Follia targata UE: MBDA esclusa dallo sviluppo del nuovo intercettore anti-ipersonico. Preferito un consorzio guidato da una media azienda spagnola

Di Fabrizio Scarinci

ROMA. Lo sviluppo dell’EU HYDEF (European Hypersonic Defence Interceptor) rappresenta certamente uno dei programmi strategicamente più rilevanti tra quelli attualmente portati avanti in seno all’Unione Europea.

Esso costituisce, infatti, uno dei principali elementi (se non il vero elemento cardine) del più ampio sistema “Twister” (il cui sviluppo è portato avanti in ambito PESCO), su cui i Paesi europei hanno scelto di puntare al fine di proteggersi dalle minacce missilistiche di tipo ipersonico, che attualmente appaiono, di fatto, inintercettabili.

Immagine pittorica del futuro sistema antimissile Twister

Rendering raffigurante l’intercettore endoatmosferico del sistema Twister

Lo sviluppo di questo tipo di intercettori è ritenuto talmente importante da far sì che il Programma sia uno di quelli maggiormente finanziati in seno allo European Dfence Fund (strumento operativo dal 2021 con il quale l’Unione Europea mette a disposizione le proprie risorse al fine di supportare le varie iniziative tecnico-industriali dei suoi Stati membri), che sosterrà il progetto con circa 100 milioni di Euro.

Naturalmente, al fine di accedere ai finanziamenti e prendere parte ai programmi di ricerca sviluppo dell’EDF, le aziende dei vari Paesi devono partecipare a delle gare, e anche riguardo a questo progetto le cose sono andate così.

Tuttavia, nell’incredulità generale, ad aggiudicarsi il programma non è stato, come tutti si aspettavano, il consorzio missilistico multinazionale MBDA (di cui è ovviamente parte anche MBDA Italia), ma un consorzio guidato dalla ditta spagnola Sener; media azienda basca attiva, tra le altre cose, nella costruzione di infrastrutture ferroviarie e nel settore delle energie rinnovabili.

Di questo consorzio dovrebbero poi far parte diverse altre aziende (per lo più medio-piccole) provenienti da Spagna, Belgio, Repubblica Ceca, Norvegia, Polonia e Germania.

Tra le tedesche, a dire il vero c’è anche la Diehl, che ha prodotto il missile aria-aria a guida infrarossa IRIS-T, il sistema anticarro PARS 3 LR e i vettori aviolanciabili standoff HOPE e HOSBO, ma è praticamente l’unica a presentare una certa tradizione nel campo della missilistica.

Al momento non è ancora chiaro come sia stato possibile per un consorzio così “debole” riuscire a prevalere su una delle maggiori aziende al mondo nel campo della difesa antiaerea e antimissilistica, che da anni produce l’avanzato sistema SAMP/T e i vari missili superficie-aria della famiglia Aster.

Un’ipotesi plausibile potrebbe essere quella secondo cui tale scelta sarebbe dovuta alla volontà politica dell’UE di supportare la creazione nuove aziende e favorire il consolidamento industriale di territori al momento periferici rispetto a questo tipo di produzioni.

Tuttavia, qualunque sia il motivo, non serve certo ricordare come lo European Defence Fund dovrebbe occuparsi di dare ai Paesi europei ciò di cui hanno bisogno in tempi accettabili, sfruttando le migliori capacità tecnologiche sviluppate dalle aziende di ogni Paese membro ed evitando scelte “di fantasia” come questa.

Alla luce del rapido sviluppo di sistemi ipersonici da parte di molti dei nostri competitor (Russia e Cina in testa) è certamente da considerarsi come un qualcosa di estremamente inopportuno.

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