ECUADOR: LA STORIA DI CESARE CARMINIANI, ASSO DELLA REGIA AERONAUTICA E DIRETTORE TECNICO DELLA SCUOLA D’AVIAZI0NE MILITARE DI GUAYAQUIL

Di  Gerardo Severino*

GUAYAQUIL (ECUADOR). Nel 1919, a pochi mesi dalla fine della Prima guerra mondiale, Italia ed Ecuador giunsero ad un importantissimo accordo, in virtù del quale l’Italia avrebbe destinato nel Paese del Centroamerica una propria Missione, denominata “Missione Militare e Commerciale per l’America del Sud”, affidata ad un valente ufficiale del Regio Esercito, l’allora Colonnello di Stato Maggiore Benedetto Accorsi, con Francesco Costa,,Segretario [1].

Una rara immagine della Missione Militare italiana in Ecuador

Composta da 21 ufficiali, alcuni dei quali seguiti anche dalle famiglie, la “Missione Militare…” ebbe il compito di preparare l’Esercito locale alle moderne tecniche belliche, sia in ambito Fanteria che nel campo Aeronautico, con corsi che spaziavano dall’arte della guerra alla storia militare, dall’impiego dell’artiglieria all’uso degli esplosivi, fortificazioni, geografia militare, armi portatili e educazione fisica.

Non solo, ma sempre grazie alla “Missione…”, nel 1921 fu istituita la “Compagnia Italiana dell’Equatore” (affidata al celebre industriale Leopoldo Parodi Delfino). Con essa i due Paesi amici avrebbero aumentato a dismisura i loro rapporti commerciali.

A partire dal 1922, invece, la “Missione Militare” verrà guidata dal brillante Colonnello e poi Generale Alessandro Pirzio Biroli. Si sarebbe dovuta concludere nel 1929, ma, in verità, produsse effetti anche negli anni seguenti, interessando gran parte degli anni Trenta, quasi sino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Molteplici furono le attività che “Missione…” mise in piedi onde riorganizzare, in primis, le Forze Armate Ecuadoregne, ma anche per assicurare lo sviluppo del bellissimo Paese Andino. Tra le varie iniziative vi sarebbero state la nascita, nel 1922, della “Escuela de Oficiales Ingegneros”, dalla quale trae origine l’attuale “Universidad de las Fuerzas Armadas” (Università delle Forze Armate) dell’Ecuador, così come della “Scuola d’Aviazione Militare” di Guayaquil, sulla quale poco è stato scritto.

Inizialmente affidata ad un pioniere dell’Aviazione italiana, il Capitano Elia Antonio Liut , asso nella “Grande Guerra”, dal 1924 in poi la Scuola verrà affidata al Tenente Ingegnere Cesare Carminiani, anche lui celebre pilota e bombardiere nel corso del primo conflitto mondiale, così come famoso aviatore ai tempi dell’Impresa Fiumana, ed al quale dedichiamo il presente saggio[2].

Dalla Laguna ai combattimenti aerei della “Grande Guerra”

Cesare Carminiani nacque a Venezia, nella casa di famiglia in Calle Castello, n. 1812 (nei pressi dello storico Arsenale), il 26 maggio del 1896, secondogenito di Giuseppe Carminiani, allora ufficiale della Regia Marina in servizio nella sua stessa città e di Bianca Gatta, già genitori di Bianca, nata nella stessa Venezia l’8 maggio del 1895. Giuseppe Carminiani, appartenente a storica famiglia Veneta (figlio di Giovanni Battista Carminiani) era nato a Venezia il 12 dicembre del 1868.

Arruolato nella Regia Marina in qualità di “Allievo Commissario” il 12 agosto del 1888[3], vi percorse una brillante carriera, tanto che nel corso della “Grande Guerra” lo troviamo rivestire il grado di Ten. Col. del Corpo di Commissariato Militare della stessa Forza Armata. Fu, poi, direttore di Commissariato a Pola (Istria) nel 1922-1923; quindi Direttore di Commissariato alla Spezia, nel 1923-1926, Giudice effettivo del Tribunale Supremo Militare dal 1926. Raggiunse il grado di Magg. Generale Commissario nello stesso 1926.

Ebbene, Cesare Carminiani visse inizialmente a Venezia e poi in altre località italiane ove il padre Giuseppe era stato destinato, sia a terra che imbarcato a bordo delle Regie Navi. Nel frattempo, il giovane frequentò le varie classi Scolastiche sino all’iscrizione, qualche anno prima dello scoppio della “Grande Guerra”, presso la facoltà di Ingegneria della Regia Università degli Studi di Padova.

Non aveva ancora compiuto vent’anni, Cesare Carminiani allorquando, il 1° maggio del 1916, ad un anno esatto dall’entrata in guerra dell’Italia nell’immane conflitto mondiale fu arruolato nel Regio Esercito in qualità di Tenente di Complemento, assegnato al 16° Reggimento Artiglieria da Campagna, che in quel frangente si trovava a combattere nei pressi dell’Adamello[4].

Cesare operò, quindi, al fronte per diversi mesi, peraltro in un momento di gravi difficoltà per le Armi italiane, ricordando che proprio in quel frangente storico aveva avuto inizio la nota “Strafexpedition”, con la quale le Armate austriache stanziate in Trentino iniziarono una durissima offensiva contro la 1^ Armata italiana, tra l’Adige e il Brenta. Le truppe italiane sarebbero state costrette ad arretrare in Val Lagarina e in Valsugana, mentre in seguito, dopo l’occupazione dell’altipiano di Asiago, si temette il peggio. L’Italia avrebbe, tuttavia, reagito, tra giugno e luglio, tanto che già il 16 di luglio gli austriaci sarebbero passati sulla difensiva.

E fu proprio in quei concitati momenti di lotta che Cesare Carminiani decise di cambiare decisamente incarico operativo.

Con Decreto del Comando Supremo in data 11 gennaio 1917, il Tenente del 16° Reggimento Artiglieria da Campagna Cesare Carminiani fu così distaccato presso il Campo Scuola Bombardieri di Busto Arsizio, ove avrebbe frequentato il corso di pilotaggio [5].

Da quel momento in poi ebbe inizio anche per lui l’affascinante avventura nel mondo dell’Aviazione Militare.

Non abbiamo notizie specifiche riguardo alle imprese belliche del Tenente Carminiani, non avendo ottenuto copia del suo Stato di Servizio, ma siamo comunque riusciti a ricostruire il suo passato militare grazie ad una certosina ricerca sui Bollettini Ufficiali del Ministero della Guerra, prima, e dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica, dopo il 1923.

Fatto sta che il Tenente pilota Carminiani prese parte alle campagne di guerra 1917 e 1918, per poi rimanere in servizio nel Regio Esercito anche nel 1919 e negli anni seguenti, come ricorderemo a breve.

Ad ogni modo, ottenuto il brevetto di pilota militare, Cesare fece parte della 5^ Sezione SVA, con la quale partecipò a vari cimenti di guerra. In seguito, a far data dal 5 novembre 1918 la 5^ Sezione SVA, di stanza a Marcon, andò a formare la 58^ Squadriglia, posta al comando del Capitano Amerigo Fontana, equipaggiata da 12 Ansaldo S.V.A. monoposto, poi ampliata, a partire dal 12 novembre, con 4 SVA biposto.

Nel mese di dicembre, sempre del 1918, il Tenente Carminiani è, quindi, di stanza a Ganfardine (poi Aeroporto di Villafranca), alle dipendenze del Cap. Facchinetti, mentre nel febbraio del 1919 la sua Squadriglia risulta schierata al Campo di aviazione di Busiago di Campo San Martino (Padova), mentre alla fine dello stesso anno ci risulta appartenere al “Gruppo da Ricognizione Tattica e Strategica” di Aiello del Friuli.

Nel corso dello stesso 1919, a pochi mesi dalla vittoriosa fine della “Grande Guerra” troviamo il Tenente di complemento (facente ancora parte dell’Arma d’Artiglieria) Carminiani anche <<Vicedirettore di tiro della Società di Venezia>>, una delle prestigiosi sedi periferiche del benemerito “Tiro a Segno Nazionale”, come ci conferma una rivista edita dallo stesso Sodalizio.

Il 1919 fu, tuttavia, anche l’anno in cui lo scenario politico internazionale si sarebbe “infiammato” ulteriormente a causa del destino riservato alla città di Fiume (Istria) da parte dei delegati alla nota “Conferenza di Pace” aperta a Parigi il 18 di gennaio. Nacquero inevitabilmente tensioni fra l’Italia e i Governi Alleati, mentre nella stessa Fiume, il 6 luglio del 1919, si consumò uno scontro armato fra soldati francesi e italiani, il quale si concluse con la morte di nove soldati francesi e il ferimento di altri undici. Da ciò sarebbe nata in Gabriele d’Annunzio l’idea di una vera e propria spedizione per la liberazione della città irredenta.

Il 12 settembre del 1919, dunque, il “Poeta-Soldato” entrò a Fiume con i suoi Legionari (circa 2.500 uomini), in parte volontari e in parte appartenenti al Battaglione Granatieri di Ronchi (Gorizia), il quale era stato ritirato da Fiume in seguito agli accordi interalleati legati alla pace con l’Austria. Gabriele d’Annunzio assunse così il Comando della città, favorito dal consenso da parte del locale Consiglio Nazionale Italiano.

Gabriele d’Annunzio a Fiume circondato dai suoi ufficiali (Foto Archivio Museo Storico di Fiume, Roma)

Ebbene, tra i tantissimi volontari giunti da ogni angolo d’Italia ci fu anche il nostro Tenente Carminiani, il quale, raggiunse Fiume il giorno 16 settembre, assieme ad altri della sua Squadriglia (Tessore e Sales). Come ci ricorda un testo dell’epoca: “Il 12 ottobre un manipolo di arditi, condotto da Legionari aviatori danno l’assalto a Torino al campo d’aviazione Ansaldo; e sono quattro gli aviatori che, seguita la voce sacra dell’appello di Fiume, pronti a compiere severamente tutto il dovere senza risparmio di sofferenza ed angoscia per la Patria, spicca il volo verso il Carnaro. Due arrivano a Fiume e sono Carminiani e Caiero” [6].

L’ufficiale veneziano avrebbe, quindi, messo a disposizione del “Vate” la sua esperienza aviatoria, come ci ricorda il noto episodio del “Volo su Parigi”, un vero e proprio raid aereo, del quale il giovane ex bombardiere fu protagonista, il 16 gennaio del 1920, nell’ora stessa in cui i risultati delle elezioni Presidenziali venivano resi pubblici.

In quella circostanza, il Tenente Carminiani, partito dal Campo Volo di Fiume, dopo aver coraggiosamente attraversato le Alpi, raggiunse, dopo ben sette ore di viaggio, la Capitale francese, sul cui celo, nei pressi della Piazza dell’Opera, lasciò cadere pacchi di manifestini contenenti un proclama di d’Annunzio rivolto al popolo di Francia [7].

Seguì, poi, la poco conosciuta “Beffa di Centocelle”, che il Carminiani compì assieme all’amico, Tenente Angelo Tessore, travestiti da soldati motoristi e con documenti falsi, riuscirono a recuperare benzina e due aerei dirigendosi su Fiume [8].

Fiume, 1920. Il Tenente Carminiani in piedi nei pressi della carlinga del suo aereo (Foto Archivio Museo Storico di Fiume, Roma)

Non abbiamo idea – e per le stesse ragioni enunciate prima – quale sia stato il prosieguo della militanza del Carminiani tra i Legionari Fiumani, ricordando che la stessa “Impresa Dannunziana” avrebbe avuto tragica fine il 27 dicembre dello stesso 1920, dopo il sanguinoso “Natale di Sangue” che vide contrapporsi gli stessi Legionari alle Truppe italiane, colà inviate al fine di ottenere lo sgombero della città, in vista della creazione dello Stato Libero di Fiume.

L’11 gennaio del 1921 fu, invece, la data ufficiale a partire dalla quale fu riconosciuto al Carminiani il grado di “Tenente di Squadriglia”, lo stesso con il quale verrà, in seguito, iscritto nell’apposito “Ruolo del Corpo di Stato Maggiore Generale della Regia Aeronautica alla data del 1° gennaio 1926[9].

Con l’istituzione, per l’appunto, della Regia Aeronautica, il Tenente d’Artiglieria Carminiani cessò di far parte del Regio Esercito a partire dal 6 dicembre di quello stesso anno, data a decorrere dalla quale fu trasferito nel Corpo di Stato Maggiore dell’Arma Azzurra.

Da una rivista dell’epoca apprendiamo, infine, che l’ufficiale, sempre nel corso del 1923, è in servizio presso il Campo d’Aviazione di Cameri, in provincia di Novara [10].

In quello stesso anno, sempre il protagonista di questa storia, risulta, inoltre, ancora frequentatore, sebbene fuori corso, della Scuola di Applicazione per Ingegneri, in essere presso la Regia Università degli Studi di Padova [11].

Molto probabilmente il giovane si laureò tra il 1923 e il nascente 1924, data, quest’ultima, nella quale il titolo di laurea viene affiancato a quello militare.

A far data dal 1° luglio dello stesso ’24, il Carminiani fu definitivamente classificato Tenente del “Ruolo Combattente[12]. Qualche mese prima, invece, era stato destinato ad un’importantissima missione oltre Oceano, come approfondiremo meglio nel prossimo sotto capitolo.

Il 22 agosto dello stesso 1924 gli verrà, quindi, attribuita la Croce al Merito di Guerra. Nella relativa determinazione risulta, tuttavia, che il Carminiani l’aveva ottenuta nella sua veste di Tenente del 2° Reggimento Artiglieria da Montagna [13].

L’avventura ecuadoregna di Cesare Carminiani (1924 – 1942)

Prima di affrontare il tema del presente sotto-capitolo occorre ricordare che la “Fuerza Aérea Ecuatoriana (FAE)”, come ancora oggi viene titolata l’Arma Azzurra della Repubblica dell’Ecuador, venne ufficialmente istituita il 27 ottobre del 1920, a poco meno di un anno dall’arrivo nel Paese Andino della citata “Missione Militare Italiana”.

In quella data, José Luis Tamayo, Presidente Costituzionale della Repubblica dell’Ecuador, ottenne, da parte del Congresso Nazionale, anche il Decreto che istituiva due Scuole di Aviazione (Guayaquil e Quito), gettando così le basi per il futuro sviluppo dell’Aviazione Militare in Ecuador.

Ebbene fu proprio in tale ambito che la nascente Scuola d’Aviazione di Guayaquil fu posta in capo al già citato Aviatore italiano, Elia Antonio Liut (Fiume Veneto, 6 marzo 1894 – Quito, 12 maggio 1952), un pioniere del Corpo d’Aviazione del Regio Esercito italiano, ma soprattutto il primo che riuscì a trasvolare le Ande Ecuadoriane e, per questo, ancora oggi celebrato come Eroe nazionale da quel Paese.

Il Liut, in verità, avrebbe portato a termine il lavoro già iniziato, anni prima, da un altro pioniere dell’Aeronautica, anche lui di origini italiane. Stiamo parlando di Cosme Rennella Barbatto (Secondigliano-Napoli, 15 febbraio 1890 – Quito, 3 maggio 1937), futuro asso della Prima guerra mondiale, colui alla cui memoria è oggi dedicata la stessa Scuola d’Aviazione di Guayaquil [14].

Appassionato di Aviazione, nel 1912 accettò, per conto del “Club Guayas de Tiro y Aviaciòn”, di venire in Italia, onde conseguire il brevetto di volo, che ottenne presso la Scuola di Mirafiori (Torino). Rientrato in Sudamerica in novembre, in dicembre sostò a Panama, ove compì una dimostrazione di volo sorvolando la città. Nel 1913 tornò nuovamente in Italia, ove acquistò un aereo Chiribiri, con il quale, l’8 ottobre, compì il primo volo nazionale ecuadoriano.

Allo scoppio della “Grande Guerra”, Rennella dovette raggiugere la Madrepatria, ove fu immediatamente arruolato nel Corpo Aeronautico del Regio Esercito. Si comporterà da vero Eroe. Smobilitato, nel 1919, compì dimostrazioni di volo in Venezuela, gettando così le basi per la fondazione della locale Aviazione Militare.

Rimase in questo Stato sino al 1924, come istruttore di volo e pilota personale del Presidente Gòmez.

Nel 1924 fu inquadrato nella nascente Fuerza Aérea Ecuatoriana con il grado di Capitano. Si prodigò per il suo potenziamento, ma anche per sviluppare l’Aviazione civile e la fotografia dal cielo a scopi cartografici. Morì a Quito di broncopolmonite il 3 maggio 1937, reduce da un raduno di piloti negli Stati Uniti.

Al suo arrivo a Guayaquil, Elia Liut ottenne la donazione dei velivoli necessari per l’addestramento: un SAMLS2, acquistato in Italia dalla Comunità Siriana di Guayaquil; un Ansaldo SVA10, donato dalla Comunità Italiana; e un idrovolante Macchi M.18, il più moderno dell’epoca, donato dalla Comunità cinese.

Un Aviatik BI, acquistato in Italia da studenti universitari di Guayaquil, e un SALMSON 2. I produttori di zucchero della costa donarono, invece, terreni e materiali da costruzione per un hangar e, così, nella città fluviale di Eloy Alfaro, Durán, proprio di fronte a Guayaquil, fu fondato il primo Aeroporto Ecuadoriano. L’inaugurazione dell’Aerodromo e della Scuola di Aviazione “El Cóndor” ebbe luogo il 12 luglio 1921, una domenica.

Il Capitano Liut manterrà tale incarico sino ai primi mesi del 1924, epoca nella quale, avendo deciso di fare rientro in Italia assieme alla moglie, lascerà la Direzione Tecnica della Scuola proprio al Tenente Ingegnere Cesare Carminiani, a ciò designato dallo stesso Stato Maggiore della Regia Aeronautica, quasi certamente dietro suggerimento dello stesso Liut che con il Carminiani aveva preso parte alla prima ricordata “Impresa Fiumana” del 1919 – 1920.

Diversa è, invece, la versione offerta dalla stampa militare locale, secondo la quale il Carminiani: “…era arrivato giorni prima, inviato dal Governo italiano per colmare il posto vacante nella Missione Militare causato dal ritorno del Maggiore Vece, del Capitano Lodi e del Tenente Campagnoli” [15].

In ogni caso, Cesare Carminiani raggiunse l’Ecuador nella primavera del 1924 (si trovava già al comando della “Missione Militare” il Generale Alessandro Pirzio Biroli), assumendo, quindi, la Direzione tecnica della Scuola, mentre quella militare era giustamente di spettanza di un ufficiale di carriera Ecuadoregno. Completavano l’organico degli “ufficiali addetti” il Capitano Romano Cattaneo, i Tenenti Pietro Traversari ed Ecolo Faulín e il Sottotenente Attilio Castagno.

A tale incarico, per così dire “provvisorio”, seguì in seguito il distacco ufficiale del Tenente Carminiani (allora ancora in forza alla Scuola Motoristi della stessa Regia Aeronautica), anche se sotto forma di una concessione di “Aspettativa per motivi speciali”, accordata dallo Stato Maggiore della Regia Aeronautica <<A Domanda>>, per mesi 12, a decorrere dal 6 dicembre dello stesso 1925, così come ci conferma una Determinazione dell’epoca [16].

Furono, quelli, tuttavia, mesi molto intensi per l’ex bombardiere della “Grande Guerra”, alle prese  con una realtà operativa diversa da quella nella quale aveva sin lì operato.

Nello stesso anno 1925, tanto per fornire un esempio tangibile del suo forte impegno in terra Ecuadoregna, il Tenente Carminiani, proprio nella qualità di Direttore Tecnico della citata Scuola fornì alla redazione del <<Notiziario di Aeronautica>> un prezioso resoconto dedicato all’importante Istituto di Formazione di quella nascente Aviazione Militare. Pur trattandosi di una modesta paginetta, va osservato che proprio grazie ad essa non pochi lettori della medesima rivista ebbero la possibilità di apprendere interessanti elementi riguardo al ruolo sostenuto dalla “Missione Italiana” in Ecuador.

Dalla stessa apprendiamo, in particolare, che il personale direttivo del quale la Scuola si avvaleva era tutto italiano e che dipendeva dalla citata “Missione Militare”, la quale, come già evidenziato in precedenza, aveva il compito di “istruire e riorganizzare l’Esercito equatoriale”, come indica la medesima corrispondenza. Al di là di aspetti meramente tecnici, sia riguardo alla fornitura degli aerei da addestramento che all’organizzazione di apposite officine, la corrispondenza aggiunse che: “Dei 12 allievi che iniziarono il corso il 2 giugno 1924, 8 hanno già conseguito il brevetto internazionale”, segno evidente di quanto, in così breve tempo, il neonato Istituto di Formazione avesse raggiunto livelli d’avanguardia, almeno per quei tempi [17].

Ma, raggiungere la lontanissima Guayaquil rappresentò per Cesare Carminiani anche un vero e proprio “ritorno in famiglia”, tenendo presente che in quello stesso luogo, ove da decenni viveva ed operava una delle più popolose Colonie di emigranti italiani [18], risiedeva anche suo zio, Giovanni (Juan) Carminiani (spesso citato col la versione di Carmignani), possessore di: “…vastissime haciende, dove si alleva su larga scala il bestiame e si raccoglie in vaste proporzioni la gomma elastica e cacao” [19].

Ciò, come vedremo a breve, avrebbe condizionato le future scelte dell’ufficiale, non appena ebbe termine il suo incarico di Comando presso l’Aviazione Militare dell’Ecuador.

Con molta probabilità il Tenente Ingegnere Carminiani mantenne l’incarico di Direttore Tecnico della Scuola d’Aviazione di Guayaquil sino a tutto il 1929, data inizialmente prefissata per la fine dell’intera “Missione Militare”, di fatto poi prorogata di anno in anno, come abbiamo già ricordato in precedenza.

Non solo, ma il 31 dicembre 1929, a Guayaquil, l’Alto Comando Militare ordinò l’apertura di un nuovo Corso di Aeronautica nella città di Latacunga, sostenendo che essa possedeva un clima ideale per l’aviazione rispetto all’umidità e alle piogge continue della costa.

Anche in quella nuova sede notevole sarebbe stato il ruolo avuto dagli ufficiali della Regia Aeronautica italiana.

Non abbiamo affatto idea di quando il Carminiani abbia dismesso definitivamente l’uniforme della Regia Aeronautica, ciò, molto probabilmente, avvenne nei primi anni Trenta.

Al di là di ciò, Cesare Carminiani decise di non rientrare in Patria, rimanendo così a vivere e a lavorare nella stessa Guayaquil.

Qui, molto probabilmente, fu assunto come Ingegnere presso qualche Società petrolifera, settore al quale l’ex Aviatore avrebbe dedicato il resto della vita. E fu – almeno riteniamo noi – questo il motivo per il quale, da quel momento in poi l’uomo si recherà più volte negli Stati Uniti d’America, ove aveva sede evidentemente l’Azienda che gli aveva conferito l’incarico professionale.

In verità, negli U.S.A. l’uomo era già stato varie volte, tanto che il suo primo viaggio ebbe luogo il 5 gennaio del 1931, allorquando Cesare partì dal porto di Valparaiso (Cile) a bordo della nave “Santa Teresa” per poi arrivare a Ellis Island il successivo 2 di febbraio.

Nello stesso anno l’uomo raggiunse l’Italia, facendo visita all’anziano padre, che a quel tempo risiedeva a Quinto a Mare (Genova), mentre attorno al 1937 ci risulta vivere, invece, a Trieste, città ove risiedeva la figlia maggiore.

Cesare ripartì da Le Havre (Francia) il 19 giugno dello stesso 1931, per poi raggiungere, in transito Ellis Island, e, infine, Guayaquil, ove risulta risiedere in Calle Valeg (o Vales), 2111, box. 769. Nel 1932 risulta ancora vivente e residente in quel di Guayaquil anche l’anziano zio, Juan Carminiani, come ci conferma una diffusa Guida dell’epoca [20].

Altri viaggi furono effettuati anche negli anni seguenti, sino a giungere al 18 aprile del 1937, data nella quale l’Ingegner Carminiani, venuto in Italia, risulta partito dal porto di Napoli alla volta di Ellis Island, ove arriverà il 29 dello stesso mese, dopo aver viaggiato a bordo dal transatlantico “Saturnia”.

Nel maggio dello stesso 1937, sotto la guida del Maggiore Amedeo Micciani, una vera e propria “Missione Aeronautica” giunse a Guayaquil direttamente dall’Italia, onde continuare il prezioso addestramento dei piloti Ecuadoregni sui velivoli di nuova acquisizione: otto biplani Alfa Romeo I.M.A.M. RO-37, biposto da ricognizione e assalto, alimentati da motori Piaggio P.IX da 560 CV.

La “Missione” fu formata dagli ufficiali istruttori: Colonnello Giacomo Negroni, Tenente Colonnello Alessandro Brutini, Capitano Higilio Perotti e i Tenenti Aurelio Laino e Pietro Palmerino.

Gli ultimi anni Trenta, in verità, non furono anni facili per la Colonia italiana stanziata in Ecuador, tanto che nel 1938 scoppiarono in tutto il Paese varie manifestazioni anti-italiane, alcune delle quali rivolte anche contro quel che rimaneva della “Missione Militare”, ovvero contro quella “Aeronautica”.

Il quotidiano El Dia, tanto per citarne uno, prese di mira persino le lezioni settimanali di italiano che la stessa Delegazione italiana stava tenendo a Quito, sostenendo che esse erano utilizzate per l’indottrinamento fascista dei figli degli immigrati italiani nati in Ecuador.

La situazione peggiorò ulteriormente all’indomani dello scoppio della Seconda guerra mondiale, epoca nella quale anche l’Ecuador si allineò con gli Stati Uniti nella strategia di difesa continentale contro le “Potenze dell’Asse”.

Fu così che nel 1940 la “Missione Militare” italiana in Ecuador venne chiusa. Ultimo capo della stessa, nel contempo anche Addetto Militare presso la Regia Legazione d’Italia a Quito, era stato il Colonnello di Fanteria Riccardo Mattioli di Belfiore [21].

Nel 1941, l’Ecuador fu coinvolto nell’ennesima controversia confinaria, tanto che il Perù invase la provincia di El Oro, innescando così un conflitto armato, destinato a durare circa un anno. Causa del conflitto, che proverà non poco anche la modesta Colonia italiana, era stata la scoperta di giacimenti petroliferi nella zona di confine.

I peruviani, militarmente più numerosi, conquistarono parte del territorio ecuadoriano e la pace apparente venne fatta solo con il Protocollo di Rio de Janeiro del 1942, anche se l’Ecuador non avrebbe mai firmato il Trattato, ritenendolo illegittimo.

Nello stesso ’41, infine, con la materiale entrata in guerra degli USA, quel Governo emanò una sorta di “lista nera” contenente i nomi di persone e industrie italiane, giapponesi e tedesche residenti in America Latina e, per questo, sospettate di fiancheggiare Germania, Italia e Giappone.

Furono, pertanto, sottoposti a sequestro anche in Ecuador le proprietà delle persone e delle società incluse nella lista.

Fra le centinaia di nomi abbiamo riscontrato anche quello dell’Ingegner Cesare Carminiani (citato con la versione Carmignani), che alla data del 1942 risulta risiedere ancora a Guayaquil.

Da New York a Roma (1942 – 1978)

L’avventura Ecuadoriana dell’Ing. Cesare Carminiani ebbe fine il 16 aprile del 1942, data nella quale l’ex ufficiale della Regia Aeronautica – citato ancora come scapolo – prese giocoforza imbarco sulla nave “Arcadia” che da Guayaquil lo avrebbe condotto a New Orléans, ove giunse il successivo giorno 24, sempre di aprile.

Negli Stati Uniti, il Carminiani fu assunto dalla famosa “Oil Well Supply Company”, una Società di fornitura di tecnologie e impianti per pozzi petroliferi, ma soprattutto  specializzata nelle tecniche di perforazione, la quale, tuttavia, ne avrebbe firmato il contratto di lavoro solo il 22 giugno del 1946.

Sul finire degli anni Quaranta, l’Ingegner Carminiani fece, invece, rientro in Italia, prendendo residenza a Roma, ove andrà ad abitare in un appartamento sito in Via Santa Costanza, n. 16, non molto distante dall’Ambasciata americana di Via Veneto.

In Patria, l’Ingegnere veneziano si sarebbe occupato a pieno titolo di questioni legate all’energia e al petrolio, sia in ambito prettamente tecnico che socio-politico ed economico.

Nel primo caso ricordiamo il suo periodo di presidenza del noto “Ente Siciliano di Elettricità” (ESE), un’azienda elettrica che avrebbe operato in Sicilia dal 1947 al 1965, occupandosi, oltre che della costruzione dii bacini idroelettrici anche della realizzazione delle prime infrastrutture per la rete di distribuzione elettrica sull’isola.

Da quel momento in avanti, Cesare Carminiani sarebbe assurto ai massimi livelli di fama e notorietà, grazie alla sua consolidata esperienza nello specifico settore professionale, tanto da essere consultato sia dai più grandi industriali dell’epoca che dagli stessi politici e governanti di mezz’Europa.

Il 10 gennaio del 1951, tanto per citare un esempio calzante, lo troviamo presso la sede dell’Automobile Club di Milano, ove tenne un’interessantissima conferenza sugli idrocarburi. Quella fu, molto probabilmente, la prima di una lunghissima serie che lo vedranno girare in lungo e in largo per il Paese.

Vastissima fu, inoltre, la sua produzione giornalistica e letteraria, sempre in materia petrolifera, occupandosi di vari aspetti e problematiche legate a tale complessa materia. Nel 1950 pubblicò uno dei suoi primi libri dedicati all’argomento.

Ebbe per titolo “Commento alle parole pronunciate alla Camera dei Deputati il 5 aprile 1950 da S. Ecc. il ministro Vanoni a proposito delle ricerche petrolifere ed altre considerazioni sullo stesso argomento” (il libro fu pubblicato dalla Editrice Castaldi di Roma lo stesso anno).

Altri testi avrebbero, invece, avuto il fine di denunciare il marcio che avvolgeva già allora la produzione e il commercio degli idrocarburi.

È il caso del libro Lo scandalo del petrolio, edito nel 1956 a Firenze dalla Casa Editrice Carlo Cya, ovvero del libro I nodi al pettine ed altre considerazioni sulla politica petrolifera dell’ENI, edito nel 1960 per i tipi della stessa Castaldi di Roma.

Ma l’Ingegnere nato a Venezia nel 1896 non fu solo questo, in quanto, tra le sue molteplici attività – questo non lo avevamo ancora detto – vi era anche quella di individuare giacimenti petroliferi, compito che lo aveva condotto in varie località del mondo. Come ebbe a ricordare un articolo pubblicato su L’Espresso del 1976 (pag. 103): “…Dopo aver cercato petrolio in tutto il mondo, Carminiani ha scoperto, alla venerabile età di ottant’anni, che anche in Friuli c’è petrolio”.

Da tale scoperta erano subentrate le successive trivellazioni in varie località della Regione.

Scarsissime sono, infine, le notizie riguardanti la vita privata. Supponiamo, tuttavia, che il professionista sia rimasto scapolo, non avendo individuato traccia di moglie e figli nei vari siti genealogici.

Possiamo solo dire che fu un simpatizzante di Don Luigi Sturzo (con il quale fu in corrispondenza) e del suo storico Partito e che il 21 marzo del 1969, gli verrà conferita l’onorificenza di “Cavaliere di Vittorio Veneto”, prestigiosa onorificenza istituita in occasione del Cinquantenario della fine della “Grande Guerra” per coloro che erano ancora in vita.

Fu, quella, almeno in Italia l’unica vera onorificenza che il vecchio ufficiale d’Aviazione, così come l’abile Ingegnere e raffinato scrittore si vide attribuire, nonostante i meriti conseguiti durante la sua lunga e affascinate vita terrena.

L’ottantaduenne Ingegner Cesare Carminiani “volò in celo” – è proprio il caso di dirlo – il 27 settembre del 1978, data nella quale spirò il suo ultimo respiro in quel di Roma, la città che, dopo Guayaquil, aveva così tanto amato.

NOTE

[1] Sull’argomento vgs. Patricio Lloiret Orellana, La Misión  Militar Italiana, Academia Nacional de Historia Militar, Boletín 4, Quito, Editorial Visión, 2010.

[2] Gli ottimi rapporti che legavano le due Nazioni avrebbero consentito anche agli allievi della Aviazione Militare ecuadoregna di frequentare, a partire dal 1938, la Regia Accademia Aeronautica di Caserta.

[3] Cfr. Ministero della Marina, Annuario Ufficiale della Regia Marina 1889, Firenze, Tipografia dei Fratelli Bencini, 1889, pag. 193.

[4] Con Decreto del Comando Supremo in data 30 settembre 1916, con anzianità al 1° maggio 1916, poi ratificato con Decreto Luogotenenziale del 12 ottobre 1916, in Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale, Dispensa 90^, 14 ottobre 1916, pag. 5163.

[5] Cfr. Ministero della Guerra, Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni degli ufficiali del R. Esercito italiano, Roma, Tip. Enrico Voghera, 1917, pag. 626.

[6] Cfr. rivista La Fionda, 1920, pag. 99.

[7] Cfr. Ferdinando Gerra, L’Impresa di Fiume: nelle parole e nell’azione di Gabriele d’Annunzio, Milano, Longanesi & C., 1966, pag. 254.

[8] Cfr. rivista La Fionda, 1920, pag. 99.

[9] Cfr. Commissariato d’Aeronautica, Supplemento n. 1 al Bollettino Ufficiale, 18 maggio 1925, pag. 26.

[10] Cfr. Associazione Italiana di Aerotecnica (A.I.D.A.) – Elenco nominativo dei Soci, in Atti dell’Associazione Italiana di Aerotecnica, n. 2/1923, pag. 160.

[11] Cfr. Regia Università degli Studi di Padova, Annuario della Regia Università degli Studi di Padova – 1923, Padova, 1923, pag. 152.

[12] Cfr. Ufficiali di Complemento Arma Aeronautica, in Ministero dell’Aeronautica, Annuario Ufficiale della Regia Aeronautica – 1928, Roma, Provveditorato Generale dello Stato, 1928, pag. 149.

[13] Cfr. Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale, Dispensa 6^ del 31 gennaio 1925, pag. 225.

[14] Nato a Secondigliano (Napoli) da Salvatore Rennella Andretta e da Enrichetta Barbato, Cosimo visse la sua infanzia e giovinezza a Guayaquil, dove la famiglia si era trasferita sin dal  1892.

[15] Cfr. El Ejercito Nacional, vol. 4, 1925, pag. 533.

[16] Cfr. Ministero dell’Aeronautica, Bollettino Ufficiale, Dispensa 3^ e 4^, 1° febbraio 1926, pag. 36.

[17] Cfr. Corrispondenza dal titolo “La Scuola d’Aviazione Militare di Guayaquil”, in Commissariato dell’Aeronautica, Notiziario di Aeronautica, n. 1, gennaio 1925, pag. 74.

[18] Cfr. Gerardo Severino, Ecuador: La Società italiana di beneficenza Garibaldi di Guayaquil: un lembo d’Italia in Ecuador (1882 – 2025), in www.giornidistoria.net, 2 agosto 2025.

[19] Cfr. Antonio Franceschini, L’emigrazione italiana nell’America del Sud. Studi sulla espansione coloniale Transatlantica, Roma, Forzati e C. Tipografi Editori, 1908, pag. 794.

[20] Cfr. Ecuador. Guya pratica, Guayaquil, Empresa priodica prensa ecuatoriana, 1932, pag. 31.

[21] Vgs. Gerardo Severino, Italia – Ecuador. I rapporti diplomatici fra Italia ed Ecuador. Una storia iniziata nel 1850, speciale n. 57 di www.reportdifesa.it, 30 agosto 2025.

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza- .Storico Militare. Membro Comitato di Redazione di Report Difesa

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