Di Fabrizio Scarinci
ROMA. Se i Paesi europei intendono preservare e/o acquisire un certo grado di sovranità tecnologico/produttiva nel campo della Difesa devono necessariamente farlo cooperando tra loro nel modo più stretto ed efficace possibile.
È sostanzialmente questo, in poche parole, il messaggio veicolato (o, forse, sarebbe meglio dire ribadito) in occasione del secondo forum sul “Defence Procurement” tenutosi ieri a Roma, presso Villa Miani.

Organizzato su iniziativa dello Stato Maggiore della Difesa, l’evento, a cui hanno preso parte diversi rappresentati del governo, dei nostri vertici militari, delle Istituzioni Europee, dell’Industria e del mondo accademico, è stato suddiviso in due momenti principali: il primo dedicato alla presentazione del volume di studio “Defence Procurement: la prospettiva nazionale per una difesa europea” da parte di Federica Mondiani e agli interventi, moderati dal Professor Francesco Giorgino, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, dell’ex Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta (in collegamento da Madrid), del Capo di Gabinetto del Commissario Europeo per la Difesa e lo Spazio Simonas Satunas, del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e, a concludere, del ministro del Difesa Guido Crosetto, e il secondo, aperto da un intervento del Direttore Nazionale degli Armamenti, Ammiraglio di Squadra Giacinto Ottaviani, e moderato dal dott. Giampaolo Colletti, incentrato su quattro distinti panel analitici dedicati all’attuale scenario globale, alle sfide del procurement nel nuovo contesto operativo incentrato sul multidominio, alla capacità nazionale ed europea di servirsi dello Spazio per fini legati alla sicurezza e all’importanza delle tecnologie “dual use”; tutti argomenti ampiamente esaminati nel volume presentato in apertura.
L’intervento conclusivo è, poi, stato affidato al Capo Ufficio Generale del Centro di Responsabilità Amministrativa dello Stato Maggiore della Difesa, Tenente Generale Salvatore Vergari.
La frammentazione come fattore di vulnerabilità e la necessità di fare sistema
Se è vero che, per la prima volta dopo decenni, i budget della Difesa europei possono finalmente contare su risorse finanziarie adeguate, è vero anche che, al fine di ottenere risultati efficaci in ambito operativo, il loro impiego dovrà essere il più efficiente possibile, tenendo presente che nessuno strumento militare può davvero definirsi credibile in assenza di un comparto industriale capace di fabbricare e manutenere le varie piattaforme e di fornire, al contempo, i quantitativi di munizionamento necessari per affrontare eventuali scontri prolungati ad alta intensità.
In tal senso, come specificato in apertura, la frammentazione industriale europea rappresenta un forte limite, sia di tipo qualitativo, si pensi agli enormi flussi denaro che vengono destinati a progetti simili tra loro e che potrebbero, invece, essere convogliati su pochi programmi volti a realizzare piattaforme e sistemi di gran lunga più avanzati, che di tipo quantitativo, dato che, se i progetti sono molti, far sì che ogni sistema industriale riesca ad avviare in tempi rapidi una loro produzione di massa con i bassi costi unitari tipici delle economie di scala, diventa molto più complicato.
Come sottolineato dal Generale Portolano, quindi, l’auspicio è quello per cui gli Stati del vecchio continente riescano non solo a collaborare, cosa già fatta più volte e, ultimamente anche in ambito UE, quanto piuttosto a stabilire requisiti comuni e interoperabili finalizzati a far sì che l’industria possa davvero produrre come se operasse nell’ambito di un unico sistema.

Dello stesso avviso anche Enrico Letta, che ha ricordato come, agendo in ordine sparso, l’Europa abbia, già in passato, perso competitività in molti settori, facendo l’esempio della telefonia mobile, e Simonas Satunas, che ha evidenziato come la Russia, il cui Prodotto Interno Lordo non è altro che una frazione di quello dell’UE, riesca e produrre quantitativi di sistemi e munizioni e droni di gran lunga superiori rispetto a quelli dell’intero continente europeo.
Tutti gli intervenuti hanno, poi, sottolineato la necessità di “fare” sistema favorendo un ampia interazione del mondo militare non solo con l’industria della Difesa, ma anche con quella civile, con il mondo della ricerca e con quello dell’analisi di contesto.
A tal proposito, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha rimarcato l’importanza della collaborazione internazionale, interistituzionale e intersettoriale riguardo a cruciali tecnologie “dual use” come quelle satellitari e quelle inerenti il calcolo ad alte prestazioni.
L’intervento del ministro Crosetto
Dal canto suo, il ministro Crosetto si è, invece, focalizzato su come la Difesa, fondamentale pilastro della sicurezza dello Stato e delle sue Istituzioni, non dovrebbe essere messa in contrapposizione con altri bisogni fondamentali della popolazione.
Come da egli evidenziato, però, sia a livello sociale che nei dibattiti di carattere politico si assiste, molto spesso, proprio a questo fenomeno, che, stando alle sue parole, dipenderebbe da una sorta di “contro-educazione” a cui, di fatto, la popolazione (sia italiana che europea) sarebbe stata esposta nel corso dei decenni: un fenomeno che, al giorno d’oggi, diventa ancor più preoccupante alla luce dei nuovi strumenti di “guerra ibrida” incentrata sull’Intelligenza Artificiale, con cui cui potenze straniere o attori sovversivi potrebbero facilmente manipolare i nostri giovani attraverso slogan molto più immediati ed efficaci dei concetti complessi che dovrebbero comprendere al fine di mettersi nella condizione di agire per il bene del proprio Paese.
In questo difficile contesto, per il ministro una cooperazione più approfondita a livello europeo nel campo della Difesa potrebbe fornire un importante contributo, alleviando il considerevole sforzo a cui i sistemi economici dei nostri Stati verranno inevitabilmente sottoposti.

La firma del Manifesto di Intenti tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Università e della Ricerca
A margine del Forum, i ministri Crosetto e Bernini hanno, quindi, sottoscritto un Manifesto di Intenti mirante a dare una cornice più concreta agli auspici di cui si è parlato pocanzi.
Pienamente inserita nel percorso di cooperazione istituzionale volto a migliorare il funzionamento del Sistema Paese, l’intesa in questione mira, infatti, a rafforzare la collaborazione tra le due Amministrazioni e a promuovere un dialogo più stretto e costante in materia di Sicurezza tra mondo accademico, industria e Istituzioni.
Il Panel “Scenario Globale”
Al panel “Scenario Globale” hanno preso parte il Professori Nicola Pedde e Vittorio Emanuele Parsi, esperti di relazioni internazionali, Marco Piredda, Senior VP dell’ENI, Gian Piero Cutillo, General manager di Leonardo, e l’Amministratore Delegato di Rheinmetall Italia Alessandro Ercolani.

Nella breve analisi di scenario da loro proposta, tra le maggiori preoccupazioni esposte figurano, da un lato, quella di Nicola Pedde riguardo al fatto che l’80% dei conflitti e delle crisi oggi in atto nel mondo si collochino ai margini del continente europeo, col rischio, tra l’altro, che quelle di Hormuz e Bab-el Mandeb si fondano provocando un vero e proprio sconquasso sistemico, e dall’altro, quella di Vittorio Emanuele Parsi riguardo ai nuovi orientamenti della politica estera e strategica della superpotenza americana.
Per Parsi, infatti, la crisi prodottasi tra Stati Uniti ed Europa a partire dal secondo insediamento di Donald Trump potrebbe essere non facile da riassorbire neppure negli anni a venire, soprattutto se, nell’ambito del conflitto ucraino, Washington finisse per “regalare” alla Russia una vittoria politica non corrispondente alla situazione sul campo.
Quanto a Piredda, egli ha, invece, sollevato il problema delle risorse energetiche usate come arma, spiegando come i già deleteri effetti della crisi di Hormuz avrebbero potuto essere anche più gravi se la Cina non avesse avuto scorte di petrolio così grandi da consentirle di dimezzare la propria domanda e “limitare” l’ascesa dei prezzi.
Per il nostro Paese (e per l’Europa) Piredda ha, quindi, raccomandato, da un lato, la massima diversificazione possibile sia delle fonti di approvvigionamento che delle tecnologie produttive e, dall’altro, un adeguata strategia di protezione delle infrastrutture (si pensi, tanto per fare qualche esempio, alle pipeline sottomarine).
Ma naturalmente, oltre all’energia vi sono, ovviamente, anche le armi “vere”, sulle quali Cutillo ed Ercolani si sono concentrati, spiegando non solo come lo sviluppo delle tecnologie abilitanti necessarie alla realizzazione di sistemi allo stato dell’arte si stia fortemente velocizzando, ma anche come, sulla base delle attuali tendenze, gli strumenti militari del prossimo futuro saranno caratterizzati, da un lato, su poche piattaforme e sistemi altamente sofisticati (per sviluppare le quali occorrerà, ovviamente, moltissima ricerca) e, dall’altro, su una grandissima moltitudine di strumenti a bassissimo costo (che andranno, però, prodotti in modo rapido ed efficiente).
Affinché gli Stati europei reggano il passo con potenze quali USA e Cina, anch’essi hanno, quindi, espresso l’auspicio di una maggiore interdipendenza.
Il Panel “Le sfide: dal convenzionale al multidominio”
Nel secondo panel, che ha avuto come protagonisti il Professor Antonio Lioy, il Presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta, il CEO & COO di ELT Group Domitilla Benigni e il Direttore Generale di Edgewing Systems Italy Giuseppe Lupoli, ci si è invece concentrati sui cambiamenti che investono il procurement nell’era del multidominio, in cui si registra una sempre più stretta collaborazione tra piattaforme di tipo intelligente e interconnesso.
Della natura di queste piattaforme ha ampiamente parlato parlato Domitilla Benigni, che, facendo l’esempio del GCAP, ha spiegato come esso non debba essere considerato come un semplice aereo da combattimento, quanto piuttosto come un nodo di rete la cui efficacia dipende dalla capacità di ricevere e trasmettere dati, operando in collaborazione con gli altri mezzi; cosa per cui, come noto, risulta, tra le altre cose, cruciale il controllo dello spettro elettromagnetico.
Benigni si è inoltre soffermata sulla cruciale importanza della cooperazione civile-militare nel campo delle tecnologie informatiche avanzate (dove in molti casi i prodotti sviluppati da aziende civili hanno superato per capacità ciò di cui dispongono i militari) e della stretta collaborazione tra aziende e “end user” in quello che, chiaramente, non può certo configurarsi come un processo di vendita “chiavi in mano”.
Nel corso del Panel è stato, poi, posto l’accento su come, al netto delle aumentate spese militari, le procedure di acquisizione delle Forze Armate italiane ed europee siano ancora “da tempo di pace” e su come, quindi, occorra urgentemente provvedere al loro snellimento.

Il Panel “Sicurezza: dalla Terra allo Spazio”
Dedicato all’uso dello Spazio per fini di carattere militare, il terzo Panel ha visto la partecipazione del Professor Enzo Bussoletti, del presidente dell’AIAD Giuseppe Cossiga, del Consigliere militare del Presidente del Consiglio, Generale di Corpo d’Armata Franco Federici, dell’Ing. Antonio Sturiale, di Thales Alenia Space Italia, e dell’Amministratore Delegato di OHB Roberto Aceti.
Tra i vari argomenti da essi analizzati spicca, senz’altro, quello inerente alle normative europee, ritenute, anche in questo campo, eccessivamente frammentate, nonché fortemente penalizzanti per le piccole start-up del settore.
Come ricordato nel corso del dibattito, l’Unione Europea ha cercato di ridurre tale frammentazione attraverso l’EU Space Act, che ha, tuttavia, suscitato non pochi dubbi, inclusi quelli del Generale Federici, che ne ha denunciato alcune delle caratteristiche più invasive, ricordando come l’Europa possa sì definire i requisiti ma di certo non certificare cosa possa o non possa essere lanciato.
I relatori hanno, poi, concordato su come il settore spaziale europeo necessiti di essere traghettato dall’attuale produzione di carattere sostanzialmente “artigianale” ad una industriale di tipo molto più massiccio; cosa da ottenersi favorendo un processo “federativo” delle competenze in possesso delle diverse aziende.
Il Panel “Dual Use”
Nell’ultimo panel, a cui hanno preso parte il Consigliere Luigi Fiorentino, il dott. Gian Luigi Albano, collaboratore delle università LUISS e di Utrecht, il Direttore di NAVIGO Pietro Angelini, l’ing. Avino di Argotech, il dott. Massimo Zotti di Planetek e l’ing. Lucia Luzietti di COO e-GEOS, si avuto modo di analizzare le modalità di cooperazione civile-militare da cui potrebbero nascere fruttuose sinergie in grado di valorizzare filiere e competenze.
A conclusione del dibattito l’ing. Luzietti ha, quindi, avuto modo di illustrare alcune delle capacità del sistema satellitare per l’osservazione della Terra Cosmo SkyMed, che rappresenta, senz’altro, uno dei più validi esempi di cooperazione civile-militare mai messi in campo dal nostro Paese.
Considerazioni finali
In definitiva, gli auspici espressi durante il forum sono da considerarsi assolutamente corretti. Considerando la realtà sociale dei maggiori Paesi europei, al fine di sviluppare e produrre tecnologie militari all’altezza di quelle americane o cinesi (o per lo meno di avvcinarvisi), agire in maniera cooperativa con partner di simile livello (non solo in ambito UE ma anche al di fuori di essa, come nel caso del programma GCAP) apporterebbe, senz’altro, numerosi vantaggi.
La sfida, però, è quella di costruire questo modello di collaborazione tra Paesi sovrani, caratterizzati (anche all’interno dell’UE) da priorità e interessi strategici non sempre convergenti.
A tal proposito, non si può non notare come, al netto dei toni sostanzialmente possibilisti del Forum, negli ultimi mesi due grandi progetti guidati da Francia e Germania (FCAS e MGCS) siano tramontati a causa di divergenze industriali che lasciano intravvedere una più profonda spaccatura politica.
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