Esercito: “LARAN 2021”, l’impiego del 105/14. L’artiglieria si addestra a Monte Romano

Monte Romano – dal nostro inviato. Gli artiglieri alpini del 1° Reggimento Artiglieria Terrestre (da montagna) di stanza a Fossano (Cuneo) si sono esercitati nel nel corso dell’esercitazione “LARAN 2021”, tenutasi nei giorni scorsi al Poligono permanente di Monte Romano (Viterbo) nell’uso degli obici da 105/14 che hanno una gittata massima di circa 10 mila metri.

Artiglieri in esercitazione

Abbiano avuto modo di assistere ai vari tiri. Nel corso dell’addestramento gli obiettivi sono stati posti a circa 7.300 metri.

E’ stata utilizzata la carica sesta (la settima è la carica massima).

Gli artiglieri hanno sparato, dunque, ad una distanza considerevole per il sistema d’arma in dotazione.

L’obice da 105/14 fu dismesso dalla linea fuoco dei Reggimenti di Artiglieria terrestre (da montagna) nel 2003 e fu ripristinato nel 2018.

Risponde in maniera efficace agli obiettivi che il Reggimento ha nel suo impiego.

Il pezzo è molto semplice da utilizzare e soprattutto è componibile. Può, infatti, essere smontato e trasportato lungo pareti verticali e può essere anche elitrasportato ed impiegato in località non compartimentate e non facilmente raggiungibili

Le Batterie presenti erano la 4^ del 1° Reggimento del Gruppo (Battaglione in Fanteria) “Aosta”.

La 13^ Batteria del Gruppo “Conegliano” del 3° Reggimento dell’Artiglieria da Montagna della Brigata Alpina “Julia” nel quadro delle esercitazioni federate ha partecipato con i colleghi del 1° Reggimento all’attività addestrativa denominata “NASR 21” dove si sono svolti interventi di Gruppo.

Grazie alle nuove tecnologie tutte le attività addestrative, con l’utilizzo di un computer è stato possibile tenere sotto controllo ogni passaggio che ha riguardato sia il personale sia i mezzi.

Questi strumenti hanno consentito di valutare molti aspetti dell’esercitazione dal punto di vista logistico e tattico.

IL POSTO COMANDO DI GRUPPO

Entriamo nel Posto Comando, collocato sotto una tenda mimetizzata a una certa distanza dall’area dei tiri, dove 6 obici con il relativo personale sono pronti per l’attività a fuoco,

Un tavolettista al lavoro

Qui come Comando di Gruppo ci si interfaccia con il Posto Comando di Batteria per verificare la correttezza della procedura.

Una volta determinata la correttezza della procedura, la Batteria comunica i dati e i pezzi alle varie piazzole dove sono collocati gli obici.

Il capo pezzo imposta i dati di tiro in direzione e si è pronti a fare fuoco.

Nel Posto Comando di Gruppo operano varie figure tra cui quella del “tavolettista” che dà i dati di tiro al militare addetto ai calcoli il quale fa i calcoli per determinare il tiro e la direzione.

C’è poi un militare radiofonista che dialoga con la Direzione dell’esercitazione (DE) e con le batterie, un sottufficiale addetto al tiro che controlla il “tavolettista” e l’operatore addetto ai calcoli.

Per operare in sicurezza, in maniera tempestiva ed in modo efficace occorre garantire sempre la catena di Comando e Controllo via radio rispettando dei moduli finalizzati alla standardizzazione delle procedure.

La standardizzazione è caratterizzata dall’uso di format NATO.

Tutto si svolge in lingua inglese e viene evidenziato l’aspetto joint e l’aspetto combine per operare in ambito dell’Alleanza Atlantica con tutte le altre Unità che ne fanno parte.

Il 105/14 può sparare a tiro indiretto e a tiro diretto. In quest’ultimo caso unità di Fanteria possono utilizzarlo a circa 800 metri, avendo una sorta di “armi di riserva” per poter impedire a unità ostili di avanzare.

Esercitazione a fuoco con i 105/14

Un esempio: se una Blindo Centauro termina le proprie munizioni o è impiegata in un altro atto tattico, l’obice 105/14 viene utilizzato sparando con un tiro diretto.

Nel corso della “LARAN 2021” l’artiglieria ha effettuato vari tiri di preparazione che poi si sono tradotti in cortine di interdizione finalizzate a canalizzare la manovra ostile in un’area di ingaggio dove sono intervenuti le unità di fanteria.

In caso di sacche di resistenza all’artiglieria spetta il compito di neutralizzarle.

Con un Ufficiale del 1° Reggimento Artiglieria Terrestre (da montagna) abbiamo voluto entrare più nello specifico delle attività addestrative ma anche delle applicazioni, oggi, dell’Arma Dotta.

La prima domanda che abbiamo posto è stata questa: il controllo del fuoco, quanto è digitalizzato? Dalla richiesta del Nucleo Osservatore alla partenza del colpo quanto tempo occorre?

La risposta è stata che dipende molto dall’abilità del Posto Comando.

Dalla ricezione di un ordine del fuoco al call on fire degli osservatori, avendo tutti i pezzi schierati, già a pianta di batteria effettuata in circa 5 minuti si può anche intervenire.

Ma tutto dipende dall’esercizio, dalla tipologia di intervento.

Negli esercizi che abbiamo visto è stato possibile operare in 5 minuti perché il bersaglio era stato già pianificato, ovvero erano già state forniti i primi dati di tiro e, quindi, sono state date le disposizioni di caricare.

Forniti i dati è arrivata la luce verde dalla DE e si è fatto fuoco.

In caso di un obiettivo celato, l’artigliere deve ricalcolare i dati di tiro e i tempi raddoppiano.

LA PIANTA DI BATTERIA

Il problema non sta tanto nelle tempistiche ma in quella che viene chiamata “pianta di batteria”. Infatti, se è vero che un obice 105/14 può essere facilmente smontabile, trasportabile e utilizzabile però sta in quella che viene appunto chiamata “pianta di batteria” per la cui messa in opera possono occorre anche 30 minuti circa.

E finchè essa non viene costruita non si può fare chiaramente fuoco.

I pezzi devono essere messi in condizione di sparare, attraverso varie operazioni che vengono predisposte.

Un momento dell’esercitazione notturna della “LARAN 2021”

In tutta le procedure di tiro un ruolo fondamentale sono gli osservatori di tiro che vedono materialmente gli obiettivi.

Oggi essi utilizzano una particolare strumentazione quali le SAOV (Sorveglianza Acquisizione Obiettivi Visual), i mosquito.

Sono strumenti molto efficienti che consentono di individuare le varie correzioni che possono essere gomietriche o polari.

L’OBICE DA 105/14 E IL 120 MM THOMPSON

Il mortaio 105/14 utilizzato in ambito montano può avere, a distanza di anni, ancora oggi una sua utilità.

Ma la guerra moderna si combatte con altri sistemi d’arma, compresa la terza dimensione.

E dal punto di vista tecnico l’utilizzo del 120 mm Thompson migliora l’attività a fuoco con un più preciso intervento sull’obiettivo.

Il 105/14 deve, ogni volta, essere invomerato sul terreno e perciò non è spesso facilmente regolabile mentre il Thompson ha una maggiore capacità di tiro.

Sull’integrazione tra tutti i pezzi in uso oggi all’Esercito quali MRLS, PZh2000, 120 mm Thompson, FH70 con il 105/14 comunque l’integrazione è possibile.

Al 1° Reggimento oltre a questi obici ci sono in dotazione gli FH70 e i mortai da 120 mm che però ora sono stati dati in uso ai reparti della Fanteria.

 

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