Di Luigi Magliulo
BERGAMO. Sono 60 i finanzieri in forza ai Comandi provinciali di Bergamo e Milano che, dalle prime ore di oggi, stanno eseguendo quattro misure cautelari personali – di cui due in carcere, un arresto domiciliare e un obbligo di firma – oltre ad un importante sequestro di beni (disponibilità finanziarie, quote societarie, immobili ed automobili) per complessivi 8,6 milioni nei confronti di 21 persone fisiche e 9 società, a cui si associano perquisizioni domiciliari eseguite anche con il supporto operativo delle unità cinofile specializzate “cash dog” (ovvero di cani specificamente addestrati per scovare la presenza di banconote), nonché l’acquisizione presso le sedi diverse imprese di atti ritenuti utili agli inquirenti.

L’operazione in cronaca – coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo – riguarda 41 persone fisiche attualmente indagate per reati fiscali come l’emissione di fatture false, l’omessa dichiarazione, la presentazione della dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti oltre alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte; reati ai quali l’Autorità Giudiziaria unisce e contesta anche quelli del riciclaggio per 3.000.000 di euro, la tentata estorsione, la somministrazione illecita di manodopera e l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Stando a quanto emerge dalle indagini avviate dai finanzieri orobici – Compagnia di Grumello del Monte, ai vertici del gruppo criminoso in parola (ritenuto responsabile d’una maxi-evasione fiscale quantificata in circa 12 milioni di euro) figurerebbero due coniugi di origine cinese, entrambi gestori di diverse ditte individuali attive nel settore manifatturiero e tutte aventi sede allo stesso indirizzo.
A tale “particolarità”, che già in un primo momento aveva messo in allerta le Fiamme Gialle, si associa anche le titolarità delle imprese in questione, tutte intestate a loro connazionali risultati però essere dei meri prestanome; società che gli investigatori hanno poi accertato essere utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, ciò a beneficio di diverse società ubicate nella stessa area del Bergamasco oltre che in quella del Bresciano.
Per gli stessi investigatori economico-finanziari della GDF le false fatturazioni consentivano infatti alle “società-clienti” non solo l’evasione delle imposte dirette e di quelle indirette, ma anche la messa a disposizione di flussi di denaro contante che veniva restituito alle imprese medesime dai promotori gruppo criminoso, ovviamente detraendo le provvigioni dovute per il vantaggioso “servizio” offerto.
Sempre secondo quanto emerso dalle indagini, il denaro contante proveniva da una gestione quantomeno “opaca” di diverse sale-giochi, nonché da soggetti (di etnia cinese e indiana) aventi funzione di “riciclatori” di denaro contante proveniente da loro attività illecite.
I finanzieri orobici hanno altresì portato alla luce episodi di violenza aventi finalità estorsive di cui si sono resi protagonisti i membri dello stesso sodalizio; violenze commesse nei confronti dei propri connazionali utilizzati in veste di prestanomi delle loro imprese.
A corretta definizione dei fatti va comunque sottolineato come il relativo procedimento penale si trovi ancora nella sua fase preliminare, mentre le responsabilità penali degli indagati non potranno essere dichiarate sino al loro accertamento e con conseguente sentenza irrevocabile di condanna.
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