GAS, OLEODOTTI E GEOPOLITICA

Roma. Da mezzi di trasporto energetico a strumenti di pressione diplomatica. Gli oleodotti sono diventati uno strumento politico sempre più importante sui tavoli di confronto mondiali. L’utilizzo del gas alimenta, infatti, lo sviluppo di Paesi europei ed asiatici affamati di forniture energetiche stabili, affidabili e, dove possibile, convenienti definendo nuovi ruoli geopolitici per i Paesi dotati di preziose ricchezze energetiche. Quali saranno le modalità migliori con cui questo sistema di connettività potrà essere gestito negli anni a seguire, in modo da evitare una ancor più grande battaglia energetica? In che maniera si potranno soddisfare equamente gli interessi di fornitori e consumatori non alterando oltre misura gli equilibri politici e internazionali? Tematiche cruciali nell’attuale scenario geopolitico, di cui si è discusso presso la sede di Confitarma nell’ambito del convegno “Gas, pipelines and geopolitics”, uno degli appuntamenti del Festival della Diplomazia che si è tenuto a Roma dal 19 al 27 ottobre. All’incontro sono Sono intervenuti l’Amb. Riccardo Guariglia, Capo del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica, nonché gli Ambasciatori in Italia dell’Azerbagian, Mammad Ahmadzada, e di Israele, Ofer Sachs, Ruggero Corrias, Capo delle Relazioni internazionali di SNAM, Vittorio Amato, Professore di Geografia Politica ed Economica, Michele Elia, Country Manager Italia TAP – Trans Adriatic Pipelin e Daniela Pistoia, Corporate Chief Scientist Elettronica Spa.

 

Convegno “Gas, oleodotti e geopolitica” nella sede di Confitarma.

All’inizio del XXI secolo, l’Europa ha dovuto affrontare la difficile scelta fra i progetti di gasdotti alternativi per portare il gas dalla Russia, l’Asia Centrale, il Caucaso e il Medio Oriente. Sono state diverse le ipotesi passate al vaglio dei vari soggetti coinvolti, influenzate dall’obiettivo di concretizzare strategie di approvvigionamento energetico a lungo termine. Una richiesta di energia che cresce sotto l’influenza del fenomeno della sovrappopolazione e della maggiore necessità produttiva in alcune aree del mondo, che allo stesso tempo determina la prorompente necessità di stringere accordi e contratti che diano garanzie sulla  costruzione e sul futuro funzionamento di una rete di gasdotti e oleodotti che assicurino il trasporto delle risorse fino al proprio paese. Un risultato di importanza strategica per ogni paese che voglia rendersi energeticamente autosufficiente.

Decine di migliaia di chilometri di tubi attraversano paesi geograficamente, e spesso, culturalmente distanti tra loro, con un ruolo crescente affidato agli stati di transito del gas e del petrolio. Tali paesi forniscono, infatti, il loro territorio per la costruzione di infrastrutture, provando a trarre il massimo vantaggio dalla loro posizione privilegiata per ottenere un prezzo speciale e tasse sul transito. Spesso, i contratti per la costruzione dei gasdotti internazionali subiscono la pressione politica anche da parte di chi, pur non formalmente coinvolto nei progetti, ha evidenti interessi geopolitici ed economici nella regione. In altre parole, la fornitura di gas e petrolio, non si rivela solo un semplice problema commerciale, di prezzo e approvvigionamento, ma va ben oltre arrivando a essere potenzialmente all’origine di contrasti politici, se non di conflitti locali.
E’ il caso del conflitto in Ucraina e delle sanzioni alla Russia, e dell’incertezza politica dell’area mediorientale e che hanno bloccato sia Nabucco che South Stream.

All’inizio di aprile è stata firmata l’intesa dal commissario europeo per l’energia Miguel Canete, dal ministro Carlo Calenda e dai ministri corrispondenti degli altri Paesi, per il gasdotto East Med che potrà collegare il Mediterraneo orientale all’Europa e che attingerà dalle enormi risorse di gas off shore del Leviatano, a nord di Israele e ne trasporterà una parte verso l’Unione europea passando per Cipro, la Grecia e l’Italia. Il gasdotto TAP, una volta superate le difficoltà che si sono presentate durante l’inizio dei lavori in Puglia, collegherà il gas del Caspio passando per Turchia, Grecia e Albania. In Europa, si sono inoltre stabilite nuove intese, con la Russia pronta a portare avanti il progetto bilaterale North Stream 2 con la Germania, raddoppiando la capacità di trasporto del gas, e con i tedeschi come nuovo snodo centrale delle importazioni. Senza dimenticare il crescente bisogno di energia da parte della Cina, che punta a sostituire almeno in parte l’uso del carbone.

Il trasporto marittimo e la questione ambientale. Nel suo discorso introduttivo Mario Mattioli, Presidente della Confederazione Italiana Armatori, nel sottolineare che l’energia è da sempre importante per l’economia globale, ha ribadito il fondamentale ruolo giocato dalla navigazione marittima. «La crescente importanza delle importazioni di gas naturale – ha aggiunto il Presidente di Confitarma – imporrà nuovi comportamenti nei confronti della sicurezza energetica mentre le relazioni che si stanno sviluppando tra i paesi maggiori fornitori di gas e i principali paesi consumatori daranno vita a nuove riflessioni geopolitiche ai più alti livelli di politica economica e di sicurezza».
Per quanto riguarda lo shipping, Mattioli ha sottolineato come «l’utilizzo di GNL come combustibile è emerso negli ultimi anni come una potenziale soluzione “catch-all” per limitare le emissioni delle navi. Peraltro le infrastrutture per la fornitura di GNL come combustibile alle navi sono ancora relativamente limitate. È probabile quindi che ci vorrà ancora del tempo prima che la maggior parte delle navi possa optare per il GNL come combustibile».
«Come è stato spesso sottolineato da ECSA, ICS e Confitarma, gli armatori sono consapevoli dell’esigenza di introdurre misure relative alle emissioni per la salvaguardia dell’ambiente, ma ritengono di fondamentale importanza il fatto che le nuove norme siano globali e non regionali, per non creare nuove distorsioni dei mercati. L’obiettivo è quello di adottare regole semplici tenendo conto delle esigenze operative», ha affermato Mattioli, ricordando che l’industria marittima segue con grande attenzione e impegno lo sviluppo della normativa sulle emissioni di CO2 a livello internazionale e a livello europeo.
«Gli armatori sanno che la sfida per il futuro si basa su navi tecnologicamente avanzate ed efficienti in termini di spesa energetica, tenendo conto della necessità di ridurre i costi e degli investimenti sostanziali per costruire eco-navi. E lo shipping – ha concluso Mattioli – è vitale per l’economia globale anche in presenza di tensioni geopolitiche come le recenti prove missilistiche balistiche della Corea del Nord e la rottura diplomatica tra il Qatar e i vicini paesi del Medio Oriente. L’industria marittima continuerà a trasportare ancora il 90% del commercio mondiale con navi sicure, ecologiche ed efficienti».

Nuovi standard di sicurezza per le infrastrutture critiche. Parlando di risorse energetiche, il tema della sicurezza è di primaria importanza e l’evoluzione delle minacce contemporanee, dal terrorismo alle minacce cibernetiche, rende necessaria una risposta adeguata. Di sistemi di sicurezza nell’attuale contesto geopolitico caratterizzato dalla digital transformation, ha parlato l’Ing. Daniela Pistoia – Chief Scientist di Elettronica. «Oggi il dominio dello spettro elettromagnetico (EMS – ElectroMagnetic Spectrum) sostanzia la sua importanza non solo per il mondo militare nell’ambito della difesa elettronica, ma anche per applicazioni civili, poiché pervade la nostra vita quotidiana cambiando le comunicazioni, il networking e migliorando la precisione dei servizi di localizzazione. In questo contesto Elettronica – ha affermato Daniela Pistoia – si sta specializzando nel dominare lo spettro attraverso l’utilizzo di tecnologie legate alla digitalizzazione. L’impatto della digitalizzazione sugli impianti, sulle strutture e sulle aziende porterà, infatti, a nuovi standard di sicurezza per le infrastrutture critiche. Asset ad alto valore come istituti di credito, impianti di telecomunicazioni e di energia». E nel settore dell’energia la sicurezza deve coprire più fronti. Come ha sottolineato la Chief Scientist di Elettronica «è necessaria la sicurezza non sono per le facilities adibite a trasporto, oleodotti e gasdotti, ma anche per gli impianti di produzione e di trasformazione. E come azienda, abbiamo recepito queste necessità, da un lato investendo in termini di Ricerca e Sviluppo e ampliamento dell’offerta di business per essere sempre più reattivi e flessibili nel contrastare le minacce di nuova generazione, e dall’altro sensibilizzando gli end-user sulla vulnerabilità alle potenziali minacce». Quelle individuate da Elettronica verso le Critical Infrastructure riguardano: lo spettro elettromagnetico per le telecomunicazioni, le intrusioni fisiche e gli attacchi informatici. «Per far fronte a tali minacce Elettronica risponde con anti hacking capabilities, anti-drone capabilities e capabilities di passive surveillance multidomain per mettere in sicurezza i sistemi SCADA (“Supervisory Control And Data Acquisition”), utilizzati come sistemi di comando e controllo delle infrastrutture industriali, da malaware e altre forme di attacchi cibernetici. In questo contesto in rapida evoluzione caratterizzato da minacce asimmetriche – ha concluso Pistoia – l’intelligence non è più una necessità appartenente solamente al mondo militare, alle Agenzie di intelligence e alle Organizzazioni governative, ma nel prossimo futuro diventerà un’esigenza per nuovi e non convenzionali utilizzatori».

Autore