Esercito: alla scoperta della Sala museale del 3° Reggimento Genio Guastatori di Udine

Di Angie Merlino

Udine. All’interno della Caserma “G. Berghinz”, sede del 3° Reggimento Genio Guastatori di Udine, si trova una “Sala Storica” che racconta passo dopo passo le gesta compiute dai guastatori dal 1920, anno di nascita del Reggimento, ai giorni nostri.

Scorcio della Sala dell’Onore all’interno della Sala Museale (foto dell’autrice)

Nata circa 50 anni fa da un’idea del Colonnello Salvatore De Nigris (allora Comandante del 3° Reggimento Guastatori d’Arresto) quando il Reggimento si trovava ancora a Orcenico Superiore (Pordenone) la Sala Storica nel corso degli anni si è rinnovata e ampliata riscuotendo notevole interesse.

Questo lo attesta il fatto che, nel 2014, la sala è stata inserita nel Circuito dei Musei della Provincia di Udine, divenendo così “Sala Museale”; un riconoscimento importante che ha permesso una certa visibilità sul territorio.

Senza alcun dubbio, molto è dovuto anche ai Comandanti del Reggimento succedutisi negli ultimi anni, che hanno consentito una maggiore apertura della caserma verso l’esterno.

La pandemia, inoltre, ha dato l’opportunità al Reggimento di ristrutturare completamente il museo, ottimizzando e riorganizzando gli spazi.

Il letterato britannico Samuel J. Johnson affermava che “la vera arte della memoria è l’attenzione”, ed è proprio l’attenzione, la cura di ogni singolo dettaglio, ciò che si nota una volta scesa la scalinata che porta alla Sala Museale.

Qui si viene accolti dalla Sala dell’Onore, dove alle pareti sono riportate 205 decorazioni, con relativa motivazione, concesse ai Guastatori che si sono distinti in atti di particolare valore; tra queste, si trovano anche le croci di ferro di seconda classe concesse personalmente da Rommel.

Disegno di Paolo Caccia Dominioni raffigurante un guastatore con il gagliardetto del XXXI Battaglione Guastatori d’Africa (tolto il verde ad una bandiera nazionale, il drappo arricchito dal gladio sovrapposto alla bomba fiammeggiante, diventa l’insegna dei Guastatori del 31°, assieme al motto “LA VA’ A POCHI”, la va a pochi la vita del Guastatore, è vita di pochi eletti).

L’esposizione attuale ci accompagna nella prima sala che è interamente dedicata a Paolo Caccia Dominioni e al XXXI Battaglione Guastatori formatosi nel 1941, e composto dalle quattro compagnie Guastatori costituite nella Scuola Guastatori a Civitavecchia, nata l’anno prima, con i volontari frequentatori del 1° Corso.

Divenuto Comandante del XXXI Battaglione Guastatori dopo la battaglia di Tobruk nel giugno 1942, Paolo Caccia Dominioni si distingue combattendo ad El Alamein dove, in seguito, cura la progettazione e realizzazione del Sacrario Militare Italiano.

Busto di Paolo Caccia Dominioni. Portava il cappello alpino per rispetto del fratello Alpino morto durante la Prima Guerra Mondiale (foto dell’autrice)

Al fine di tramandare le gesta ed il ricordo di coloro che s’immolarono per la Patria tra le sabbie del deserto egiziano, dopo la Seconda Guerra Mondiale, Paolo Caccia Dominioni dedica 12 anni della sua vita alla missione di ricerca delle salme dei Caduti di ogni Nazione.

Proprio da El Alamein provengono alcuni cimeli che si possono ammirare nella prima sala: il tascapane di Dominioni, il diario del XXXI Battaglione Guastatori, la sabbia del luogo.

Qui si trovano anche la Bandiera utilizzata per avvolgere i Caduti del XXXI Battaglione Guastatori in Africa Settentrionale da Padre Luciano Usay, ex Cappellano del Battaglione, e metà del gagliardetto originale del XXXI.

La seconda sala è dedicata, invece, al XXX e al XXXII Battaglione Guastatori, la cui memoria è affidata a poco ma prezioso materiale in quanto quasi il 90% del personale effettivo è stato distrutto in combattimento.

Il XXXII Battaglione Guastatori, ufficialmente costituito nell’agosto del 1941, dopo essersi valorosamente distinto in Africa Settentrionale, viene sciolto per eventi bellici l’anno seguente quando soltanto 72 superstiti raggiungono il XXXI Battaglione nel quale vengono poi incorporati per proseguire la campagna bellica.

Il XXX Battaglione Guastatori si forma a Verona nel 1941 e l’anno successivo viene assegnato al Corpo d’Armata Alpino trasferendosi a Brunico.

Il Battaglione parte per la Russia nel luglio del 1942 con quasi 500 uomini e, pochi mesi dopo, a seguito degli eventi bellici e della ritirata nella steppa russa, soltanto un centinaio di superstiti farà ritorno a casa, consegnando la memoria dei compagni all’eternità.

Il Battaglione viene sciolto per eventi bellici nel 1943. Di questi due battaglioni, come detto poc’anzi, esiste poco materiale che si può ammirare nelle teche della sala; due croci di ferro originali (donate dai familiari dei reduci) e degli attestati in copia firmati personalmente da Rommel, una bella esposizione di armamenti e materiali che erano in uso in quegli anni.

La terza sala è dedicata alle esperienze più recenti del 3° Reggimento Genio Guastatori.

All’interno delle vetrine si trova tutta una serie di materiali e attrezzature in uso agli artificieri di ieri e di oggi, le bandiere utilizzate dal Reggimento o dal Battaglione durante le missioni internazionali, quello che è rimasto del materiale delle mine antiuomo anticarro (ricordiamo che questo tipo di materiale è stato tutto distrutto a seguito dell’adesione dell’Italia al Trattato di Ottawa che ha decretato un bando totale delle mine antipersona), una tuta da artificiere (del peso di 30 chili) e un manichino con la tenuta gamma, l’abbigliamento che usano i Guastatori con qualifica anfibia.

Non può mancare, inoltre, un doveroso omaggio ai Guastatori caduti in servizio e decorati con la Medaglia d’Oro al Valor Militare; il Capitano Stefano Rugge, Ufficiale deceduto in Macedonia a causa dell’esplosione di una mina (di cui è conservata l’uniforme), e il Sottotenente Mauro Gigli caduto durante un’attività d’inertizzazione di ordigni esplosivi in Afghanistan.

Proseguendo verso la parte più recente del museo, nel corridoio si trova un omaggio alle instancabili Portatrici Carniche, donne d’incredibile tempra che con le loro gerle stracolme portavano materiali di ogni genere alle prime linee durante la Grande Guerra.

In loro ricordo, un manichino veste gli abiti regalati dalla famiglia di una delle ultime Portatrici Carniche, Virginia Della Pietra.

Si giunge, quindi, alla sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale che comprende un diorama interattivo, “La Trincea”, realizzato dai Guastatori.

Opera grafica realizzata sul muro d’ingresso a una delle sale dedicate alla Prima Guerra Mondiale e che riprende l’immagine di una cartolina del periodo (foto dell’autrice)

L’allestimento di un tratto di trincea in territorio carsico è improntato al massimo realismo, cercando di coinvolgere emotivamente il visitatore che si ritrova catapultato sul campo di battaglia; è sera, i bagliori delle granate e dei colpi delle mitragliatrici che esplodono in un luogo che sembra dimenticato contribuiscono a far rivivere la drammaticità di quei momenti.

È stato anche realizzato un piccolo posto di medicazione, un osservatorio dove si vede quella che era la vita del fante in trincea, una riserva di munizioni e l’ufficio del Comandante di Compagnia.

Infine, si giunge ad un’altra sala dove, all’ingresso, si viene accolti da un’opera grafica realizzata dai Guastatori del Reggimento che riprende un’immagine di una cartolina della Prima Guerra Mondiale.

La sala è dedicata a quelle che erano le lavorazioni e i compiti del Genio durante la Prima Guerra Mondiale.

C’è un angolo dedicato agli Zappatori, instancabili realizzatori di strade e gallerie (che servivano o per passare da una parte all’altra di determinati percorsi oppure per far stazionare le truppe nei momenti di riposo); un angolo dedicato alla specialità dei Pontieri che presero parte alle operazioni di forzamento dei corsi d’acqua dall’Isonzo al Piave; ed infine, un angolo dedicato ad una delle altre grandi barbarie della Prima Guerra Mondiale, l’impiego delle granate a gas.

La maggior parte del materiale presente nel museo è stato donato da Guastatori che hanno lasciato il Reggimento, dai familiari dei reduci, dal personale in servizio, con l’intento di implementare il materiale espositivo e tramandare la propria storia alle future generazioni.

Quello che traspare, in questo viaggio nella storia del 3° Reggimento Genio Guastatori, è la passione, e questo va oltre il lavoro.

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