Energia nucleare: le 5 miniere arabe che guideranno il futuro energetico della regione

Di Chiara Cavalieri 

IL CAIRO. Nel pieno della transizione globale verso fonti energetiche pulite e sostenibili, cinque miniere di uranio nel mondo arabo emergono come colonne portanti di una strategia regionale orientata allo sviluppo dell’energia nucleare a uso civile.

Situate in Algeria, Mauritania, Giordania, Arabia Saudita ed Egitto, queste riserve stanno attirando l’interesse delle istituzioni energetiche internazionali e gettano le basi per un futuro di maggiore indipendenza energetica e diversificazione economica per molti Paesi arabi.

Una. miniera di uranio in Algeria

 

Secondo il rapporto pubblicato dall’Energy Research Unit, l’estrazione e la lavorazione del combustibile nucleare non sono più prerogativa esclusiva di potenze tradizionali. I paesi arabi, grazie a riserve cospicue e investimenti strategici, stanno posizionandosi come nuovi attori nel mercato nucleare globale.

Algeria: un gigante dormiente da 29 mila tonnellate

L’Algeria possiede riserve stimate in circa 29 mila tonnellate di uranio, distribuite soprattutto nelle regioni meridionali di Hoggar e Tamanrasset.

Sebbene l’attività mineraria sia sospesa dal 2012 per ragioni strategiche, queste risorse rappresentano una carta fondamentale per sviluppare un futuro programma nucleare civile, compatibile con le esigenze di transizione ecologica e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Mauritania: Tiris guida il Continente

La miniera di Tiris, situata nella regione di Tiris Zemmour (Nord-Est del Paese), rappresenta la più grande riserva di uranio del mondo arabo, con 91,3 milioni di libbre di ossido di uranio (equivalenti a oltre 41 mila tonnellate).

Gestita dalla società australiana Aura Energy, la miniera dovrebbe entrare in produzione commerciale tra fine 2026 e inizio 2027, con una capacità annuale stimata in 4 milioni di libbre.

Un progetto destinato a rivoluzionare l’economia del Paese e a inserirla stabilmente nella mappa globale del nucleare.

Giordania: innovazione e yellowcake nel cuore del Levante

Con 52 mila tonnellate di riserve, la Giordania si piazza al 16° posto a livello mondiale.

Le miniere di Swaqa e Qatrana, tra Amman e Aqaba, coprono un’area di 667 km².

Il Paese ha sviluppato tecniche avanzate di estrazione, come l’impilamento e la filtrazione, per la produzione di yellowcake, composto intermedio essenziale nel ciclo del combustibile nucleare.

La Jordan Uranium Mining Company guida lo sforzo tecnologico e produttivo, con il chiaro obiettivo di assicurarsi l’autosufficienza nucleare.

Miniera in Arabia Saudita

Arabia Saudita: dal petrolio al nucleare in chiave Vision 2030

Il Regno Saudita detiene tra 60 mila e 90 mila tonnellate di riserve, distribuite tra i siti di Jabal Sayyad (Medina) e Jabal Qura (Nord).

Nell’ambito della sua Vision 2030, il Regno punta a sviluppare un ciclo completo del combustibile nucleare, includendo estrazione, arricchimento e produzione di energia.

L’obiettivo è ambizioso: produrre 3,2 gigawatt entro il 2035 e arrivare a 17 gigawatt entro il 2040, consolidando un mix energetico nazionale a basse emissioni di carbonio.

Egitto: uranio, torio e il grande progetto di Dabaa

 

Centrale nucleare di Dabaa

Con 50 mila tonnellate di uranio associate a fosfati, più 2 mila tonnellate in sabbie nere e 38 mila tonnellate di torio, l’Egitto si conferma una potenziale potenza nucleare araba.

Le principali miniere si trovano nei Monti del Mar Rosso e nel Sinai (zona di Aluja).

Il progetto simbolo è la centrale nucleare di Dabaa, realizzata in collaborazione con la Russia, con una capacità di 4.800 megawatt.

Il Paese ospita inoltre uno dei nove impianti al mondo per la produzione di combustibile nucleare, confermandosi al centro della Rinascita nucleare araba.

Una corsa strategica alla sovranità energetica

L’ascesa dell’energia nucleare nel mondo arabo avviene in un momento cruciale, tra la crisi globale dei carburanti fossili e la crescente richiesta di energia a basse emissioni.

Queste cinque miniere, per dimensione e qualità, offrono ai paesi arabi una leva energetica senza precedenti per affermare autonomia strategica, attrarre investimenti esteri, e partecipare attivamente alla transizione energetica globale.

Il futuro nucleare del mondo arabo, oggi più che mai, non è solo possibile: è già iniziato.

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