Fincantieri, Italia è sotto attacco francese. La grandeur transalpina prende il sopravvento

Di Marco Pugliese

Parigi. “Vogliamo difendere i nostri interessi”, ha detto il ministro degli Esteri francese, Bruno Le Maire che martedì incontrerà i ministri italiani Pier Carlo Padoan (Economia) e Carlo Calenda (Sviluppo economico).

Un cantiere di Fincantieri

Un concetto poco conosciuto in Italia. Il colosso italiano della cantieristica navale Fincantieri, che di fatto sorregge una larga fetta d’economia del Belpaese si è trovato in un vicolo cieco. Ad accordo fatto, l’amministratore di Fincantieri, Giuseppe Bono, stizzito, ha dichiarato: “Non abbiamo bisogno dei francesi, ma è tutto molto scorretto, abbiamo vinto l’asta e programmato un lavoro pluriennale, ora l’improvvisa scelta di Macron ci delude”.

Parigi nazionalizza quindi, precisando temporaneamente, i propri cantieri navali, di fatto escludendo gli italiani. Secondo colpo basso dopo di Parigi che dopo la Libia mette l’ Italia all’angolo.

Ora, Fincantieri, ha tutte le carte in regola per tornare sul mercato e azzerare il danno, ma lo smacco è tra nazioni, per giunta in ambito Ue, dopo regolare asta d’appalto, il solco appare profondo. Fincantieri, che avrebbe usufruito delle commesse in joint è in piena espansione ed avrebbe utilizzato gli impianti francesi per esportare in aree a trazione transalpina. Ma è il modus operandi che lascia perplessi.

Di fatto la Francia esclude Fincantieri deliberatamente. Dopo la Libia – accordi senza invitare gli italiani – Macron ha giocato un altro brutto scherzo al Governo italiano. nazionalizzando i cantieri navali Stx con decisione immediata, in piena violazione delle regole sull’asta vinta da Fincantieri e della normativa europea sugli aiuti di stato.

La Ue in queste ore non ha ancora proferito parola, un fatto grave visto che si tratta dei due più influenti dopo la Germania. Parigi però dimostra di voler star al piano dei tedeschi e per farlo gioca sulle odierne debolezze e titubanze italiane.

La perdita di business per l’Italia potrebbe ammontare a circa 40 miliardi di euro, oltre a ciò Roma rischia di perdere il petrolio libico, il premier Gentiloni dovrà farsi sentire immediatamente a tutti i livelli. L’ Italia è nella top ten economica e non può permettersi di subire atteggiamenti del genere.

Ma la morsa “a tenaglia” francese è strategica, al limite della meschinità, in Libia è l’ Eni a rimetterci, tra installazioni e piattaforme, in Unione europea, Fincantieri invece con investimenti da 40 miliardi. Una doppia mossa che spiazza la diplomazia italiana e mette in difficoltà il nostro governo, ponendolo in seria difficoltà nel poter garantire al meglio l’interesse nazionale.

Imbarazza il silenzio della Ue, che invece avrebbe dovuto intervenire. A far le spese di questa tensione è il titolo in borsa di Fincantieri che è crollato a Piazza Affari. Chiaro il ministro dell’Economia, Padoan: “L’attuale esecutivo francese ha deciso di cancellare accordi già presi sulla presenza di Fincantieri sulla compagine sociale di STX. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad ascoltare le esigenze del nuovo governo, ma non c’è nessun motivo perchè Fincantieri debba rinunciare all amaggioranza e al controllo della società francese”.

In tutto questo lo scoramento italiano è tangibile, una sconfitta diplomatica in Libia ed economica in Ue che si trascina risvolti d’ immagine. Il nostro Paese non scricchiola ma deve uscire dalla palude dell’immobilismo internazionale che la attanaglia dal 2012.

Nessuna iniziativa italiana, nel mezzo la guerra di Libia, l’emergenza dei profughi e nessun Governo che abbia deciso d’intervenire per tutelare l’interesse italiano. Ad onor del vero ci andarono vicini Matteo Renzi e Paolo Gentiloni nel 2015.

Obama avrebbe voluto una Libia a controllo italiano, aveva già disposto basi e mezzi ma l’allora premier decise non intervenire. Più che uno schiaffo, il pugno nello stomaco di Parigi a Roma dimostra quanto gli equilibri Ue si siano spostati sull’asse franco-tedesco dopo l’uscita di Londra.

In questo frangente Roma non ha lavorato per inserirsi come terzo incomodo e sta pagando a caro prezzo questa scelta. La Francia non si fermerà a Fincantieri e Libia, cercherà di limitare l’ Italia nelle ricostruzioni in Paesi come Siria ed Iraq, proverà a sfilare Roma in Kuwait, rafforzerà i rapporti con Cina ed India. Macron si comporta come fosse la premier britannica May.

Francia e Gran Bretagna hanno riattivato una politica estera “a colpi di scena e blitz” ma se gli inglesi sono svincolati da Bruxelles, non è la stessa questione per i francesi che fanno ancora parte del mercato comune. Italia e Francia sono alla finestra, appaiati, i francesi hanno il dito sul grilletto dal 13 novembre 2016 ed avrebbero l’opinione pubblica favorevole. Gli altri Paesi europei sono ovviamente fuori dai giochi per i motivi più disparati, dalla Spagna che non possiede forze armate di livello, alla Germania, che è in piena crisi e non intende esporsi a livello militare. Il resto dEuropa ha tanta valenza politica quanto poca militare. Rimane l’Italia, uno degli zoccoli duri della NATO, alleanza che gestisce i cieli del Nord Europa – e con Vladimir Putin non è facile – e che é ancora dotata di buon credito tra i Paesi arabi (in Libano i nostri militari stanno svolgendo un lavoro certosino tra i plausi della popolazione).

L’Italia ha un potenziale militare di livello, truppe speciali paragonabili in preparazione a quelle americane, carabinieri addestrati per il controllo del territorio, istruttori militari formatissimi, mezzi tecnologicamente avanzati. Chi arriverà per primo a Tripoli e chi avrà un peso specifico fi livello in Europa? In questo momento è in largo vantaggio Parigi, l’ Italia si sbloccherà o sarà disposta a far pagare ai propri cittadini un conto salatissimo?

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