Erdogan fa aleggiare il fantasma di Srebrenica nella querelle contro l’Olanda

Ankara. Il fantasma di Srebrenica. Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan continua la sua lotta in prima persona contro il Governo olandese di Mark Rutte che domani chiederà agli elettori un voto per una riconferma e nello stesso tempo per mettere un alto là alla politica di Geert Wilders, contraria alla Ue e soprattuto xenofoba e anti Islam.

Questa volta Erdogan riporta alla memoria una storia che vide protagonisti i caschi blù olandesi. Era l’11 luglio 995 quando migliaia di musulmani bosniaci furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni” nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle truppe olandesi delle Nazioni Unite.

Massacro di Srebenica.

Secondo le istituzioni ufficiali i morti furono oltre 8.372, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000.

Nel giugno 2015, 6.930 salme riesumate dalle fosse comuni sono state identificate mediante oggetti personali rinvenuti o in base al loro DNA che è stato confrontato con quello dei consanguinei superstiti.

I caschi blù anziché proteggere l’enclave musulmana non fecero nulla.

Il premier Rutte ha definito inaccettabili le parole di Erdogan ed ha aggiunto che si tratta di “una ripugnante falsità storica”.

Insomma, tra L’Aja e Ankara stanno andando in scena le peggiori discussioni che di diplomatico non hanno nulla. Ma sembra quasi un clima di rissa.

Domani, come detto si vota per le politiche in Olanda ed il 16 aprile ci sarà, in Turchia, il referendum presidenziale voluto da Erdogan.

L’Olanda è uno dei Paesi fondatori dell’Unione europea se dovesse vincere Geert Wilders con le sue posizioni anti Ue e anti euro, dopo la Gran Bretagna, si potrà avere un altro problema nel cuore del Vecchio continente. Gli euroscettici potrebbero fare la differenza. Così come le tensioni sociali derivanti dalla gestione della difficile crisi degli emigranti, scoppiata nei mesi scorsi, e che oggi potrebbe far sentire le sue conseguenze.

Geert Wilders, l’anti Mark Rutte.

Dopo l’Olanda toccherà alla Francia (presidenziali) e alla Germania (legislative). Su tutto l’occhio lungo delle Borse che temono, chiaramente, una vittoria euroscettica.

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