FORZE ARMATE E CORPI DI POLIZIA A ORDINAMENTO MILITARE: LE DONNE CON LE STELLETTE. IL RUOLO DELLA PUBBLICISTICA MILITARE

Di Gerardo Severino*

ROMA. La scelta editoriale fatta dal Comando Generale della Guardia di Finanza, riguardo alla copertina per il suo tradizionale Calendario Storico, edizione 2026, mi ha fatto ricordare che sono trascorsi ben 26 anni anni dal varo dell’ormai famoso Decreto Legislativo n. 24 del 31 gennaio 2000, recante “Disposizioni in materia di reclutamento su base volontaria, stato giuridico e avanzamento del personale militare femminile nelle Forze armate e nel Corpo della Guardia di Finanza, a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 20 ottobre 1999, n. 380[1].

Il Calendario Storico della Guardia di Finanza 2026

Con tale atto si poneva finalmente fine ad una diatriba istituzionale sull’opportunità o meno di un Servizio Militare femminile in Italia, la quale, per quanto sorta ufficialmente solo a partire dal 1963, allorquando fu presentata per la prima volta in Parlamento una proposta concernente l’entrata in servizio di personale femminile nelle Forze Armate italiane, costituiva argomento che aveva appassionato l’opinione pubblica sin dai tempi della “Grande Guerra”, come ci dimostrano anche le battaglie condotte dalla stampa e dalla pubblicistica.

Una ragazza con l’uniforme della Regia Guardia di Finanza di Mare

Donne in uniforme. Una storia lunga ottant’anni (1919 – 1999)

Tutto sorse nel lontano 1919, anno in cui le donne furono ammesse all’esercizio di tutte le professioni ed impieghi pubblici, nell’allora Regno d’Italia appena uscito dalla disastrosa “Grande Guerra”, ma ancora con l’esclusione della difesa militare dello Stato, prerogativa che fu riservata ai soli maschi.

Molto si potrebbe dire riguardo alla “militarizzazione” forzata delle “Giovani Italiane”, addestrate durante il Fascismo, ma solo in virtù del loro apporto nei settori logistici, e non certo da impiegare in campo aperto.

Giovani Italiane sfilano ai Fori Imperiali in uniforme coloniale (Roma maggio 1939)

Vi fu, tuttavia, una breve parentesi durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (RSI), nel corso della quale alle donne, per quanto non ritenute “soldato” nel senso tradizionale, fu consentito di arruolarsi volontariamente nel “Servizio Ausiliario Femminile” (SAF).

Questo venne istituito nel 1944, con compiti di supporto e ausiliariato alle Forze Armate, anche se è noto come alcune Ausiliarie fecero parte di talune formazioni militari, come la Decima MAS, affrontando rischi e subendo anche vendette dopo la fine della guerra.

Una ragazza in Fanteria

Ebbene, anche nel dopoguerra, quando fu approvata la Legge 9 febbraio 1963 n. 66 recante “Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni“, il Legislatore, non tenendo affatto presente anche il ruolo che la donna aveva avuto durante la Resistenza e la guerra di liberazione, nel corso delle quale aveva dimostrato di saper imbracciare e utilizzare un’arma da fuoco, volle mantenere ancora una riserva riguardo alla possibilità di consentire alle donne di militare nelle Forze Armate e negli allora Corpi di Polizia a ordinamento militare (Pubblica Sicurezza e Agenti di Custodia).

La copertina della Domenica del Corriere del 6 giugno 1967

Fu, quindi, proprio a partire dal 1963 che in Italia, riprendendo una tradizione che risaliva addirittura agli inizi del Novecento, si diede spazio alla pubblicistica, la quale si “sbizzarrì” con la stampa di articoli, copertine e, soprattutto, cartoline pubblicitarie, con le quale il “Gentile Sesso” veniva illustrato con indosso le variopinte uniformi dei vari Corpi, Armi e Specialità.

Una Finanziera agli inizi del Novecento

Anche tale forma di comunicazione contribuì alo sviluppo di una certa cultura e “sensibilità di base” riguardo alla questione delle “donne soldato”, intesa come una giusta rivendicazione da parte della società civile, la quale non aveva affatto digerito la presa di distanze sanzionata nel 1963.

Ragazza Alpino

Al di là di ciò, non mancarono altri progetti di legge, presentati nelle varie legislature, così come gli studi e persino gli esperimenti, volendo ricordare che nel 1992 l’Esercito, presso la caserma dei “Lancieri di Montebello” in Roma, mise in piedi un primo esperimento per “donne soldato”.

I Lancieri di Montebello

In quella circostanza un manipolo composto da 29 ragazze italiane ebbe modo di vivere 36 ore in caserma, svolgendo così normali attività militari e di addestramento [2].

Si giunse, quindi, così al 15 gennaio 1997, data nella quale l’Onorevole Valdo Spini ed altri Deputati presentarono in Parlamento un disegno di Legge-delega per l’istituzione del Servizio militare volontario femminile.

L’onorevole Valdo Spini

Assegnata alla IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati (atto n. 2970), in sede referente il 29 gennaio 1997,  la proposta fu esaminata in aula il 24 luglio 1998 ed approvato il 30 luglio 1998.  Il 16 settembre di quello stesso anno, il Disegno di Legge fu assegnato, in sede referente, alla 4^ Commissione Difesa del Senato (atto n. 3495), esaminato in aula il 15 luglio 1999 ed approvato, con modificazioni, il 21 luglio 1999.

Infine, il provvedimento tornò alla IV Commissione Difesa della Camera (atto n. 2970/B), in sede referente, il 23 luglio 1999.

Fu, quindi, esaminato il 27 settembre ed approvato, a larghissima maggioranza, nella seduta 592 del 29 settembre 1999. In quel momento il Parlamento della Repubblica dava finalmente il classico “via libera” all’ingresso delle donne nelle Forze Armate, a partire dall’anno 2000.

Fu, poi, approvata la Legge 20 ottobre 1999, n. 380, avente per titolo “Delega al Governo per l’istituzione del servizio militare volontario femminile“.

Con essa, il potere legislativo conferì all’Esecutivo il compito di predisporre, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più Decreti legislativi per disciplinare il reclutamento, lo stato giuridico e l’avanzamento del personale militare femminile.

Già nel 2000, quindi, molte ragazze ebbero l’onore di vestire le gloriose uniformi delle Forze Armate della Repubblica, così come dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. furono indetti concorsi straordinari per ufficiali, ai quali furono ammesse candidate munite di lauree specifiche, mentre per i corsi ordinari d’Accademia l’iter fu diverso.

Parimenti furono arruolate le prime donne Sottufficiali e le Militari di truppa, come si chiamavano ancora all’allora.

Riflessioni

L’approvazione – a distanza di ben 37 anni dalla prima iniziativa varata nel lontano 1963 –della Legge che consentiva l’ingresso delle donne nelle Forze Armate e nella Guardia di Finanza rispose appieno – ricordiamo ventisei anni orsono – non solo alle giuste aspirazioni della popolazione femminile, ma anche alle stesse esigenze operative e istituzionali delle Forze Armate e delle Fiamme Gialle.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto

Nel secondo caso, l’arruolamento delle donne avvenne proprio durante la fase attuativa del “Nuovo Modello di Difesa”, concepito dal Ministero della Difesa dovendosi confrontare con gli altri Paesi europei e con la stessa NATO riguardo ai nuovi compiti e scenari operativi affidati, anche alle Forze Armate italiane, in quello stesso contesto storico, soprattutto  nell’ambito di missioni a carattere internazionale e in attività di peace keeping.

A questo punto riflettiamo su quanto sia stato utile il ruolo affidato alla pubblicistica, sia civile che militare (calendari, giornali, fumetti, cartoline e manifestini varie), grazie alla quale la fiammella di quella che è stata una vera battaglia di democrazia fu mantenuta sempre accesa, prima di essere definitivamente vinta.

NOTE

[1] Fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n. 38 del 16 febbraio 2000.

[2] È doveroso ricordare a tal fine il ruolo molto importante svolto dall’A.N.A.D.O.S. (Associazione Nazionale Aspiranti Donne Soldato), un sodalizio fondato il 25 maggio del 1995, con Presidente Debora Corbi.

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

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