Grande Guerra: le battaglie sotterranee e l’uso delle mine

Di Paola Ducci*

ROMA. La guerra sotterranea non è un fenomeno esclusivo dei conflitti asimmetrici contemporanei ma affonda le sue radici nella Prima guerra mondiale, in particolare nel contesto della guerra di trincea sul fronte occidentale (1914–1918).

Un cartello stradale nella città sotterranea della Prima Guerra mondiale

In questo conflitto lo stallo tattico generato dalla combinazione di trincee continue, mitragliatrici e artiglieria a lunga gittata rese estremamente cruento e spesso inefficace l’attacco frontale. Di fronte a questa situazione gli eserciti cercarono soluzioni alternative per rompere l’equilibrio operativo, tra cui l’impiego sistematico della guerra di mine, una forma di combattimento sotterraneo che trasformò il sottosuolo in un nuovo e pericoloso dominio di guerra.

Le forze contrapposte – britanniche, francesi e tedesche — scavarono estese reti di gallerie sotterranee con l’obiettivo di collocare enormi cariche esplosive sotto le trincee e le postazioni fortificate nemiche. Queste gallerie potevano estendersi per centinaia di metri e raggiungere profondità considerevoli, a seconda del terreno e delle contromisure avversarie.

Una volta posizionata la mina, la detonazione aveva lo scopo di distruggere le difese, causare pesanti perdite e creare crateri che fungessero da varchi per l’avanzata della fanteria. In teoria l’esplosione sotterranea doveva ripristinare la mobilità sul campo di battaglia ma nella  pratica i risultati furono spesso ambigui.

A differenza delle guerre sotterranee sviluppatesi nei conflitti successivi, quelle della Prima Guerra mondiale avevano un carattere prevalentemente ingegneristico e industriale.

I protagonisti di questa forma di combattimento non erano tanto i fanti quanto i genieri militari, addestrati allo scavo, alla posa di esplosivi e alla contro-mina.

Questi soldati operavano in condizioni estreme, lavorando per ore o giorni nel buio quasi totale, in ambienti umidi, instabili e spesso saturi di gas nocivi. Il silenzio era assoluto: il minimo rumore poteva rivelare la posizione al nemico, che a sua volta utilizzava sistemi di ascolto sotterraneo – come aste, microfoni rudimentali o semplicemente l’orecchio appoggiato al terreno – per individuare le gallerie avversarie.

Il combattimento diretto nei tunnel era relativamente raro ma non del tutto assente.

La scala che porta da una citta sotterranea al le trincee, Nord-Pas-de-Calais (Francia)

Quando due gallerie si intercettavano potevano verificarsi scontri improvvisi e violenti, combattuti a distanza ravvicinata con armi improvvisate come pale, coltelli, picconi o pistole.

Questi scontri, sebbene limitati nel numero, ebbero un forte impatto psicologico sui combattenti, che si trovavano a combattere in spazi angusti, bui e soffocanti, spesso senza possibilità di ritirata.

La paura del crollo, dell’asfissia o di una detonazione improvvisa accompagnava costantemente il lavoro dei genieri.

Battaglie come quelle di Vimy Ridge, Verdun e soprattutto Messines (1917) mostrano l’impatto devastante della dimensione sotterranea.

A Messines la detonazione simultanea di 19 mine britanniche provocò la morte di migliaia di soldati tedeschi in pochi istanti e alterò radicalmente il terreno di battaglia.

Tuttavia, anche in questo caso, il successo tattico non si tradusse automaticamente in un vantaggio strategico decisivo.

Il terreno sconvolto dalle esplosioni, trasformato in un paesaggio di crateri e detriti, rallentò l’avanzata della fanteria e offrì nuove opportunità difensive al nemico, dimostrando i limiti strutturali della guerra di mine come strumento risolutivo.

Dal punto di vista storico-militare la guerra sotterranea della Prima Guerra mondiale anticipa molte delle problematiche riscontrabili nei conflitti successivi.

Questa evidenzia la difficoltà di individuare il nemico in ambienti chiusi e invisibili, l’elevato stress psicologico imposto agli operatori, la necessità di personale altamente specializzato e il ruolo centrale dell’ingegneria militare nel superare situazioni di stallo operativo.

Pur differendo per finalità e contesto – distruzione di massa e logica industriale nel periodo 1914–1918, controllo dello spazio, del tempo e dell’informazione nei conflitti moderni – queste esperienze mostrano come il sottosuolo sia, da oltre un secolo, un dominio di combattimento critico.

In tal senso la guerra di mine della Prima Guerra mondiale rappresenta un antecedente fondamentale delle successive forme di guerra sotterranea, dai tunnel del Viet Cong fino alle complesse infrastrutture sotterranee dei conflitti contemporanei.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa

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