Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne: il lungo cammino verso una società libera dalla violenza di genere

Di Paolo Giordani*

ROMA. Il 25 novembre si profila nel calendario come un faro di coscienza collettiva, un promemoria della nostra responsabilità civile e morale.

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, il nostro pensiero si rivolge con rispetto e memoria alle sorelle Mirabal, icone della resistenza, la cui vita è stata tragicamente stroncata nel 1960 dalla brutalità del dittatore dominicano Trujillo.

Il loro sacrificio ha trascritto nel dolore e nel coraggio una pagina indelebile della storia umana, divenendo simbolo della lotta contro la soppressione e l’ingiustizia.

La violenza sulle donne è una piaga, un fenomeno che si insinua nelle pieghe del tessuto sociale con la pervicacia di un male antico. Non è soltanto un problema di ordine pubblico, ma una questione di civiltà e cultura, un sintomo di un malessere che affonda le radici in una concezione distorta del potere e della dominazione.

Ogni atto di violenza contro una donna è un colpo inferto alla coscienza della nazione, una ferita aperta nel corpo della comunità che richiede non solo di essere sanata, ma anche di essere compresa nelle sue cause più profonde. Non basta deplorare o condannare; è necessario agire con determinazione, con politiche mirate e con interventi capaci di prevenire e contrastare questo fenomeno.

L’azione deve essere corale e trasversale, coinvolgendo ogni livello della nostra società. Le istituzioni devono essere in prima linea, rafforzando le politiche di prevenzione e protezione, garantendo sostegno e giustizia alle vittime. La società civile deve farsi carico di promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza, educando le nuove generazioni a valori che respingano la violenza in ogni sua forma.

Logo della giornata

In questo contesto, non possiamo ignorare come gli uomini possano aver perso il senso della dimensione del male, un’assuefazione alla violenza che desensibilizza e distorce la percezione della gravità di tali atti. La banalizzazione della sofferenza altrui è un segnale allarmante di un deficit di empatia e di coscienza morale che dobbiamo collettivamente riconoscere e correggere.

Ogni individuo ha un ruolo da svolgere in questa battaglia di civiltà.

È necessario interrogarsi sul proprio comportamento quotidiano, sulle parole che usiamo, sugli stereotipi che inconsapevolmente perpetuiamo. La Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne ci ricorda che la battaglia è lungi dall’essere vinta e che il cammino verso una società libera dalla violenza di genere è ancora irto di ostacoli.

Ma se c’è una lezione che possiamo trarre dalla storia delle sorelle Mirabal e da ogni donna che ha sofferto violenza, è che la speranza e l’azione possono cambiare il corso degli eventi. In questa giornata di riflessione, riaffermiamo il nostro impegno a non volgere mai lo sguardo dall’ingiustizia e a lavorare senza sosta per costruire un futuro in cui la dignità di ogni donna sia riconosciuta, protetta e celebrata.

Insieme possiamo trasformare questo giorno da semplice anniversario a pietra miliare nel percorso verso un mondo più giusto. Il compito è arduo, ma la storia ci insegna che nessun cambiamento è impossibile quando la volontà collettiva si mobilita per un fine nobile. E quale scopo può essere più nobile del garantire a ogni donna il diritto di vivere senza paura?

*Presidente Istituto Diplomatico internazionale (IDI) – Roma

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