Forze Armate, la “Formex 2019” per validare un Comando Interforze Italiano ad elevata prontezza da impiegare per le esigenze nazionali

Comprensorio di Persano (Salerno) – dal nostro inviato. Le esercitazioni interforze che vedono coinvolte l’Esercito, l’Aeronautica Militare, la Marina Militare e l’Arma dei Carabinieri rivestono sempre un valore importante, a maggior ragione se rientrano in un progetto della Difesa teso a validare un Comando Interforze Italiano ad elevata prontezza da impiegare per le esigenze nazionali.

Il briefing di inizio dell’esercitazione

E’ il caso di quanto messo in atto nell’ambito dell’esercitazione “Formex 2019”.

Nei giorni scorsi, circa 300 militari del Comando Divisione “Acqui”, di altre unità dell’Esercito e delle altre Forze Armate hanno costituito nel comprensorio militare di Persano (Salerno) l’Italian Joint Task Force Headquarters (ITA JTF HQ), uno di quegli scenari di impiego in cui un Comando a connotazione Joint,

ovvero interforze, deve esprimere una profonda ed efficace integrazione e amalgama.

Il tutto rientra nell’esercitazione “Joint Stars 19/2” che vedrà la sua fase conclusiva a dicembre nella sede del Corpo d’Armata di Reazione Rapida Italiano della NATO (NRDC-ITA) a Solbiate Olona (Varese), dove la Divisione “Acqui” dovrà raggiungere la Full Operational Capability (FOC) e sarà certificata quale ITA JTF HQ.

La Divisione “Acqui” al comando del Generale di Divisione Fabio Polli, di stanza a Capua (Caserta), ha alle sue dipendenze la Brigata Granatieri di Sardegna, la Brigata Garibaldi, la Brigata Pinerolo, la Brigata Aosta e la Brigata Sassari, per un totale di circa 22.000 uomini e donne.

L’esercitazione “Formex 2019” ha consentito allo Staff dell’Acqui di testare il proprio Battle Rhythm, affinare le procedure interne, e consolidare il Comando e Controllo e la sinergia tra le varie componenti terrestri, aeree e navali nella condotta di operazioni ad ampio spettro in uno scenario di crisi internazionale simulato, fornendo conferme ancora una volta sull’elevato livello addestrativo che le nostre Forze Armate hanno raggiunto.

La cellula composta dai militari delle 4 Forze Armate

In uno scenario esercitativo altamente complesso, hanno operato tutti con elevata professionalità nell’ambito del proprio settore e nel contempo esprimendo la capacità di garantire il coordinamento “cross functional” tra le varie funzioni operative, fondamentale per il successo nei moderni scenari.

L’approccio allo scenario, sin dalla fase di pianificazione, ha tenuto conto in primis del rispetto delle popolazioni civili, in una logica di intervento tesa alla stabilizzazione e ricostruzione e non alla distruzione delle realtà dove, all’occorrenza,

i nostri militari saranno chiamati ad operare. Lo scenario ipotizzato, infatti, ha simulato la condotta di un’operazione militare finalizzata alla risoluzione di una crisi internazionale, in ottemperanza ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui al contingente guidato dal comandante della Divisione “Acqui” è affidato il compito di intervenire in un’area caratterizzata da una forte instabilità, dovuta all’invasione da parte di uno Stato nei confronti di un altro ad esso confinante, che ha determinato la presenza di circa 600.000 sfollati.

La missione affidata al Comando Italiano prevede di ristabilire un ambiente sicuro per favorire la distribuzione degli aiuti umanitari alla popolazione, di respingere gli invasori e infine creare le condizioni per il passaggio della responsabilità della sicurezza alle Forze Armate regolari dello Stato invaso.

Questa fase, come sempre, scatta quando tutti i tentativi a livello politico e diplomatico non hanno avuto successo, di fatto nello scenario è stato ipotizzato anche che tutti i Paesi che prima della crisi avevano accreditati dei loro ambasciatori decidano di ritirarli.

E allora la postura nei confronti della controparte (Red Forces le chiamano i nostri militari) deve essere offensiva, ed ecco affiancati alla massiccia componente Land dell’ITA JTF HQ anche gli assetti navali e aerei.

Dal punto di vista dello sforzo militare da esprimere in caso reale, la ITA JTF può arrivare a prevedere, nella sua massima espressione, l’impiego di circa 20 mila militari, ma tra i punti di forza di questa capacità – oltre all’elevata prontezza che può esprimere – c’è la flessibilità e la stretta aderenza alla specifica missione assegnata, le cui caratteristiche determinano lo sforzo da mettere in campo in termini di assetti e quindi di uomini, mezzi e materiali.

Il Land Component Command (LCC) dell’ITA JTF, ovvero la sua componente terrestre dislocata sul terreno, è di livello Brigata e ingloba in sè i preziosi assetti ISTAR, PSYOPS e CIMIC.

Personale al lavoro all’interno del JOC dell’JTF-HQ italiano

Il tutto con il supporto aeronavale che prevede l’impiego di una portaeromobili con la relativa forza aerea imbarcata e navi scorta.

I tempi di reazione e di conseguenza di impiego dell’Italian Joint Task Force in caso di attivazione, sempre secondo lo scenario, sono fissati entro un massimo di 60 giorni.

Per rispondere a tale specificità, tutti i materiali sono “deployabili” nel Teatro Operativo in breve tempo.

La novità che la “Formex 2019” ha introdotto è rappresentata innanzitutto a livello dottrinale da una Divisione che esprime il livello operativo di una missione, sfida ardua ma quanto mai affascinante per il Generale Polli ed il suo Comando.

Inoltre è da evidenziare la sempre maggiore importanza attribuita all’impiego di alcuni assetti non cinetici, molti dei quali fanno capo alla cellula Influence (JIB – Joint Influence Branch), il cui apporto alla manovra convenzionale sarà ulteriormente sviluppato e testato nell’ambito della “Joint Stars 19/2” a Solbiate Olona, e la presenza di un particolare Analista (un Ufficiale della riserva selezionata dell’Esercito) esperto di temi economici, il cui contributo risulta prezioso sia nell’ambito delle analisi condotte all’interno della Branca Intelligence sia come attività di Advising a favore del Comandante dell’ITA JTF per il settore di competenza.

Per rendere meglio l’idea, in uno scenario in cui si è ipotizzato che le locali fabbriche di caffè (la cui produzione rappresenta la principale attività economica del paese) siano chiuse con la conseguenza di migliaia di lavoratori senza stipendio da mesi, le operazioni militari devono essere pianificate e condotte in modo da impattare il meno possibile sulla già fragile condizione socio-economica.

E qui ovviamente s’innesta una quanto mai necessaria attività di Cooperazione Civile-Militare, che attraverso Il supporto alle popolazioni contribuisca a colpire il cuore e il cervello, favorendo la crescita del consenso ed il riconoscimento della necessità di intervento da parte di una Forza di Coalizione internazionale.

Vanno sottolineati alcuni aspetti relativi al CIMIC, la cui azione di coordinamento con le varie organizzazioni internazionali, governative e non, e l’opera di supporto alla popolazione e in particolare a coloro che a causa dei conflitti si ritrovano nei campi profughi, produce sempre più spesso una ulteriore attività di Humint determinando il concorso di questa importante funzione operativa al ciclo di intelligence.

Sempre più attuale, inoltre, in Patria e all’estero è la minaccia di possibili attacchi Cyber sia contro le strutture statuali della Nazione supportata dalla Coalizione sia contro i sistemi di Comando, Controllo e Comunicazione del contingente stesso.

In tale visione, nel corso dell’esercitazione è stato impiegato un assetto Cyber fornito dal Comando Interforze per le Operazioni Cibernetico (CIOC) di Roma, che ha operato in stretto coordinamento con la Branca J6 dell’ITA JTF ed ovviamente con la Task Force C4, l’unità del 232° reggimento Trasmissioni di Avellino che fornisce il supporto CIS (comunicazioni strategiche e di teatro, gestione dei sistemi di Comando e Controllo e delle reti informatiche) all’ITA JTF.

Il Comando Divisione “Acqui” si avvia quindi a completare questo importante processo di validazione che gli farà conseguire la “FOC” come ITA JTF HQ. Nel frattempo alcuni suoi Ufficiali sono già a Bruxelles in vista della successiva sfida, quella del 2020, che vedrà l’Acqui intraprendere il processo di validazione quale European Union Force Headquarters (EU FHQ), un Comando Interforze ad elevata prontezza pronto a rispondere ed intervenire per esigenze dell’Unione Europea.

 

IL RUOLO DELL’AERONAUTICA

Nell’esercitazione interforze a Persano ha partecipato, come detto, anche l’Aeronautica Militare con propri assetti specialistici.

Il Colonnello Salvatore Menditto del Comando di Supporto Forze Speciali di stanza a Roma, il cui ruolo nell’ambito dell’attività addestrativa è stato quello di fare da link tra il Comando dell’ITA JTF e la sua componente aerea fornita appunto dall’Arma Azzurra, spiega a Report Difesa che l’Aeronautica ha fatto “opera di integrazione” e fornito il “supporto delle operazioni aeree” nell’ambito della manovra dell’Italian Joint Task Force HQ.

Nel Comando interforze è stata provata “l’interfaccia e l’interazione tra gli applicativi e i sistemi di Comando e Controllo delle diverse Forze Armate che si possono esprimere nell’esercitazione simulata e permettono al Comandante della missione di avere la visione a 360° degli assetti sul terreno e della sincronizzazione delle loro attività”.

Nello scenario è stato inoltre simulato l’impiego delle Forze Speciali, e quindi è stato testato il supporto aereo anche alle operazioni speciali.

“Si tratta di sfruttare la simulazione esercitativa – aggiunge il Colonnello – per provare le possibili situazioni Operative che in uno scenario di crisi reale poi sono l’azione da mettere in pratica, come ad esempio il Personal Recovery di un disperso” che viene appunto attuato spesso in stretto

Coordinamento tra le Forze sul terreno e gli assetti aerei fondamentali per esfiltrare il personale recuperato ed il Team che ha svolto l’attività.

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