ESCLUSIVA: Intervista diretta con un Ufficiale curdo delle Forze Speciali. L’Iraq terreno fertile per il terrorismo islamico

Di Giusy Criscuolo

Bagdad. L’intervista che seguirà mi è stata concessa per Report Difesa, da un Ufficiale delle Forze Speciali curde, che per motivi di sicurezza, manterremo anonimo. La situazione in Iraq tende ad involversi sempre più rapidamente e ciò che per motivi geografici sembra lontano, in realtà è più vicino di quanto immaginiamo.

L’escalation di attacchi nell’antica Mesopotamia tra il 2020 e questo nuovo anno astrale, hanno fatto sì che le barriere della distanza fossero l’ultimo ostacolo alla ricerca di una voce che potesse raccontarci ciò che accade. Non è stato semplice riuscire a trovare gli incastri e la difficoltà delle tematiche ha reso il lavoro più ostico. Il punto di vista di questo Ufficiale, ci aiuta ad aprire gli occhi, pur consapevoli del fatto che non tutti hanno la stessa visione delle cose.

Milizie jihadiste

Verso la fine del 2017, sembrava che l’ISIS fosse stato indebolito e quasi eliminato. Quanto ha contribuito questo periodo di pandemia a rafforzare le fila del Califfato?

KFS. L’Iraq è un terreno fertile per l’emergere di gruppi estremisti. Il corona virus non ha avuto alcun effetto sui gruppi terroristici o sull’IS.

Nel 2017, quando l’ex primo ministro Haider al-Abadi annunciò che l’IS era terminato, ho riso, perché io come molti altri sapevamo fin troppo bene che l’IS non era finito e non sarebbe finito così facilmente.

Il ritorno dei combattenti stranieri dai campi di detenzione potrebbe peggiorare la situazione? 

KSF. Se intendi i combattenti dell’IS che sono stati catturati, la risposta alla tua domanda è sì.

Questi prigionieri rappresentano un vero pericolo. Rimanendo in questi centri di detenzione hanno il tempo di riorganizzarsi, radicalizzarsi e incattivirsi. Per legge, ogni paese avrebbe il dovere di rimpatriare i propri connazionali. Uomini e donne che avevano scelto di legarsi all’ISIS e che sono stati catturati.

Questi elementi, possono essere usati per interessi regionali e chissà che, forse un giorno, saranno usati come patto politico tra i vari paesi.

Al Qaeda è ancora in Iraq? Potrebbe collaborare con l’IS, come accaduto poco prima delle grandi disfatte del Califfato, per rafforzare la loro situazione attuale visto l’aumento di milizie di diverso orientamento?

KFS. Al Qaeda non è più in Iraq per lavorare con l’IS. Ma ci sono altri gruppi che possono e potrebbero unirsi a quelli che l’Occidente chiama i resti del Califfato. Comunque sia la situazione non cambia le cose, perché per tutti i gruppi e le milizie ribelli, l’obiettivo è comune. Distruggere l’Iraq e uccidere la sua gente. Spremerla fino all’ultimo goccio di sangue.

Negli ultimi periodi le escalation di violenza in Iraq, hanno riacceso i fari su dinamiche che si tendono a tenere nascoste. A destabilizzare la sicurezza vediamo anche milizie filo-iraniane, che sembrano diventare sempre più forti nel Paese. Queste milizie sono in grado di fare danni ancora più grandi?

KFS. Certo! Il problema principale ora in Iraq sono queste milizie. Bisogna comprendere che l’Iran non permetterà all’Iraq di stabilizzarsi, se questo gli costerà miliardi di dollari. Queste sono milizie contro l’Iraq e gli iracheni. Uomini che secondo la loro carta d’identità, risultano iracheni, ma tutta la loro lealtà non va alla propria patria, ma agli iraniani. Sono i nemici del loro paese e del loro popolo.

La risposta è Sì! Queste milizie possono peggiorare sempre di più l’Iraq.

Le milizie che fino ad ora avevano deciso di fermare gli attacchi contro la Coalizione, perché aspettavano il ritiro delle truppe, hanno recentemente dichiarato di non voler più rispettare la tregua. Come si sono complicate le cose?

KFS. Di che tregua parli? Vi fidate delle parole di questi elementi? Ricevono ordini dall’Iran. Se l’Iran vuole una tregua ci sarà una tregua e se non la vuole, non ci sarà tregua.

La Coalizione combatte l’IS e le milizie combattono la Coalizione. Come uscire da questa situazione che sembra non avere fine?

KFS. Lascia che te lo dica ancora una volta, la causa di tutto questo caos in Iraq è l’Iran. Quindi finché esisterà l’Iran, non ci sarà fine a questo caos in Iraq.

Nel 2005, durante la seconda guerra del Golfo, durante uno degli incontri tra i leader militari iraniani, uno di loro disse: “Faremo l’Iraq, senza Iraq e senza iracheni”. Questa è la risposta a tutte le tue domande. “Distruggeremo l’Iraq e il popolo iracheno”.

Insegne Hezbollah

Le milizie di Hezbollah e dell’ISIS entrano in guerra tra loro o si dividono il territorio?

KFS. Lascia perdere le leggende sulle antiche contese. Non vedrai mai l’IS e Hezbollah combattersi. Sono due facce della stessa medaglia. Si possono pubblicizzare cose del genere sui media, ma in realtà non succederà mai nulla tra loro. L’Iraq è diventato un’arena per regolare i conti tra alcuni paesi.

Quanto è importante la presenza della Coalizione?

KFS. La loro presenza è una garanzia quantomeno nel Kurdistan Iracheno. Presenza che assicura che non ci saranno massacri contro curdi, cristiani e yazidi. Hai idea di cosa sta accadendo nelle aree sunnite dove nessun tipo di polizia interviene? Le milizie affiliate all’Iran stanno cancellando i sunniti. Demoliscono le loro case, le bruciano, arrestano i loro giovani e distruggono le loro fattorie. La presenza delle forze della Coalizione, ci aiuta a preservare ciò che resta dell’Iraq.

Molte persone sono scese in piazza per manifestare contro la corruzione e il silenzio. I giovani iracheni potrebbero cambiare la situazione?

KFS. Non credo che possano cambiare nulla perché le milizie controllano tutte le articolazioni dello stato in Iraq. Quindi non penso che possa esserci nulla a beneficio della popolazione, anche se cercano di fare passare il messaggio contrario e la disperazione fa credere a tutto.

La visita del Papa ha aperto la strada a qualche cambiamento o è stato solo un bel momento storico?

KFS. Lasciami essere franco con te. La visita del Papa in Iraq ha rivelato molti dei difetti dell’amministrazione statale, ma per la regione del Kurdistan è stato un guadagno storico, perché questa visita ha catturato il sostegno internazionale sul Kurdistan.

Sui social in quei giorni c’era un’unità di intenti nel vivere quell’apparente serenità. Tralasciando i soliti estremisti. Gli iracheni vorrebbero vivere pacificamente come in quei giorni? C’è voglia di vivere insieme e crescere, o il problema della religione continua a bloccare la convivenza?

KFS. La maggior parte della società irachena è una società tribale e religiosa. La disputa tra sciiti e sunniti dura da più di 1.400 anni. Non aspettarti mai una pacifica convivenza tra di loro. Ovviamente parlo della maggioranza, fortunatamente non tutti sono così. L’Iran ha un ruolo importante ed essenziale nell’approfondire questo aspetto.

C’è qualcosa che l’Occidente non ha capito e dovrebbe capire?

Credetemi, il mondo intero sa molto bene cosa sta succedendo e accadrà in Iraq, ma come ben saprai la politica è un gioco sporco e se non viene giocata da persone morali e umane, c’è un unico destino.

 

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