolungata richiesta nell’esercizio delle proprie mansioni
  • l’organizzazione della catena di comando e l’impossibilità di discutere l’autorità dei superiori
  • i sentimenti di abbandono, di inutilità, di perdita, o di colpa al rientro dai Teatri Operativi.

Si comprende, quindi, l’importanza di un approccio corretto a questo tipo di disturbo, già al momento dell’esordio, al fine di poter applicare precocemente ed efficacemente le strategie e le procedure preventive e terapeutiche previste. In acuto, interventi supportivi/protettivi e di debriefing psicologico.

In post-acuzie, interventi psicologici/psicoterapeutici strutturati e farmacoterapia.

Nella considerazione che tale problematica coinvolge l’individuo nella sua dimensione affettiva, comportamentale e relazionale, all’intervento sanitario è necessario integrare provvedimenti di carattere sociale (aiuto, sostegno, ascolto), per cui la catena di comando deve sempre sentirsi coinvolta in maniera diretta e significativa, indipendentemente dalla gravità del quadro clinico.

Questi interventi hanno infatti sovente un effetto ragguardevole e, da soli, possono essere sufficienti al recupero dell’individuo e al suo reintegro in attività.

In tal senso, ci si aspetta che ufficiali ed alti ufficiali siano parte della soluzione e non del problema per coloro che sono stati colpiti dal disturbo post traumatico da stress.

Una solida leadership è essenziale per garantire la tenuta psicofisica dei militari, contrastare l’insorgenza del disturbo e favorire la guarigione.

Per essere solida la leadership deve essere quanto più possibile:

  • Emotivamente carismatica. Deve possedere intelligenza emotiva, per comprendere e dare un senso agli eventi critici, trasformandoli in un’opportunità di crescita collettiva, e per capire che le barriere, reali o immaginarie, esistono quando si tratta di cercare aiuto; deve sviluppare empatia per “mettersi nei panni di” e saper supportare nel migliore dei modi i propri sottoposti.
  • Presente e di esempio. Deve monitorare e sostenere il benessere psicofisico dei sottoposti; deve essere resiliente ed in grado di promuovere resilienza.
  • Responsabile. Deve acquisire competenze psicologiche e concettualizzare soluzioni percorribili all’evenienza; deve conoscere le linee guida per la gestione del disturbo post traumatico da stress; deve applicare i protocolli di intervento predisposti.
*M.Sc. in Clinical Psychology and Ph.D. in Experimental Neuroscience
PostDoctoral Research Fellow
Assistant Specialty Chief Editor for Frontiers in Psychology – Neuropsychology

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