Gaza: colloqui in fase di stallo. Israele invita gli sfollati ad abbandonare la zona di Rafah. Biden esprime a Natanyahu le proprie perplessità riguardo all’offensiva terrestre su Rafah

Di Fabrizio Scarinci

IL CAIRO. Come noto, le trattative tra Israele ed Hamas per il nuovo cessate il fuoco nella Striscia di Gaza si sono, di fatto, arenate.

Il teatro delle operazioni

Stando a quanto si è avuto modo di apprendere, infatti, sebbene i colloqui non siano ancora del tutto terminati, l’ipotesi che venga raggiunto un accordo sembrerebbe piuttosto remota, soprattutto dal momento che le posizioni delle due parti sembrerebbero essere totalmente inconciliabili.

A conferma di ciò anche le ultime dichiarazioni del Premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha specificato come, malgrado le aperture degli ultimi giorni, Hamas abbia continuato ad insistere per un cessate il fuoco permanente e per il totale ritiro delle IDF dal territorio della Striscia; due richieste che, per il capo del governo di Tel Aviv, sarebbero del tutto irricevibili.

Il Premier israeliano Benyamin Netanyahu

Dal canto suo, Hamas avrebbe invece abbandonato i colloqui e sua la delegazione sarebbe tornata a Doha per consultarsi con i vertici. Una nuova rappresentanza sarebbe attesa al Cairo nella giornata di domani.

In conseguenza di quanto appena detto, le forze militari israeliane avrebbero iniziato ad informare i civili sfollati nel sud (in particolare a Rafah) della necessità che si trasferiscano nelle aree umanitarie approntate nella zona sud-orientale della Striscia.

L’area in cui si prevede di collocare i rifugiati palestinesi

Tale richiesta, che riguarderebbe circa 100.000 persone, si configura come una delle mosse propedeutiche alla più volte annunciata offensiva terrestre su Rafah, che, a questo punto, potrebbe scattare anche entro la fine di questa settimana (sempre, ovviamente, che non si tratti di una forma di pressione per costringere Hamas a firmare l’accordo che, lo ricordiamo, dovrebbe includere anche la liberazione di alcune decine di ostaggi).

Sfollati palestinesi a Rafah, probabilmente intenti a lasciare la zona

Rispetto a tale operazione, sia il governo degli Stati Uniti che quelli di altri Paesi occidentali hanno più volte manifestato le proprie riserve, continuando a sostenere la necessità di una tregua ed, eventualmente, di una definitiva sospensione delle operazioni.

Proprio nei giorni scorsi, al fine di aumentare la propria pressione su Tel Aviv, l’Amministrazione Biden è perfino arrivata a prendere la decisione di sospendere l’invio di alcuni lotti di munizioni alle forze militari israeliane.

Civili intenti a lasciare la zona di Rafah

Tale presa di posizione (ribadita dallo stesso Presidente Biden anche durante il suo ultimo colloquio telefonico con Netanyahu) sembrerebbe dovuta a diversi fattori, tra cui spiccano, con ogni probabilità, sia la volontà della Casa Bianca di non apparire troppo vicina a Tel Aviv di fronte alle componenti più progressiste del proprio elettorato, sia l’intenzione di calmare momentaneamente le acque nell’ottica di una più ampia sistemazione mediorientale facente perno sul nuovo asse anti-iraniano tra Israele, monarchie del Golfo ed altri attori della regione.

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden

In sostanza, come fatto notare da alcuni autorevoli analisti, è come se si stesse chiedendo ad Israele di accettare (almeno parzialmente) la prospettiva di un’eventuale “sconfitta tattica” nei confronti di Hamas (che, ovviamente, senza l’offensiva su Rafah sopravvivrebbe) al fine di poter cogliere, senza ulteriori ritardi e/o problemi di carattere politico, la “vittoria strategica” derivante dal fatto che nessuna delle vicende occorse a partire dal 7 ottobre scorso sia riuscita a fermare il processo di progressiva convergenza strategica tra Tel Aviv e gli alleati arabi degli USA.

Attacco aereo israeliano su Rafah

Dal canto suo, però, i vertici israeliani sembrerebbero ugualmente intenzionati a procedere con la totale “debellatio” di Hamas; forse anche nella convinzione (non del tutto errata) che tale mossa, ritenuta di grande importanza anche allo scopo di lanciare un monito agli altri nemici dello Stato Ebraico, possa avere un impatto molto meno forte di quanto si pensi sia con riferimento al loro rapporto con Washington (per la quale Tel Aviv continuerebbe comunque a rappresentare un alleato cruciale), sia per ciò che concerne il consolidamento della suddetta partnership anti-iraniana.

Al momento, come la situazione si evolverà nei prossimi giorni non è ancora dato saperlo. Da parte di Report Difesa seguiranno comunque ulteriori aggiornamenti.

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