Esercito: il Reggimento “Genova Cavalleria” (4°). Tre secoli di storia e un nuovo impiego nella Capacità Nazionale di Proiezione dal Mare

Di Angie Merlino

Palmanova (Udine). La città fortezza pianificata dai Veneziani verso la fine del 1500, è sede del Reggimento “Genova Cavalleria” (4°) dal 1947.

Storicamente il più antico Reggimento della specialità di Cavalleria, il “Genova” trae le sue nobili origini dai Dragons Bleus (così chiamati in riferimento al colore dell’uniforme blu), Reggimento che nasce nel gennaio del 1683 nel Ducato di Savoia per volontà del Duca di Savoia Vittorio Amedeo II, futuro Re di Sicilia poi di Sardegna.

Il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II

Ufficialmente denominati “Dragoni di Sua Altezza Reale”, avevano la peculiarità di muovere a cavallo e combattere appiedati; da qui deriva il motto del Reggimento “soit à pied, soit à cheval, mon honneur est sans égal” (sia a piedi che a cavallo il mio onore non ha uguali).

Nel 1713 con il Trattato di Utrecht, che pone fine alla guerra di successione spagnola e mette la corona in testa a Vittorio Amedeo, i Dragoni di S.A.R. prendono la denominazione di Dragoni di Sua Maestà.

Sono proprio loro i protagonisti di una pagina storica della cavalleria italiana; quando Napoleone Bonaparte si dirige verso Torino nel 1796 e attacca l’Esercito piemontese nei pressi di Mondovì, due squadroni dei Dragoni di Sua Maestà caricano e hanno la meglio su cinque reggimenti della cavalleria francese, guidati dal Generale di Divisione Stengel, attardatisi durante una ricognizione.

Il 21 aprile 1796 segna la sconfitta francese sul colle del Bricchetto e per questa battaglia Re Vittorio Amedeo III fa appuntare sullo Stendardo di Reggimento due Medaglie d’Oro al Valor Militare per lo stesso fatto d’arme (caso unico nella storia militare italiana), ritenendo che “una sola non fosse sufficiente a premiare tanto valore”.

La data del combattimento è stata scelta come ricorrenza per la festa di corpo del Reggimento ed è la più antica tra quelle celebrate ancora oggi dai reggimenti di cavalleria (essa cade in una data anteriore all’epoca risorgimentale, caso unico nella storia dell’Esercito).

Il “Genova” accompagna il Re durante i moti rivoluzionari dell’Ottocento per giungere poi al Novecento e distinguersi, ancora una volta, nel primo conflitto mondiale guadagnandosi ben due Medaglie d’Argento al Valor Militare.

La prima viene guadagnata in trincea nei giorni della settima battaglia dell’Isonzo sul Carso, 14-16 settembre 1916. C’era da conquistare l’osservatorio austro-ungarico di quota 144 e impedire il fuoco delle artiglierie avversarie; “Genova” conquista e mantiene il punto strategico a est di Monfalcone.

La seconda, con il Reggimento di nuovo a cavallo, viene guadagnata nella dodicesima battaglia dell’Isonzo, più nota come rotta di Caporetto, durante la battaglia di Pozzuolo del Friuli del 30 ottobre 1917.

In quel momento, la II e la III Armata stanno ripiegando verso ovest, oltre il Tagliamento, per raggiungere il Piave e riorganizzare una nuova linea di difesa.

L’avanzata delle truppe austro-ungariche pare inarrestabile, ma la Cavalleria sta per dare ulteriore prova della sua generosità.

È così che alla II Divisione, composta dai cavalieri di “Genova” e “Novara”, viene chiesto di provare a porre un caposaldo in mezzo all’equivalente di circa 18 Reggimenti nemici provenienti da nord est. In un incredibile atto di estremo valore, il Comandante Ettore Laiolo (Medaglia d’Oro al Valor Militare) si rivolge ai suoi uomini dicendo “Genova non scappa ma calca l’elmo e galoppa”, e guida l’azione.

Ancora una volta il Reggimento s’immola per la Patria oltre ogni immaginazione, lasciando sul campo di battaglia l’80% dei suoi effettivi e consentendo 24 preziosissime ore al ripiegamento delle linee amiche. Il 30 ottobre diventa la data ufficiale della festa dell’Arma di Cavalleria.

Negli anni Trenta il “Genova Cavalleria” viene impegnato in Africa Orientale dove partecipa, nel gennaio del 1936, alla conquista di Neghelli (Etiopia).

Un momento della tradizionale carica a cavallo in una cerimonia militare di “Genova Cavalleria” (foto di repertorio)

Pochi anni più tardi, durante il secondo conflitto mondiale, il Reggimento è impegnato nei Balcani e in Africa settentrionale, mentre nelle giornate dell’armistizio è presente e combatte a Porta San Paolo a Roma quando i tedeschi minacciano la popolazione con un assedio durato settimane.

Infine, dopo lungo girovagare, il “Genova Cavalleria” viene collocato nella città friulana di Palmanova, a soli 13 chilometri da Pozzuolo del Friuli.

Una terra, quella friulana, che il Reggimento, assieme a tutto l’Esercito, aiuterà in uno dei suoi momenti più bui, il sisma del 1976.

Un atto generoso che vale allo Stendardo una Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito.

Il Reggimento, dunque, accompagna la storia d’Italia fino ai giorni nostri, senza dimenticare il suo impiego in tutti i teatri operativi esteri (dalla missione “Ibis” in Somalia alle operazioni in Kosovo e Bosnia, da “Antica Babilonia” in Iraq ai quattro mandati in terra libanese, fino all’impiego in Afghanistan con proprio personale) e sul territorio nazionale (dai “Vespri Siciliani” a “Strade Sicure” che tuttora sta supportando nell’ambito del cividalese e del triestino).

La prima cosa che si nota entrando nell’ufficio del Comandante, sulla sinistra, è la teca che conserva lo Stendardo di “Genova Cavalleria”.

Per alcuni potrebbe sembrare una presenza quasi discreta, ma la sua imponenza, la sua memoria, il suo valore sono costantemente ricordati dai volti dei Comandanti di “Genova” schierati a supporto dell’attuale custode dello Stendardo, il 98° Comandante, Colonnello Alessio Bacco.

Il prestigio nel ricoprire un simile incarico si estende non solo al cercare di mantenere alto l’onore di coloro che l’hanno preceduto, ma anche alla responsabilità di mantenere vive e tramandare le tradizioni di un Reggimento secolare in un contesto geopolitico e geostrategico in continua evoluzione. Una responsabilità condivisa con tutti gli uomini e le donne appartenenti al “Genova Cavalleria”.

L’uomo, si sa, è spinto da motivazione, ed essa assieme alla tradizione comune che ognuno dei militari che veste quell’uniforme con le fiamme riconosce nell’altro, porta alla compattezza del reparto che è fondamentale.

Come ci ricorda il Comandante, il Colonnello Alessio Bacco “il ricordo dei caduti, il ricordo delle gesta eroiche, sono tutti aspetti da emulare. La comunanza di ideali è fondamentale perché il soldato è colui che nella massima espressione della sua professionalità potrebbe essere chiamato ad affrontare anche l’estremo sacrificio sapendo che quello è il suo dovere. Nella Forza Armata lo spirito delle tradizioni, lo spirito di corpo è una delle cose più sentite, più auspicate”.

Sicuramente il nuovo incarico porta con sé tantissime sfide così come tante idee, ma l’obiettivo principale del Comandante è quello di incrementare sempre di più la preparazione tecnico professionale dei suoi militari .

Senza dimenticare che il soldato è l’elemento principale della Forza Armata; ecco perché la solidarietà, l’attenzione al singolo, alla persona sono fondamentali per raggiungere poi gli obiettivi.

La pandemia in corso ha indubbiamente posto delle limitazioni, ma le attività proseguono e si cerca di sfruttare anche questa occasione per migliorare quelle procedure che poi, una volta messe in campo, si possono rivelare vincenti.

“Con il cuore oltre l’ostacolo” non è soltanto il motto della Cavalleria, ma sintetizza lo spirito dei cavalieri nell’approcciare la vita militare e nell’affrontare nuove sfide.

Nel tempo la figura del Cavaliere è certamente evoluta, quello che non è cambiato, invece, è la funzione che esso svolge; il compito principale è sempre quello dell’esplorazione tattica terrestre, ma rispetto a un centinaio di anni fa il Cavaliere di oggi ha una disponibilità di mezzi e materiali che gli permettono di fare il lavoro in modo più efficiente ed efficace. Possiamo affermare, dunque, con le parole del Colonnello Bacco, che “il Cavaliere è proiettato al futuro nel solco tracciato dalle tradizioni del passato”.

La missione del Reggimento, la classica di specialità di Cavalleria di linea, è condurre come Unità Combat, attività e compiti tattici di ricognizione, sorveglianza e sicurezza nell’ambito della Grande Unità da combattimento dell’Esercito che è la Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, attualmente al comando del Generale di Brigata Filippo Gabriele, dalla quale dipende il Reggimento.

Gli scenari moderni presuppongono obbligatoriamente un filo di cooperazione, nessun reparto può operare realmente da solo. In tale contesto, il “Genova Cavalleria” s’inserisce quale assetto destinato alla Capacità Nazionale di Proiezione dal Mare (con due Squadroni Blindo Esploranti con Blindo Centauro B1), la quale si compone di reparti provenienti sia dalla Marina Militare sia dall’Esercito, tratti da un bacino capacitivo (Capability Basket) che include e integra assetti, capacità e funzioni esistenti nello strumento militare nazionale.

Sbarco di Blindo Centauro in attività CNPM (foto di repertorio)

La sfida del “Genova Cavalleria” è quella d’integrarsi nell’ambito anfibio con le truppe che normalmente sono deputate a questo.

Il Reggimento deve fornire degli assetti specifici per la forza da sbarco, il tutto inquadrato nel concetto operativo dell’Esercito 2020/2035 che si basa sulla semplicità ed economia delle risorse, sul creare degli assetti modulabili che permettono di essere adatti all’obiettivo da raggiungere e alla missione da assolvere.

E partecipa il più possibile con i propri assetti sia all’addestramento pluriarma interno all’Esercito, sia interarma con la Marina  Militare e questo non fa altro che arricchire, da un punto di vista professionale e addestrativo, i militari.

Anche ai Cavalieri del “Genova”, come a tutto il personale inserito nella CNPM, è richiesta l’acquaticità. L’acquisizione della qualifica anfibia presso il Reggimento Lagunari “Serenissima”, articolata su attività teoriche e pratiche, è di tre tipi; il “Genova” è orientato sull’acquisizione della qualifica anfibia di tipo Bravo per il personale degli Squadroni, mentre sta incrementando la qualifica anfibia di tipo Charlie che è devoluta al personale dello staff (la qualifica di tipo Alpha, invece, è specifica del Reggimento Lagunari e di determinate pedine del CB impegnate nella prima ondata di sbarco).

Durante l’anno si conducono esercitazioni congiunte di medio livello, ma poi una volta l’anno c’è l’attività principe, l’esercitazione “Joint Stars “che viene condotta in Sardegna con tutte le pedine del CB. Il compito principale della pedina di Cavalleria nell’ambito della CNPM è quello in seconda ondata di mettere in sicurezza un’ampia zona di sbarco e condurre l’esplorazione a breve e medio raggio per l’acquisizione di informazioni; quindi abilita lo sviluppo delle varie ondate.

Come ci ricorda il Colonnello Bacco “quello che mi preme dare come messaggio è la difficoltà del fare attività di esplorazione tattica terrestre, perché si viene chiamati ad andare laddove nessuno è stato a cercare di acquisire informazioni; tutto è indefinito”.

Ecco che l’addestramento, variegato, diventa determinante. Per cercare di incrementarlo il più possibile, il “Genova Cavalleria” ha l’opportunità di avvalersi di sistemi di simulazione sempre più tecnologici che vanno dalla simulazione individuale, ideale nel combattimento force on force simulando delle Opfor, al sistema di simulazione interattivo per accrescere le capacità nella precisione del tiro (Fire Arms Training System o FATS). L’impegno è quello di mettere il militare nella condizione di avere uno scenario più realistico possibile in cui potrebbe trovarsi ad affrontare determinate situazioni critiche.

È importante sottolineare il fatto che la Forza Armata, anche su spinta dell’ex Capo di SME, il Generale Farina, ha avviato un progetto di ampio respiro riguardo alla salvaguardia dell’ambiente puntando sull’addestramento fatto con il minor impatto ambientale possibile.

Il “Genova Cavalleria” è uno dei reggimenti ad avere queste capacità, ad aver messo in campo una serie di sistemi per salvaguardare prima di tutto l’ambiente, e poi l’abilità addestrativa del proprio personale.

Oltre al contesto addestrativo, d’importanza vitale per il Reggimento, diamo uno sguardo anche al futuro, ovvero alla complessa evoluzione del campo di battaglia che è sempre più digitalizzato e multi dominio, e la rapida acquisizione di informazioni diventa fondamentale (questo, chiaramente, senza dimenticare le tecniche base dell’operare sul terreno, affinché le truppe siano in grado di operare anche se cieche digitalmente).

In questo contesto l’evoluzione della cavalleria di linea vedrà la sostituzione dei suoi mezzi quali il VBL Puma 6×6 con il VBM Freccia per il trasporto truppa, l’esplorazione e la ricognizione con una capacità di fuoco decisamente superiore.

La Blindo Centauro B1 viene sostituita dalla Blindo Centauro II che passa da un cannone da 105 a uno da 120 e presenta uno scafo completamente riprogettato; un incremento nell’utilizzo di UAV per l’acquisizione delle informazioni entro un breve raggio e di UGV per operare a distanza da un’eventuale minaccia.

Una fase addestrativa del Genova Cavalleria (4°) (foto repertorio)

Parlando sempre di tradizioni, è importante ricordare che il Reggimento “Genova Cavalleria” esprime l’unico Centro Ippico Militare dell’Esercito nel nordest ed è parte integrante di una delle più interessanti realtà ippiche dell’Esercito Italiano.

Il CIM si trova all’interno delle mura di Palmanova, nell’antica sede del Reggimento vicino a Porta Udine e al suo interno si trova anche il campo ostacoli Ettore Laiolo utilizzato per l’addestramento ippico e le cerimonie del Reggimento (tra le quali non possiamo dimenticare la rievocazione della carica del Bricchetto).

Attualmente il Centro ospita 12 cavalli che sono affidati alle cure dei militari. Il Capo Ufficio Addestramento e Operazioni coadiuva e supporta il capo del CIM nell’organizzazione di corsi di equitazione o addestramento di routine per chi è già abilitato. Di febbraio è l’avvio, infatti, di un’attività formativa per il personale della Brigata “ Pozzuolo del Friuli” e degli altri reggimenti di cavalleria presenti in Friuli.

L’attività ippica ha un alto valore formativo in quanto l’interazione tra cavaliere e cavallo e il legame che ne deriva stimola in entrambi l’apprendimento.

Parlando di equitazione, non possiamo certo dimenticare una figura importante e fondamentale come quella del Capitano Federico Caprilli, la cui eredità è stata determinante per la nascita dell’equitazione moderna e la sua diffusione in tutto il mondo.

Uscito dall’Accademia nel ‘900 con giudizio mediocre, Caprilli introduce e codifica il metodo naturale di equitazione, universalmente definito sistema italiano. La sua filosofia, in controtendenza con la scuola prussiana del tempo, preferisce assecondare i movimenti del cavallo nel superare gli ostacoli. Il suo metodo ha fatto sì che anche i militari di leva riuscissero in pochissimo tempo ad avere confidenza con il cavallo e quindi a operare.

Il Centro Ippico Militare è riconosciuto dalla F.I.S.E. (Federazione Italiana Sport Equestri) e assieme all’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria organizza ogni anno ben due concorsi ippici, uno di salto ostacoli che si terrà domenica prossima e il concorso internazionale di completo che si terrà a settembre.

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