Grande Guerra: la storia di Armando Amici, Aiutante di Battaglia delle Fiamme Gialle. Il combattente stimato dagli inglesi

Di Gerardo Severino*

TIRANA (nostro servizio particolare). Nel corso del 1916, il “Corpo Speciale d’Albania”, costituito da truppe italiane che avevano con grande coraggio protetto l’imbarco e lo sgombero dell’Esercito serbo in rotta, dopo la travolgente offensiva austro-tedesco-bulgara, condotta dal Generale Mackensen, fu rinforzato e portato a tre Divisioni che costituirono il XVI Corpo d’Armata.

Castello di Argirocastro. Rivista di nostre truppe e regolari albanesi, prima dell’avanzata (Rivista L’Illustrazione italiana, 4 agosto 1918)

Queste Divisioni si attestarono nel campo trincerato di Valona, in attesa di una offensiva nemica che pareva probabile dopo il successo riportato sui serbi.

Contrariamente alle previsioni, le operazioni ristagnarono, ragion per cui al XVI Corpo d’Armata fu affidato il compito di occupare l’intera Albania meridionale, la quale, già in mano ai greci, era stata sgomberata in seguito ad un ultimatum dell’Intesa.

Così facendo, lo schieramento italiano venne a trovarsi su una fronte vastissima, la cui tenuta in efficienza richiese l’invio di rinforzi, anche in vista dell’inizio di operazioni autonome.

Tra le truppe di rinforzo che nel giugno 1917 sbarcarono nel porto di Santi Quaranta, vi furono anche i Battaglioni XI, XII, XVI della Regia Guardia di Finanza, successivamente rinforzati con la dislocazione dei Battaglioni XIV e XVIII, giunti in Albania nel dicembre dello stesso anno.

Una pattuglia di avanguardia durante l’avanzata italiana sulle montagne dell’Albania centrale. (Rivista L’Illustrazione italiana, 21 luglio 1918)

Il primo Reparto delle Fiamme Gialle impegnato subito in combattimento fu il XVI Battaglione, comandato dal Tenente Colonnello Felice Porta, il quale dal settembre 1917 si trovava nella zona dell’Osum.

Il 23 novembre, truppe di irregolari albanesi, inquadrati da ufficiali e sottufficiali austriaci, varcarono il fiume occupando alcuni villaggi sulla sinistra del nostro schieramento ma furono immediatamente ricacciati.

Il giorno dopo, ritentarono l’impresa con maggiore impeto e forze, ma furono ugualmente costretti a ripassare il fiume, peraltro subendo gravi perdite.

Il valore manifestato dalle Fiamme Gialle fu riconosciuto dallo stesso Generale Giacinto Ferrero, comandante del XVI Corpo d’Armata, il quale espresse il suo plauso per lo slancio dimostrato nell’azione dalle “Brave truppe del XVI battaglione di finanza”  come evidenziò in un suo Ordine del Giorno.

Con l’arrivo dell’inverno, il fronte registrò un periodo di calma che consentì agli italiani di potersi preparare in vista delle future operazioni.

Fu proprio in questo periodo che fu costituito un agguerrito “Reparto d’Assalto” del Corpo d’Armata, il quale fu, almeno per due terzi, formato da volontari appartenuti ai nostri Battaglioni dislocati in Albania.

Tutti indistintamente i Finanzieri di questo agguerritissimo Manipolo di prodi si coprirono di gloria e gli episodi in cui rifulse il loro coraggio ed il loro eroismo, furono numerosissimi.

E impossibile sarebbe per lo spazio che abbiamo a disposizione narrarli tutti ma desideriamo ricordare la nobilissima figura del Comandante della Sezione “Pistole Mitragliatrici”, l’Aiutante di Battaglia Armando Amici, nato a Forlì il 3 maggio 1877, che allora era uno dei Sottufficiali più decorati per atti di valore compiuti ancor prima dell’inizio della guerra e che cadrà a Ciafa Kiciok il 18 luglio 1918, colpito dall’esplosione accidentale di una bomba a mano, mentre istruiva i suoi Finanzieri Arditi.

 

Aiutante di Battaglia Armando Amici (fonte Libro d’Oro della Guardia di Finanza, edizione 1965)

 

Armando Amici e il suo rapporto d’amicizia con gli Arditi Inglesi

Dell’eroico Sottufficiale delle Fiamme Gialle, che si era distinto sulla Marmolada già nel corso del 1915, al comando del “Plotone Esploratori”, e in altri cimenti di guerra, è stato scritto tanto, e non solo sui libri di storia della Guardia di Finanza, testi nei quali è stata molto spesso ricordata la sua straordinaria carriera nel Corpo, iniziata il 3 agosto del 1897, quale guardia di finanza del Contingente “mare”.

Si trattava, quella di Amici, di una folgorante carriera, sin lì contraddistinta sia nell’attività operativa, mettendo a segno varie operazioni anti-contrabbando, che nelle molteplici attività di soccorso, a terra e per mare, in virtù delle quali aveva ricevuto non poche ricompense al Valor Civile e di Marina, per non parlare della valanga di Encomi Solenni trascritti nel suo stato di servizio.

Pur tuttavia, uno degli aspetti poco conosciuti della vita militare del Maresciallo Amici è quello legato al suo amichevole rapporto con i soldati inglesi, in particolare con i Reparti d’Assalto ed Esploratori britannici che combatterono sulla fronte italiana, dai quali, durante i cicli operativi che caratterizzarono sia il secondo che il terzo anno di guerra da parte italiana (quindi il 1916 e il 1917), mutuò evidentemente le tecniche che avrebbe poi utilizzato personalmente nell’addestramento dei suoi Finanzieri Arditi, in Albania.

La storia ci ricorda che il grosso delle truppe del Regno Unito furono rappresentate nel nostro Paese dalla gloriosa “British Expeditionary Force (B.E.F.)”, la quale intervenne in nostro aiuto solo nel novembre 1917, a ridosso della tragedia di Caporetto.

Soldati inglesi sulla fronte Italiana di Asiago (1917)

In verità, alcuni reparti di “Arditi” inglesi pare avessero combattuto anche l’anno precedente, peraltro assieme al nostro Amici, mentre nel marzo del 1918, il XIV Corpo Inglese fu, invece, dislocato tra Asiago e Canove, in appoggio alle già provate Divisioni di Fanteria italiane.

Il suo stato di servizio non è stato ovviamente in grado di “svelarci” altri particolari riguardo ai luoghi e alle date esatte nelle quali il Maresciallo Amici, promosso Aitante di Battaglia per Meriti di Guerra il 18 dicembre 1916, operò a fianco dei soldati inglesi.

Possiamo solo affermare che tra le trascrizioni matricolari che lo riguardano vi è anche la Medaglia di Merito Distinto, concessagli dal Re d’Inghilterra: “Perché di condotta distinta quale comandante degli esploratori della Divisione, e perché con opera attiva ed intelligente seppe ispirare ai suoi dipendenti i più elevati sentimenti del dovere e di amor patrio, dando, in azioni di guerra, costante prova di coraggio e disprezzo del pericolo”, come ebbe a ricordare una corrispondenza pubblicata su “Il Finanziere” (n. 2 del 15 gennaio 1917, p. 4), riprova, questa, che la ricompensa era stata conferita già nel 1916.

La medaglia militare britannica giunse all’Aiutante Amici a pochi giorni dal conferimento della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, concessagli da Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, sempre nel corso del 1916.

Ebbene, che gli inglesi avessero condiviso con gli amici italiani le trincee del Carso e le varie battaglie sull’Isonzo ne abbiamo avuto conferma anche da una bellissima cartolina postale, edita proprio nel 1918 (l’anno della morte di Armando Amici) dall’Istituto italo-britannico di Milano, e che, come l’occhio attento dei nostri lettori verificherà, notando alcuni particolari uniformologici, sembra dedicata proprio al protagonista di questa vicenda: l’Aiutante di Battaglia Armando Amici, il quale – ci piace pensarlo – era anch’egli fermamente convinto di quanto fosse veritiero il giudizio espresso nel lontano 1860 da uno dei Padri della Patria, Giuseppe Mazzini, secondo il quale: “L’amicizia inglese, una volta stretta, è incrollabile e sincera; si mostra coi fatti anziché con le parole”.

 

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

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