Guardia di Finanza: a Bologna, operazione “Fake Travels”. Scoperta una truffa ai privati e società nell’organizzazione di viaggi. Arrestati 2 responsabili

Di Antonio Leone

Bologna. Più che nell’organizzazione di viaggi in posti esotici e di annessi servizi di ospitalità alberghiera si erano specializzati (ed anche molto bene) in truffe, fino a quando non sono stati definitivamente smascherati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Bologna – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, i quali hanno arrestato due responsabili nonché sottoposto a sequestro beni per un valore complessivo superiore ai 500 mila uro nelle disponibilità di altri tre soggetti indagati nella stessa vicenda.

Le attività d’indagine della GDF

È questo il primissimo resoconto dell’Operazione “Fake Travels”, che le Fiamme Gialle del capoluogo felsineo hanno condotto sotto la direzione della locale Procura della Repubblica nei confronti degli scaltri titolari di un’agenzia di viaggi, con sede legale nel lecchese e sedi operative a Bologna ed Asti, accusati di aver realizzato innumerevoli truffe attraverso sofisticati stratagemmi collegati alla vendita di biglietti aerei e di pacchetti turistici.

Secondo quanto emerso dalle indagini, avevano messo a punto un efficace sistema fraudolento nel quale sono purtroppo incappati molti malcapitati clienti, basato sull’invio ai tour operator di ricevute di bonifici bancari i quali venivano poi immediatamente revocati una volta ottenuti i voucher e gli altri documenti di viaggio.

A farne le spese erano principalmente soggetti privati, a cui veniva affibbiata la vendita di pacchetti turistici del tutto inesistenti.

Proprio a causa di queste subdole azioni, numerosi clienti si sono così trovati a giungere negli esotici e lontanissimi luoghi delle loro vacanze, scoprendo soltanto all’ultimo momento, e soltanto sul posto, di esser stati smaccatamente truffati.

Tra le vittime dell’agenzia figurano anche diversi istituti bancari; per questo gli arrestati avevano invece previsto la stipula di un accordo commerciale con un albergo compiacente, consistente nella fornitura di servizi di ospitalità i quali – benché inesistenti – erano stati pagati con carte di credito.

A questo punto l’agenzia provvedeva sistematicamente a disconoscere tali transazioni con il chiaro fine di ottenere il rimborso del controvalore dagli istituti bancari gestori delle medesime carte di credito, ed il “giochino” in questione gli ha fruttato circa 100 mila euro prima di essere scoperto.

La truffa più rilevante portata alla luce dai finanzieri ha però riguardato la sottoscrizione di contratti per la fornitura di biglietti aerei con agenzie del settore munite di licenza IATA (International Air Transport Association) e, conseguentemente, i truffatori avevano così potuto ottenere le chiavi d’accesso necessarie per procedere all’acquisto dei biglietti per conto dei clienti finali.

Proprio avvalendosi di tali credenziali gli stessi truffatori potevano così acquistare biglietti aerei avvalendosi della piattaforma gestionale IATA, ovviamente incassando il prezzo degli stessi titoli di viaggio direttamente dagli acquirenti.

L’inghippo, in questo caso, stava però nell’inserire sulla citata piattaforma strumenti di pagamento non idonei come carte di credito incapienti, revocate o addirittura clonate, facendo così ricadere totalmente sulle ignare agenzie licenziatarie IATA i corrispettivi dovuti alle compagnie aeree.

L’intera vicenda, peraltro, era già stata oggetto di un servizio della popolare trasmissione Mediaset “Striscia la notizia”, alla quale numerose vittime si erano rivolte per denunciare i raggiri ed ottenere giustizia.

Da rilevare come, nel corso dell’attività di perquisizione che i militari delle Fiamme Gialle hanno compiuto a Milano, uno degli arrestati sia stato sorpreso con un documento d’identità falso che, con ogni probabilità, utilizzava per rendersi irreperibile di fronte alle continue richieste di rimborso da parte dei malcapitati clienti; circostanza questa che ha arricchito gli addebiti penali già formulati nei suoi confronti con un’ulteriore denuncia per possesso e fabbricazione di documenti d’identificazione falsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore