Esercito: intervista al comandante dell’Accademia Militare di Modena Generale di Brigata Rodolfo Sganga. Numerosi i momenti formativi per i nuovi Ufficiali

Di Francesca Cannataro

Modena. Sapere, Saper fare ed essere. Definisce gli allievi come un insieme di capacità umane e tecnico professionali,  una “tela” sulla quale “dipingere” i Comandanti di domani. Dalle sue parole trapela chiaramente l’orgoglio,  misto alla fierezza, dell’essere al timone della scuola in cui si formano uomini e donne, comandanti del domani.

Lui è il Generale di Brigata Rodolfo Sganga, comandante dell’Accademia di Modena.

Noi di Report Difesa lo abbiamo intervistato, nelle sue parole il focus acceso sui giovani allievi e sul loro percorso di studi a cui Forza Armata sta dando un notevole impulso procedendo sulla strada di un aggiornamento complessivo dell’iter formativo dell’Allievo Ufficiale.

Il Generale Rodolfo Sganga

Tra tradizione e innovazione, il giovane Ufficiale che si forma all’Accademia Militare di Modena è una figura moderna ma saldamente ancorata alle tradizioni, la cui formazione è frutto di attività teoriche e pratiche opportunamente calibrate. Cosa vuol dire essere, oggi, allievo di uno degli Istituti militari più antichi?

L’Accademia Militare di Modena è l’erede della Reale Accademia Sabauda che nel lontano 1678, avviava a Torino il primo corso formativo a favore sia della classe dirigente dello Stato, sia dell’esercito. Dell’antica Accademia Sabauda, il nostro Istituto conserva, oltre ad alcune tradizioni storiche che caratterizzano ancora oggi la vita interna dell’Istituto, anche la funzione formativa originale, oggi modernizzata e rivolta agli Ufficiali dell’Esercito Italiano e dell’Arma dei Carabinieri. L’elevata qualità del percorso formativo offerto è riconosciuto anche a livello internazionale, e la presenza di Allievi Ufficiali provenienti da altri Paesi è di poco inferiore al dieci percento del totale.

Per queste ragioni, il giovane che oggi decide di affrontare la sfida offerta dall’Accademia Militare, si troverà immerso in un contesto estremamente affascinante e dinamico, dove le tradizioni si mescolano con l’innovazione creando una atmosfera tanto unica quanto impegnativa.

Il Palazzo Ducale di Modena sede dell’Accademia Militare

All’ingresso dell’Accademia i giovani allievi vengono accolti dalla storica lapide davanti la quale sono passati generazioni e generazioni di Ufficiali: “Divorare le lagrime in silenzio, donare sangue e vita, questa è la nostra legge e in questa legge, DIO”. Cosa si deve aspettare un allievo una volta varcata la soglia dello storico Palazzo Ducale? Qual è l’iter formativo che gli allievi affronteranno?

Il periodo formativo affrontato in Accademia Militare rappresenta un momento fondamentale nel percorso umano e professionale della vita di ciascun Ufficiale, perché qui ciascuno di noi apprende le basi culturali, tecnico-professionali ed etico-morali per affrontare con successo il Mestiere delle Armi.

È proprio durante la frequenza del corso in Accademia Militare che l’Allievo Ufficiale prende coscienza della dignità e del valore sia del ruolo sia della funzione dello strumento militare, rinnovando quotidianamente la ferma e tenace adesione ad una scelta di vita e ad un codice deontologico che antepongono i Doveri ai Diritti e l’interesse comune a quello del singolo.

La formazione dell’Allievo Ufficiale poggia su tre pilastri: il sapere, il saper fare e l’essere. Il “sapere” afferisce alle competenze culturali garantite dalla preparazione di livello universitario integrata dagli studi di carattere militare; il “saper fare” è rappresentato dall’insieme di tutte le competenze tecnico-professionali specifiche del Mestiere delle Armi mentre l’”essere” fa riferimento a quel “telaio” di valori etico morali che garantiscono la crescita degli Allievi Ufficiali fino a divenire ottimi cittadini e Comandanti esemplari. Esattamente ciò di cui il nostro Paese ha bisogno. Ed è proprio alla dimensione dell’essere che si indirizza il messaggio imperioso inciso nella lapide storica all’ingresso dell’Accademia Militare e che ricorda ad ognuno di noi la necessità di essere pronti a sacrificarci per il bene comune.

 Cosa si è fatto e cosa si sta facendo, anche in proiezione futura, per adeguare la formazione degli Ufficiali alle moderne strategie d’impiego, alla luce dei nuovi scenari geopolitici?

I rapidi cambiamenti del contesto geopolitico hanno prodotto una evoluzione nelle modalità in cui vengono condotti i conflitti, senza però modificarne la natura. Proprio per essere sempre pronti ad affrontare le nuove sfide offerte anche da un utilizzo “spinto” delle tecnologie disponibili, la Forza Armata sta procedendo ad un aggiornamento complessivo dell’iter formativo dell’Allievo Ufficiale. Tale revisione segue diverse linee d’azione, tra cui la riorganizzazione complessiva dell’iter di studi dell’allievo. Il piano di studi prevedrà un primo anno connotato da una prevalenza di materie tecnico-scientifiche idonee a fornire a tutti i frequentatori le nozioni di base necessarie per comprendere ed impiegare le nuove tecnologie, mentre dal secondo anno in avanti l’iter universitario si diversificherà su differenti percorsi definiti in funzione del profilo di impiego del futuro ufficiale. In tale contesto rientra anche l’avvenuto adeguamento del ciclo di studi per gli Allievi Ufficiali del Corpo di Commissariato e dell’Arma Trasporti e Materiali, reso maggiormente aderente alle specifiche esigenze professionali.

Anche i programmi addestrativi e tecnico-pratici sono in corso di rimodulazione, in funzione dei nuovi obiettivi individuati che garantiranno ai giovani Ufficiali le competenze specifiche per poter ben operare fin da subito al comando delle unità operative della Forza Armata.

Parimenti, la revisione in itinere dei programmi di condizionamento fisico finalizzati al miglioramento di specifiche capacità condizionali che devono essere possedute dall’Ufficiale, unitamente all’introduzione della metodologia di preparazione fisica fondata sull’allenamento funzionale, permetterà il superamento dell’allenamento “in massa” per giungere all’erogazione di programmi specifici perfettamente attagliati al singolo individuo.

Immagini di repertorio durante una cerimonia di giuramento nel cordile di Palazzo Ducale

Quali sono e come si concretizzano i rapporti tra l’Accademia di Modena e i paritetici Istituti di formazione di altre Nazioni?

Le attività svolte dall’Accademia Militare con i corrispettivi Istituti di formazione stranieri sono regolamentate dal Ministero della Difesa e si concretizzano in visite, attività e scambi a carattere addestrativo in ambito europeo (ad es. Austria e Spagna) ed extra europeo (ad es. Corea, Tunisia, Pakistan, Uzbekistan). Tra le attività di scambio bilaterale, mi preme evidenziare il cosiddetto Foreign Academy Exchange Program in atto con l’Accademia Militare statunitense di West Point.

Lei è stato allievo del 169° corso “Orgoglio”: quali sono state le sue emozioni quando ha assunto questo autorevole incarico?

Sono ritornato a Modena con il sentimento di un ragazzino che torna a casa sua dopo un lungo periodo di assenza. Sono stato qui da Allievo Ufficiale dal 1987 al 1989, sono tornato dieci anni più tardi da Comandante di Compagnia Allievi Ufficiali ed oggi ho il privilegio e l’onore di essere il 69° Comandante dell’Istituto.

Avverto una profonda responsabilità, della quale sono entusiasta, connessa con la consapevolezza che il mio operato si riflette direttamente sulla comunità di Allievi Ufficiali che tra pochi anni, costituiranno l’ossatura portante dell’Esercito Italiano e dell’Arma dei Carabinieri. È senza dubbio la responsabilità più importante per un Comandante: quella di formare altri Comandanti.

Ed è proprio questo, unito alla passione che mi lega al Mestiere delle Armi, ancora oggi il più bello e nobile, che spingono me ed i miei collaboratori alla continua ricerca della “ricetta” ideale, del giusto mix tra studi universitari, studi militari, addestramento e preparazione fisica per garantire gli “strumenti del mestiere” più appropriati a chi, come accade a noi oggi, dovrà servire le Istituzioni nel prossimo futuro. Vivere questa esperienza con gli Allievi, stare in mezzo a loro, mettersi quotidianamente in discussione per garantire il massimo dall’azione di comando è una esperienza esaltante ed estremamente stimolante, perché il mio impegno per essere loro da esempio è costantemente ripagato dallo stimolo che ognuno di loro mi fornisce a fare meglio per essere alla loro altezza.

Ecco, questo è un carattere unico di quella che ognuno di noi riconosce come “Mamma Accademia”: la capacità di far abbracciare idealmente diverse generazioni di Allievi, creando un “cordone ombelicale” indissolubile. Sentimento questo, riassunto nel nostro motto: Una Acies, una sola schiera!

Immagini di repertorio durante una cerimonia di giuramento nel cordile di Palazzo Ducale

Signor Generale, da uomo che ha scelto di vivere servendo la Patria, quali sono i consigli che si sente di dare oggi a chi decide di intraprendere questo percorso di vita?

 Ai giovani che stanno pensando a quale percorso di vita intraprendere, darei un solo consiglio, che è lo stesso suggerito ai miei figli prima che intraprendessero il loro percorso universitario: inseguite i vostri sogni e le vostre passioni. Indipendentemente dal percorso che si sceglie, chi lavora per passione non avvertirà mai alcun peso.

Perciò il suggerimento è quello di farsi guidare da quella fiammella che ognuno a diciott’anni sente ardere nel petto, e se quella fiammella vi indirizzerà verso l’Accademia Militare sarete benvenuti, perché qui faremo di tutto per alimentarla accrescendo la vostra motivazione a diventare Ufficiali. Solo così si può ambire a superare lo sfidante percorso formativo che porterà un giovane volenteroso a diventare Comandante di uomini e donne nell’Esercito Italiano o nell’Arma dei Carabinieri.

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