Di Cristina Di Silvio*
GAZA. La Striscia di Gaza si conferma epicentro di una partita strategica globale, dove ogni mossa diplomatica e ogni decisione operativa pesano sull’equilibrio mediorientale.

La proposta americana, portata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non si limita alla ricostruzione fisica dell’enclave palestinese: punta a creare un sistema integrato di governance e sicurezza, capace di stabilizzare la regione e inserirla in una più ampia architettura di sicurezza internazionale.
La Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), dotata di capacità avanzate di sorveglianza e intelligence, sarà il pilastro operativo, mentre il Board of Peace garantirà il coordinamento politico, logistico e finanziario delle operazioni, mantenendo flessibilità e controllo multilaterale.
Israele adotta un atteggiamento di prudenza strategica calibrata.
Figure chiave della diplomazia, come Ronen Levi, direttore generale del Ministero degli Esteri, rivestono un ruolo centrale nel coordinamento dei canali riservati e nella supervisione delle trattative ad alta sensibilità.
La sua profonda conoscenza degli Accordi di Abramo e delle dinamiche politiche regionali consente di tradurre complesse relazioni multilaterali in strategie coerenti, senza alcun ruolo operativo sul campo.

Levi assicura che le decisioni multilaterali restino allineate agli interessi israeliani, preservando riservatezza e coerenza strategica in un contesto dove anche una fuga d’informazioni può essere destabilizzante.
Il progetto americano si innesta in un quadro regionale complesso, dove sicurezza, politica ed economia si intrecciano.

La visita imminente del Principe saudita Mohammed bin Salman, a Washington, rappresenta un nodo cruciale: gli Stati Uniti mirano a consolidare la normalizzazione con Israele, legando forniture avanzate di F 35 e progetti infrastrutturali di grande scala a progressi concreti sulla soluzione a due Stati e sulla stabilizzazione della Striscia.
La sincronizzazione tra interessi militari, economici e diplomatici diventa determinante: il successo del piano dipende dalla capacità di integrare strategie operative, governance multilaterale e diplomazia discreta.
L’ISF dovrà affrontare sfide elevate: pattugliamenti nelle aree urbane più critiche, gestione congiunta di intelligence, coordinamento diretto con Israele, Egitto e Autorità Palestinese.
Il Board of Peace fungerà da fulcro decisionale: allocazione dei fondi, gestione delle emergenze e supervisione della continuità amministrativa. Senza un sincronismo perfetto tra diplomazia, strategia militare e governance, il rischio di fallimento resta concreto, trasformando Gaza da laboratorio di stabilizzazione a epicentro di nuove tensioni.
In questo contesto, figure come Ronen Levi emergono come architetti invisibili di equilibrio e strategia: la loro capacità di mediare, coordinare e proteggere la riservatezza dei contatti multilaterali è determinante per il futuro della regione.
Ogni decisione, ogni canale riservato e ogni valutazione tecnica può alterare il delicato scacchiere mediorientale, confermando che oggi, più che mai, diplomazia e strategia militare sono facce della stessa partita globale.
ENGLISH VERSION
Gaza: The American initiative intertwines reconstruction, security, and regional interests, while Israel adopts a calibrated strategic caution.
By Cristina Di Silvio**
GAZA. The Gaza Strip remains the epicenter of a global strategic game, where every diplomatic move and operational decision impacts the Middle Eastern balance. The American proposal, presented to the UN Security Council, goes beyond the physical reconstruction of the Palestinian enclave: it aims to create an integrated governance and security system capable of stabilizing the region and embedding it within a broader international security framework.

The International Stabilization Force (ISF), equipped with advanced surveillance and intelligence capabilities, will serve as the operational pillar, while the Board of Peace will ensure political, logistical, and financial coordination of operations, maintaining flexibility and multilateral oversight.
Israel adopts a stance of calibrated strategic caution.
Key diplomatic figures, such as Ronen Levi, Director General of the Ministry of Foreign Affairs, play a central role in coordinating confidential channels and supervising high-sensitivity negotiations.
His deep knowledge of the Abraham Accords and regional political dynamics allows him to translate complex multilateral relationships into coherent strategies, without any operational role on the ground. Levi ensures that multilateral decisions remain aligned with Israeli interests, preserving confidentiality and strategic consistency in a context where even a minor information leak can be destabilizing.
The American initiative is embedded in a complex regional framework, where security, politics, and economics are tightly interwoven.

The upcoming visit of Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman to Washington represents a critical juncture: the United States aims to consolidate normalization with Israel, linking advanced F 35 deliveries and large-scale infrastructure projects to tangible progress on the two-state solution and the stabilization of the Gaza Strip.

The synchronization of military, economic, and diplomatic interests becomes decisive: the success of the plan depends on the ability to integrate operational strategies, multilateral governance, and discreet diplomacy.
The ISF will face significant challenges: patrolling the most critical urban areas, jointly managing intelligence, and coordinating directly with Israel, Egypt, and the Palestinian Authority.
The Board of Peace will act as the decision-making hub: allocating funds, managing emergencies, and overseeing administrative continuity.
Without perfect synchronization between diplomacy, military strategy, and governance, the risk of failure remains real, potentially turning Gaza from a stabilization laboratory into a hotspot of renewed tensions.
In this context, figures like Ronen Levi emerge as invisible architects of balance and strategy: their ability to mediate, coordinate, and protect the confidentiality of multilateral contacts is crucial for the region’s future.
Every decision, every confidential channel, and every technical assessment can alter the delicate Middle Eastern chessboard, confirming that today, more than ever, diplomacy and military strategy are two sides of the same global game.
*Esperta Relazioni internazionali, istituzioni, geopolitica e diritti umani
**Expert in International Relations, Institutions, Geopolitics, and Human Rights
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