ESCLUSIVA. Libano: la lunga scia di sangue versato da politici, militari e giornalisti. Piovono accuse a Siria ed Iran. I comportamenti di Hezbollah

Beirut. L’ultimo assassinio in Libano di Lokman Slim riaccende lo spettro delle liquidazioni politiche: dal 2001 al 2021 un ventennio di omicidi compiuti contro politici, Generali e Ufficiali dell’Esercito libanese, attivisti e giornalisti.

Lokman Slim ucciso il 4 febbraio scorso

Omicidi di stampo mafioso che non hanno mai trovato un colpevole, una firma, una rivendicazione, tranne uno.

In effetti, il 18 agosto 2020 il Tribunale de L’Aja, incaricato di fare luce sull’omicidio dell’ex primo ministro, Rafiq Hariri, ucciso sul lungomare di Beirut nel 14 febbraio 2005, ritenne Salim Ayyash come l’unico colpevole della sua uccisione dichiarando che anche se fosse stato membro di Hezbollah, non si poteva incriminare l’intero Partito per quell’omicidio.

Tra pochi giorni verrà commemorato il 16° anniversario dell’uccisione di Rafiq Hariri, ma il magnate sunnita non fu l’unico uomo politico a essere eliminato nel Paese dei Cedri.

In realtà, molti sono stati i politici e giornalisti che si opponevano alla presenza militare siriana sul territorio libanese, non solo quando le truppe siriane occupavano gran parte del Paese, ma anche dopo il loro ritiro.

In effetti, con il ritiro delle truppe israeliane nel 2000, alcuni politici e giornalisti libanesi hanno sfruttato l’occasione per chiedere anche il ritiro dei soldati siriani, avvenuto solo nell’aprile 2005 in maniera molto graduale e lenta.

Nel frattempo, però, qualsiasi oppositore al regime siriano veniva sistematicamente eliminato dalla scena politica e giornalistica: Kassir, Hawi, Tueini e Gemayel sono tra i più clamorosi.

La lista è purtroppo molto lunga e gli attentatori sono ancora a piede libero.

Noi di Report Difesa, grazie a fonti di prima mano, abbiamo voluto fare una cronologia che riteniamo abbastanza fedele di tutti gli omicidi compiuti contro politici, Ufficiali dell’Esercito libanese, attivisti e giornalisti di varie confessioni e religioni, dal 2001 al 2021.

Questi sono i nomi:

24 gennaio 2002: Elie Hobeika morì in un’autobomba. Ex falangista (l’estrema destra libanese anche conosciuta con il nome di Forze Libanesi) si rifugiò in Siria nel 1986 per alcuni disaccordi con il capo delle Forze Libanesi dell’epoca.

Di conseguenza, divenne un sostenitore del regime siriano nel periodo post-Guerra Civile. Fu accusato dalla stampa internazionale e da politici libanesi e israeliani di essere la mente dei massacri di Sabra e Chatila, i campi profughi palestinesi situati nelle vicinanze dell’aeroporto di Beirut.

Poco prima di morire aveva dichiarato la sua intenzione di testimoniare contro Ariel Sharon circa il suo coinvolgimento in prima persona nei massacri di Sabra e Chatila e ciò di fronte a una Corte penale belga per Crimini contro l’Umanità. Hobeika venne ucciso pochi giorni prima di recarsi in Belgio.

1° ottobre 2004: L’uomo politico Marwan Hamadeh rimase gravemente ferito dopo l’esplosione di un’autobomba. Si era schierato contro la presenza militare siriana in Libano e si era anche opposto, ferocemente, all’allora Presidente della Repubblica, Emile Lahoud, considerato vicino a Damasco. Nell’esplosione morirono il suo autista ed alcuni passanti.

14 febbraio 2005: Rafiq Hariri morì nell’esplosione di un furgone parcheggiato lungo la strada sulla quale transitava il suo convoglio. Insieme a lui rimasero uccise altre 22 persone. Ex primo ministro, imprenditore, politico, fondatore del quotidiano al-Mustaqbal, della stazione televisiva Future TV e del Movimento politico Future, fu anche il principale azionista della Compagnia Solidere, che ottenne l’appalto per la ricostruzione del centro di Beirut, nel periodo post-Guerra civile.

Il luogo dell’attentato ad Hariri

Prima di morire, Hariri si oppose alla presenza militare siriana in Libano e chiese apertamente il ritiro delle truppe di Damasco dal territorio. Nel suo ultimo viaggio in Siria fu palesemente minacciato di omicidio se avesse continuato a perseguire la sua linea politica.

18 aprile 2005:  Bassel Fleihan fu un parlamentare e ministro dell’Economia. Rimase gravemente ustionato nell’attentato contro Rafiq Hariri. Stava, infatti, insieme a lui nel convoglio che transitava sul Lungomare di Beirut quando esplose il furgone. Fleihan morì pochi mesi dopo in un ospedale in Svizzera.

2 giugno 2005: Il giornalista ed attivista politico Samir Kassir era contro l’occupazione siriana del Libano. Venne ucciso da un’autobomba poco dopo l’inizio del ritiro delle truppe di Damasco dal Paese. Kassir scriveva per il quotidiano an-Nahar di Gebran Tueini. Anche lui sarà assassinato alcuni mesi dopo.

21 giugno 2005: Georges Hawi era a capo del Partito Comunista libanese. Anch’egli era contro l’occupazione siriana in Libano. Venne ucciso da un’autobomba alcuni giorni dopo l’uccisione di Samir Kassir.

Georges Hawi era a capo del Partito Comunista libanese

12 luglio 2005: Elias al-Murr, ex-ministro della Difesa e genero dell’allora Presidente della Repubblica Emile Lahoud. Rimase gravemente ferito da un’autobomba. Era noto per le sue posizioni filosiriane nel Paese dei Cedri.

25 settembre 2005: May Chidiac, giornalista ed ex ministro, lavora a tutt’oggi alla LBCI, il canale televisivo filo Alleanza 14 Marzo. Nell’attentato avvenuto sotto casa sua, Chidiac perse una mano e una gamba.

May Chidiac, giornalista ed ex ministro, lavora a tutt’oggi alla LBCI

12 dicembre 2005: Gebran Tueini fu uno scrittore, giornalista, editore del quotidiano nazionale an-Nahar e avvocato. Ad ogni dichiarazione si schierava contro la presenza siriana in Libano. Venne ucciso da un’autobomba nei sobborghi di Beirut, all’indomani del suo rientro nel Paese dei Cedri. Tueini era anche una figura di spicco nell’Alleanza 14 Marzo.

Gebran Tueini fu uno scrittore, giornalista, editore del quotidiano nazionale an-Nahar e avvocato.

21 novembre 2006: Pierre Amine Gemayel era nipote dell’ex Presidente della Repubblica Pierre Gemayel, nipote del Presidente Bechir Gemayel ucciso nel 1982 e figlio dell’ex Presidente della Repubblica Amine Gemayel. Membro del partito politico Kataeb, era noto per le sue posizioni politiche antisiriane in Libano. Venne colpito da 12 proiettili mentre transitava con il suo convoglio nella zona di Jdeideh-Beirut. Pierre morì a solo 34 anni.

Pierre Amine Gemayel era nipote dell’ex Presidente della Repubblica Pierre Gemayel

13 giugno 2007: Walid Eido, anche lui era contro l’influenza politica siriana in Libano e contro i politici libanesi che sponsorizzavano la politica di Damasco nel Paese dei Cedri. Fu ucciso in un’autobomba insieme al suo primogenito, nei sobborghi di Beirut. Il suo omicidio avvenne una settimana prima di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

19 settembre 2007: Antoine Ghanem, avvocato e membro del Partito politico Kataeb dell‘Alleanza 14 Marzo, rimase ucciso da un’autobomba non lontano dal Quartier Generale dell’Esercito libanese. Era noto per le sue posizioni contro i politici libanesi filosiriani in Libano. Anche il suo omicidio avvenne pochi giorni prima di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

12 dicembre 2007: Il Generale di Brigata dell’Esercito libanese, Francois Hajj fu ucciso vicino al Palazzo Presidenziale di Baabda.

Il Generale di Brigata dell’Esercito libanese, Francois Hajj

L’alto ufficiale era a capo delle operazioni militari contro i guerriglieri del gruppo radicale Fatah al-Islam, asserragliati nel campo profughi palestinesi di Nahr al-Bared. I militanti di questo gruppo avevano fatto delle rapine in alcune banche a Tripoli del Libano e si erano rifugiati all’interno del campo. Non furono mai presi anche se l’area fu bombardata sistematicamente per 15 settimane. L’omicidio del Generale Hajj fu sempre attribuito a quell’operazione fallita.

25 gennaio 2008: Wissam Eid era un alto funzionario delle Forze di Sicurezza Interne. Era incaricato delle indagini sugli attentati avvenuti tra il 2004 e il 2005. Aveva fornito informazioni importanti sull’omicidio di Rafiq Hariri. Il suo ruolo riguardava soprattutto le intercettazioni telefoniche prima e dopo l’assassinio di Hariri. Morì mentre transitava a Hazmieh, non lontano dal Quartiere Generale dell’Esercito libanese. Un’autobomba esplose al suo passaggio uccidendolo insieme alle sue guardie del corpo. Aveva solo 32 anni.

10 settembre 2008: Saleh al-Aridi. uomo politico libanese, fu uno dei fondatori del Partito Democratico libanese. Di confessione drusa e filo politico siriano fu ucciso da un’autobomba.

19 ottobre 2012: Il Generale Wissam al-Hassan era a capo delle Forze di Sicurezza Interne nel 2006, fu incaricato delle indagini sull’assassinio di Rafiq Hariri. La sua Unità era sostenuta dall’Alleanza 14  Marzo. Contemporaneamente, al-Hassan indagava su Michel Samaha, ex-ministro dell’Informazione accusato di trafficare armi dalla Siria in Libano al fine di commettere attentati terroristici sul territorio libanese. Samaha venne arrestato insieme a 100 altre persone tutte sospettate di collaborazione con Israele e la Siria. Prima di essere ucciso, al-Hassan supportò l’opposizione siriana all’inizio della Guerra Civile in Siria nel 2011. Morì per l’esplosione di un’autobomba mentre transitava a Ashrafieh- Beirut. Era rientrato il giorno prima dall’estero.

Il Generale Wissam al-Hassan era a capo delle Forze di Sicurezza Interne nel 2006

27 dicembre 2013: Mohamad Chatah, ex ministro delle Finanze, membro del Movimento Future di Hariri e ambasciatore libanese negli Stati Uniti, era noto per le sue critiche contro l’ingerenza politica siriana in Libano. Inoltre, Chatah accusava apertamente Hezbollah di interferire nelle questioni politiche ed economiche nel Paese. Morì colpito da un’autobomba mentre transitava vicino al centro storico di Beirut. Membro dell’Alleanza 14 Marzo, il suo omicidio fu considerato come un messaggio di avvertimento per tutti i politici di questa compagine politica, palesemente schierati contro i politici libanesi filosiriani e contro il regime di Damasco.

3 marzo 2017: Il Colonnello Joseph Skaff è stato il primo Ufficiale a denunciare la presenza dei 2,750 tonnellate di ammonio quando prestava servizio alla Dogana del Porto di Beirut. È stato ritrovato morto a casa sua. I familiari hanno sempre dichiarato che Skaff è stato ucciso. Le Autorità al contrario avevano sostenuto che si fosse suicidato. I sospetti sulla sua morte tornarono a galla dopo le esplosioni del porto di Beirut nel 2020.

Il Colonnello Joseph Skaff

4 giugno 2020: Antoine Dagher era l’ex capo dell’Anti- money laundering & Compliance presso la Banca libanese nazionale Byblos Bank. È stato ucciso nella sua macchina sotto casa sua mentre aspettava le figlie per portarle a scuola. Dagher è stato colpito da vari proiettili da due aggressori. La scena dell’uccisione fu ripresa dalle telecamere presenti davanti al palazzo nel quale abitava. E fu ampiamente ripresa dagli account Twitter locali. L’omicidio avvenne esattamente un mese prima delle esplosioni avvenute al Porto di Beirut il 4 agosto 2020.

4 dicembre 2020: Il Colonello Mounir Abu Rjeily era l’ex capo dell’Unità anti-Smuggling e Ufficiale della Sicurezza al Porto di Beirut. È stato ucciso davanti alla sua abitazione. Il suo omicidio è stato collegato alle attività illegali che si svolgevano nel Porto di Beirut dal 2013.

Il Colonello Mounir Abu Rjeily era l’ex capo dell’Unità anti-Smuggling e Ufficiale della Sicurezza al Porto di Beirut

23 dicembre 2020: Joseph Bejjani era un fotografo che lavorava con l’Esercito libanese. Fu ucciso a casa sua poco dopo l’uccisione del Colonnello Mounir Abu Rjeily. L’omicidio fu collegato alla doppia esplosione avvenuta nel Porto di Beirut il 4 agosto dell’anno passato. Pare che Bejjani fosse proprio nel Porto al momento delle esplosioni a fare delle riprese in diretta ed era in contatto con alcuni Ufficiali dell’Esercito libanese.

Joseph Bejjani era un fotografo che lavorava con l’Esercito libanese

4 febbraio 2021: Lokman Slim, editore, giornalista, attivista, regista e produttore, era anche un accanito oppositore di Hezbollah anche se di confessione sciita. Il cadavere è stato ritrovato nella sua macchina.

E’ stato ucciso con 5 proiettili in una zona di influenza di Hezbollah che ha però  negato il coinvolgimento. Fondatore della casa editrice Dar al-Jadeed e della casa cinematografica Umam Production, è stato anche fondatore della ONG Uman Documentation and Research nel 2004.

L’ONG proponeva di creare un archivio storico della Guerra Civile (1975/1990).

Nel 2012 Slim fondò una seconda ONG Hayya Bina (Andiamo, su!). Hezbollah l’ha sempre accusato di essere un agente americano- israeliano.

Con questo ultimo omicidio il Libano sembra ricadere nello spettro delle vendette politiche.

La maggior parte degli assassinii sono stati compiuti contro uomini che appartengono all’Alleanza del 14 Marzo.

Si tratta di  una coalizione politica libanese antisiriana, nata nel 2005 in seguito alle manifestazioni di piazza dopo l’uccisione di Rafiq Hariri.

In risposta a quelle manifestazioni, nacque anche il Blocco d’opposizione chiamato l’Alleanza dell’8 Marzo, che ha come protagonista principale il Partito Hezbollah e il Free Patriotic Movement fondato dall’attuale Presidente della Repubblica, Michel Aoun, con a suo capo il genero Gebran Bassil.

Questi omicidi impuniti contro i politici del 14 Marzo sono solo una pura coincidenza?

Una delle risposte potrebbe essere no. La scia di omicidi contro gli uomini di questo gruppo politico potrebbe essere una chiara dimostrazione che la mano siro-iraniana nella politica libanese è ancora molto potente sul Paese attraverso Hezbollah.

Questo non gli permette di prendere delle decisioni se non convengono alla Siria oppure all’Iran.

Mettendo a tacere ogni oppositore, è una prova che Hezbollah tiene sotto scacco una Nazione al fine di rendere favori alle altre due: Siria e Iran.

Ma ci potrebbe essere una seconda lettura a questi omicidi.

L’alternativa per il Libano sarebbe seguire la linea politica dell’Arabia Saudita che è chiaramente influente nel Paese attraverso Saad Hariri, il figlio del magnate Rafiq Hariri e l’attuale primo ministro.

Hariri fa parte dell’Alleanza 14 Marzo e da novembre dello scorso anno, non riesce a formare il nuovo governo.

Questo potrebbe essere un messaggio da parte dai sauditi che non vogliono più scendere a compromessi e si rifiutano di vedere Hezbollah come il principale protagonista in Libano.

Il Paese gode di tantissimi investimenti sauditi.

L’omicidio di Slim mette in cattiva luce Hezbollah, e ciò conviene anche a chi fa di tutto per eliminarlo sia come gruppo armato che come Partito politico.

La visita di Hariri a Parigi di ieri da Macron non ha portato nessun progresso in merito alla formazione del nuovo governo.

E con il cul-de-sac politico, la crisi economica e sociale non fa che aggravarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

Autore