Documentari: 20 marzo 2019 sequestrato uno scuola bus a Crema. Il regista Claudio Camarca racconta

Di Valeria Fraquelli

Roma. Sabato prossimo sul Nove andrà in onda l’attesissimo documentario del regista Claudio Camarca.

Camarca autore di un altro grande evento televisivo quale “Avamposti – Dispacci dal confine”, andato in onda l’anno scorso, ha dedicato “Ostaggi – Attacco allo scuolabus” al sequestro dello scuolabus avvenuto a Crema (Cremona) il 20 marzo 2019.

Per ore tutta l’Italia rimase con il fiato sospeso.

Report Difesa ha incontrato il regista per ricordare quei momenti.

Il regista Claudio Camarca

Per quale motivo ha voluto dedicare un documentario al sequestro dello scuolabus?

Il motivo è stato, senza dubbio, quello dell’immediatezza dell’evento che all’improvviso ha scosso tutta l’Italia e ha fatto temere il peggio.

Era un evento che meritava di essere raccontato. Si tratta di una storia straordinaria per la prontezza d’animo dei bambini e per il tempestivo intervento dei Carabinieri.

Questo atto terroristico avrebbe potuto avere dei riscontri terribili. Non era mai accaduto in Italia. Poteva essere una strage di bambini innocenti.

È stato un atto terribile che meritava di essere raccontato in tutta la sua crudezza ma ovviamente prima abbiamo atteso che fosse definitiva la condanna dell’autista e poi abbiamo lavorato per costruire il documentario.

I Carabinieri in azione per salvare gli ostaggi

C’è qualcosa o qualche momento di questa vicenda che l’ha particolarmente colpita?

In realtà ci sono vari momenti che mi sono rimasti impressi.

Per prima cosa le mamme che ricevono da parte della scuola la notizia che si era perso il contatto con il bus che doveva portare i ragazzi a fare ginnastica.

Poi le telefonate disperate per sapere cosa fosse successo.

Quando è arrivata la notizia del sequestro c’è stata una perdita di certezze, un crollo emotivo.

C’è stata la consapevolezza che i ragazzi non erano al sicuro neanche mentre stavano svolgendo le classiche attività scolastiche. Una cosa che nessun genitore può accettare.

Poi c’è stato l’eroismo dei Carabinieri. I quali sono quell’Arma territoriale e non quelli dei Corpi speciali che sono addestrati per evenienze come questa.

Eppure hanno scelto di tenere fede al loro giuramento e non hanno esitato un attimo e unendo serenità per non spaventare i piccoli alunni e la fermezza dell’azione per arrestare il terrorista sono riusciti ad evitare il peggio, sono stati veri eroi del quotidiano.

E poi tra i bambini mi ha colpito moltissimo la storia di Niccolò che quando il terrorista voleva prendere i più piccoli come scudi umani ha alzato la mano e si è proposto lui posto dei suoi compagni che in quel momento stavano piangendo disperati.

Il bus sequestrato e incendiato

Cosa ha provato nel sentire il racconto dei testimoni oculari?

Ammetto che all’inizio avevo timore nel risvegliare fantasmi, incubi terribili che rimangono stampati indelebili nell’animo umano, dopo un evento traumatico come questo.

Ho parlato con molti psicologi per capire se fosse il caso di incontrare i ragazzini e mi sono presentato con molta calma e grande serenità nel pieno rispetto della sfera psichica e privata dei ragazzi.

Alla fine sono stati tutti contenti di raccontare quello che era accaduto, per loro è stato come se si fossero tolti un peso.

Ho visto tanta voglia di raccontare e tanta voglia di rendermi partecipe delle loro emozioni, delle loro sensazioni in quei terribili momenti.

Io comunque ho deciso di raccontare la salita sullo scuolabus, la discesa e l’appello finale per controllare che tutti stessero bene.

E’ un momento di paura, gioia per lo scampato pericolo, tensione per quello che era appena successo e voglia di riabbracciare le persone care.

In quei 40 minuti c’è tutto.

La vicenda è finita bene grazie al comportamento dei ragazzi e al tempestivo intervento dei Carabinieri ma sarebbe potuta andare molto peggio, ogni tanto ci pensa?

È stato un vero miracolo, tre macchine dei Carabinieri contro lo scuolabus che procedeva a zig zag e cercava di speronare le altre vetture.

Era una situazione molto pericolosa e molto delicata in cui tutto poteva andare storto.

Anche il minimo gesto sbagliato poteva costare la vita ai ragazzi e ogni tanto non posso fare a meno di ricordarlo  e di essere sollevato al pensiero che tutti sono vivi.

Lei ha girato documentari anche nelle città e nei quartieri più difficili di tutta Italia, ce ne può parlare?

Ho girato la serie di documentari chiamata “Avamposti” dedicata proprio alle zone periferiche e non delle nostre città ed ai loro problemi.

In queste situazioni lo Stato manca del tutto, i cittadini onesti non hanno uno spazio in cui potere parlare dei loro problemi, segnalare le tante cose che non vanno, essere ascoltati e compresi

In questi territori dimenticati, solo i Carabinieri fanno sentire la presenza dello Stato; in alcuni casi sono loro che dialogano con le amministrazioni comunali, con il loro lavoro compattano la società civile.

Le fasi della caccia al bus sequestrato

Come ci si muove in zone così pericolose?

È una grande umiltà il segreto per muoversi in zone molto instabili e pericolose, per non correre rischi.

Bisogna sapere stare al proprio posto senza ambiguità, guadagnarsi la fiducia degli interlocutori passo dopo passo senza bugie e sotterfugi.

Cosa ammira di più nel lavoro dei Carabinieri?

Ammiro moltissimo i Carabinieri e il loro lavoro, in particolare il loro tendere verso valori condivisi da tutti ma molto difficili da raggiungere, il loro sapere parlare a tutti gli strati della nostra società con il loro linguaggio e richiamare a valori universali che possono e devono ricompattare la società.

È ammirevole la loro difesa dei valori fondanti del loro giuramento sempre e comunque.

 

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