F35, relazione della Corte dei Conti: si è perso tempo e soldi ma non tutto è perduto

Roma. Giudizio positivo della Corte dei Conti per il programma relativo agli F35. La sezione di controllo per gli Affari comunitari ed internazionali, presieduta da Ermanno Granelli, lo scorso 2 agosto, ha relazionato su una spesa che, finora aveva destato l’ira funesta di molti oppositori, per lo più di sinistra. I quali sostenevano che i soldi per gli F35 erano inutili. Si potevamo destinare ad altro.

Un F35 in volo

Non pensando, invece, alla necessità di ammodernare l’Aeronautica militare italiana in funzione di sicurezza nazionale ed internazionale.

Per la Corte dei Conti i ritorni del programma F35 sono risultati “ridimensionati rispetto alle aspettative”. Ma non sono compromessi ed il prossimo avvio della piena produzione, finora rinviato a causa dello slittamento temporale subìto dall’intero programma, lascia aperte le prospettive per il futuro.

La relazione intitolata ”Partecipazione italiana al Programma Joint Strike Fighter F35 Lightning II” analizza lo   sviluppo e la produzione di un velivolo di ultima generazione, con capacità multi-ruolo, bassa osservabilità e flessibilità di utilizzo in contesti operativi complessi.

Un progetto che l’Italia ha sposato da subito, partecipando al perseguimento di obiettivi strategici (rimpiazzo di parte della propria flotta; mantenimento della sovranità nazionale) ed economici (previsione di ritorni industriali, occupazionali e tecnologici). ”

Certo la costruzione “di un sistema d’arma aeronautico di ultima generazione è certamente una sfida impegnativa in termini di costi e di tempo. Il velivolo si vuole dotato delle più avanzate tecnologie, tanto estreme quanto immature”, afferma la Corte dei Conti ponendo l’accento sulle “molteplici problematiche tecniche” che si sono verificate negli anni.

Ed oggi il programma è in ritardo di almeno cinque anni rispetto al requisito iniziale. La Corte osserva però “l’incremento del numero dei velivoli che saranno commissionati dai partner nei prossimi cinque anni” lascia intravedere “come ormai prossima la possibilità di una rapida crescita dei ritorni industriali relativi alla produzione del velivolo, del motore e dei sistemi, nonché allo sviluppo delle conseguenti necessità manutentive”.

Secondo la magistratura contabile, per l’Italia, l’aver partecipato fin dall’inizio al programma “ha certamente consentito di avviare un processo moltiplicativo dei fattori di investimento, perché, al di là dell’esigenza prioritaria di assicurare alla difesa nazionale ed alla partecipazione a quella internazionale un sistema d’arma dotato della più elevata tecnologia ed in grado di svolgere funzioni multiruolo, tale da consentire la sostituzione di velivoli in esercizio obsoleti o con caratteristiche più limitate, la dimensione finanziaria della partecipazione non può non avere anche caratteristiche di investimento, perlomeno in termini di ritorni industriali”.

Come rileva ancora la Corte dei Conti nella sua relazione, “la struttura di Cameri gioca un ruolo che mostra, sia pure ancora non in pieno, la sua concretezza nella costruzione delle ali, nell’assemblaggio dei velivoli nazionali e degli altri partners interessati e nella manutenzione che potrebbe avere una importante proiezione futura. Gli interessi economici in gioco sono quindi piuttosto significativi, anche sotto il profilo occupazionale”.

F35 a Cameri

I magistrati contabili evidenziano come “il passaggio ai lotti di produzione piena è stato rinviato più volte”. I lotti di produzione ridotta, inizialmente previsti in 2, sono ormai 14 e si protrarranno fino al 2021. “Per riconoscere la piena capacità di combattimento – si legge nella relazione – sarà necessario attendere il termine della fase detta di ammodernamento successivo”, previsto per questa data.

I costi unitari sono praticamente raddoppiati e solo negli ultimi anni si sono manifestati segnali di miglioramento, in termini di maggiore efficienza produttiva e della catena di approvvigionamento da parte dei sub-fornitori. Nel frattempo, gli stessi Stati Uniti e alcuni dei Paesi partner sono stati indotti a ripensare la propria partecipazione al programma nel senso di una riduzione o di un rallentamento del profilo di acquisizione.

Ricorda la Corte che per l’Italia sono intervenute due decisioni: la prima (nel 2012) ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire; la seconda (nel 2016) ha impegnato il Governo, per aderire alle indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell’F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari (a condizioni economiche 2008).

La prima decisione ha avuto un costo per la base industriale: la perdita, in quota percentuale, delle opportunità di costruire i cassoni alari a Cameri, che presupponeva il mantenimento del volume di acquisti oltre i 100 velivoli.

La seconda ha per ora prodotto solo un rallentamento del profilo di acquisizione fino al 2021, con un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo.

“Il rallentamento generale subito dal programma – scrivono i magistrati contabili – ha evitato che questa decisione, presa sul piano nazionale, assumesse un carattere traumatico. Occorrerà tuttavia chiarirne la compatibilità non solo formale con le indicazioni parlamentari, in funzione delle effettive esigenze operative della Difesa e al di là dell’arco temporale in cui l’amministrazione ha pianificato l’attuale intervento riduttivo”.

Il programma JSF-35 è stato ritenuto cruciale anche per le possibilità di partecipazione aperte alla base industriale nazionale, che detiene una capacità competitiva a livello mondiale nel settore aerospaziale, nonché per il mantenimento e lo sviluppo delle conoscenze tecniche e del livello di esperienza delle maestranze in un settore altamente “knowledge-intensive”.

Dal punto di vista occupazionale, scrivono i magistrati, si è ritenuto che “il programma avrebbe consentito al comparto dell’industria aeronautica nazionale di continuare ad operare senza soluzione di continuità, una volta venute meno le esigenze di supporto delle attuali flotte aero-tattiche (Tornado, AMX e AV-8B) e i volumi produttivi dell’EF-2000, i cui pacchetti di lavoro industriale sono ormai in declino”.

EF 2000 in volo

“Anche per effetto del rallentamento generale del programma che ha raggiunto per ora solo il 10% della produzione totale – è ancora la relazione della Corte dei Conti – quanto fin qui conseguito sul piano economico è solo in parte coerente con le aspettative e gli obiettivi enunciati dal Ministero della Difesa in termini di coinvolgimento dell’industria aeronautica nazionale al momento dell’approvazione parlamentare del 2009”.

La maggiore distanza rispetto alle attese riguarda però le prospettive occupazionali, che non si sono ancora concretizzate nella misura (forse troppo ottimistica) sperata. Finora, scrive la relazione, “si parla per il momento di circa 1.600 unità effettivamente impiegate, a fronte di una forchetta previsionale annunciata tra 3.586 e 6.395 unità”.

Insomma, in una frase: la politica ha fatto perdere tempo ma non tutto è perduto. Altrimenti i contribuenti italiani avranno speso altri svariati miliardi di euro senza un risultato per la loro sicurezza.

 

PER APPROFONDIRE:

LA RELAZIONE INTEGRALE DELLA CORTE DEI CONTI

relazione corte dei conti su f35

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