Di Giuseppe Gagliano*
TASHKENT. Per molti osservatori europei, il Forum UE–Asia Centrale di Tashkent del 26 novembre scorso poteva sembrare uno dei tanti appuntamenti annuali della diplomazia economica.

In realtà è stato qualcosa di molto più ambizioso: un tentativo dell’Unione Europea di riposizionarsi nel cuore dell’Eurasia proprio mentre la Russia arretra, la Cina avanza e gli Stati Uniti perdono peso nella regione.
Dietro gli annunci ufficiali – investimenti, accordi, progetti tecnici – si intravede il disegno più ampio di Bruxelles: costruire una rotta commerciale che colleghi Europa e Asia senza passare né dal Cremlino né da Pechino.
A guidare la delegazione comunitaria c’erano i commissari Sikela e Kos, e non per caso.
Il 2025, definito dal Presidente uzbeko Mirziyoyev come “l’Anno dell’Europa”, segna il passaggio dalla teoria alla pratica. Non più intenti, ma implementazione. Non più promesse, ma cantieri, binari, porti e piattaforme digitali.

Il Corridoio Transcaspico esce dal limbo
Se fino a pochi anni fa il Middle Corridor era una suggestione per specialisti di logistica, oggi diventa un pilastro della nuova strategia europea.
È l’alternativa più credibile ai tradizionali collegamenti Est–Ovest: più veloce delle rotte marittime, meno esposta alle tensioni politiche rispetto alla Transiberiana e soprattutto compatibile con le esigenze dell’industria europea, che ha bisogno di vie sicure per importare e esportare minerali, metalli e componenti strategici.
La Cina lo osserva con interesse, la Turchia lo sostiene per spostare il baricentro eurasiatico verso l’area turcofona, la Russia lo teme perché indebolisce il suo monopolio sulle infrastrutture regionali.
Ma è l’Europa quella che, paradossalmente, ha più da guadagnare: un corridoio che non dipende dai capricci del Cremlino, né dalle pressioni di Pechino, né dai colli di bottiglia del Mar Rosso.
Minerali critici: la vera ragione dell’impegno europeo
Tra i sei accordi firmati a Tashkent, tre riguardano direttamente i minerali essenziali, e non è un caso.
Litio, vanadio, titanio, terre rare, rame, uranio: l’Asia Centrale concentra una parte delle risorse che serviranno a sostenere la transizione energetica dell’Unione.

Oggi Bruxelles dipende dalla Cina per oltre il 90% delle terre rare e da pochi fornitori globali per molti altri metalli.

Ecco perché la Commissione ha accelerato sul fronte CRM: modernizzare i geodati per attrarre investitori, creare catene del valore tracciabili, lanciare strumenti finanziari con BERS e BEI. La regione centroasiatica diventa così essenziale non solo per questioni logistiche, ma per la sopravvivenza industriale dell’Europa.
Il Caspio, il collo di bottiglia che può diventare risorsa
Il tratto più delicato del Corridoio Transcaspico resta l’attraversamento del Mar Caspio.
Tempo, capacità, condizioni climatiche e infrastrutture portuali hanno finora rallentato il flusso delle merci.
Ma Kazakistan e Azerbaigian stanno introducendo una nuova generazione di traghetti in grado di trasportare due treni completi per viaggio, mentre la BERS e la Banca Mondiale valutano investimenti per ampliare i terminali di Aktau e Alat.
Se questo segmento verrà sbloccato, il Middle Corridor potrebbe ridurre tempi e costi a livelli finalmente competitivi con la Belt and Road cinese. È qui che si gioca il primo vero salto di qualità.
La ferrovia Cina–Kirghizistan–Uzbekistan: il tassello decisivo
C’è poi il progetto che più preoccupa Washington e affascina Bruxelles: la ferrovia CKU, che collegherà Cina, Kirghizistan e Uzbekistan.
Una rotta che taglia fuori la Russia e disegna una nuova geografia commerciale. I container cinesi potranno arrivare direttamente nel cuore dell’Asia Centrale e da lì inserirsi nel Corridoio Transcaspico, aumentando i volumi e consolidando la sostenibilità economica dell’intera rete.
Per Pechino è un modo per diversificare le vie verso l’Europa. Per Tashkent e Bishkek è il biglietto d’ingresso nel club dei grandi transit hub.
Per l’Europa è il paradosso perfetto: beneficiare di un’infrastruttura cinese che rafforza una rotta alternativa… alla Cina stessa.
Il fattore politico: il possibile disgelo caucasico
A Tashkent più di un funzionario europeo ha lasciato intendere che il miglioramento delle relazioni fra Armenia e Azerbaigian potrebbe trasformarsi in un acceleratore del corridoio.
Una pace stabile aprirebbe nuove linee ferroviarie nel Caucaso e decongestionerebbe il tratto georgiano, oggi il più critico per traffico e costi.
E se il Caucaso diventa più permeabile, allora tutto il sistema logistico eurasiatico può cambiare in profondità.
L’Europa prova a riscrivere la geografia dei commerci
Quello che sta accadendo in Asia Centrale non è un semplice capitolo di cooperazione tecnica, ma un tentativo dell’UE di costruire una nuova dorsale economica, energetica e politica. Investire in porti, binari, reti elettriche e minerali significa ridisegnare gli equilibri fra i grandi attori globali.
Il messaggio lanciato da Tashkent è chiaro: l’Europa ha capito che le sue dipendenze – energetiche, minerarie, commerciali – non sono più sostenibili. Il Corridoio Transcaspico è la risposta a un mondo dove le rotte tradizionali sono diventate fragili, vulnerabili, esposte a conflitti regionali e pressioni geopolitiche.
Per la prima volta da anni, Bruxelles non osserva la geografia, la modifica.
*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)
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