Guardia di Finanza: a Bologna, scoperta un’evasione fiscale e contributiva da oltre 6,5 milioni di euro. Arrestato un imprenditore del settore dei trasporti

Di Massimo Giardinieri

Bologna. La frase “manette agli evasori” ha accompagnato per lungo tempo l’intento preventivo e repressivo di una nota legge degli anni ’80, ed anche se l’impianto normativo in materia è stato profondamente rivisitato nel corso del tempo, capita ancora che più di qualche evasore fiscale finisca con lo scontare agli arresti le sue condotte fraudolente ai danni dell’Erario, specie se sono di dimensioni ingenti nonché perpetrate con metodologie evasive particolarmente insidiose.

Le indagini sul campo della GDF

Questo, infatti, è quanto successo ad un imprenditore imolese operante nel settore dei trasporti, arrestato dai finanzieri del Comando Provinciale di Bologna – Compagnia di Imola, per aver organizzato una frode fiscale dietro la quale avrebbe risparmiato – omettendo il versamento di imposte e contributi previdenziali – una cifra superiore ai 6 milioni e 500mila euro.

Nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo emiliano, gli investigatori delle Fiamme Gialle sono riusciti a far emergere lo schema fraudolento messo a punto dal responsabile con al centro la sua società, che come detto sopra offriva servizi di trasporto (assicurati da una forza-lavoro di oltre 400 autisti), formalmente amministrata da parenti o fidati collaboratori dell’arrestato.

Tutti questi dipendenti risultavano però assunti da quattro diverse società cooperative, delle quali si è successivamente scoperto essere prive dei mezzi nonché delle infrastrutture necessarie per esercitare la suddetta attività imprenditoriale.

Tutte compagini, che erano peraltro amministrate dalle immancabili “teste di legno” (alcuni con diversi precedenti di polizia), non versavano però imposte e tantomeno contributi previdenziali ed assistenziali, causando così un danno diretto all’Erario come anche agli stessi lavoratori alle loro dipendenze.

Acquistando dalle suddette società la necessaria manodopera, l’imprenditore poteva dunque dedurre significativamente i costi del lavoro ma soprattutto imputare ai suddetti “prestanome” tutte le responsabilità che sono invece proprie del datore di lavoro.

Lo stratagemma però non si esauriva qui giacché una di queste società fittizie aveva stabilito la propria sede in Romania, mirando chiaramente ad eludere la normativa italiana in materia di lavoro ma anche per stipulare con gli autisti condizioni contrattuali a loro meno favorevoli.

Sulla base dei chiari riscontri probatori prodotti dai finanzieri, al GIP del Tribunale di Bologna non è dunque rimasto che disporre il sequestro preventivo dei beni appartenenti alle quattro società ma che sono comunque riconducibili all’imprenditore nonché ad altre sei persone le quali, secondo gli inquirenti, hanno – sia pur con diversi ruoli – attivamente collaborato con l’arrestato per consentirgli di realizzare pienamente lo schema criminoso in questione.

Il sequestro, che come indicato sopra ha proporzioni rilevanti, ha interessato oltre alle disponibilità finanziarie del responsabile, tre immobili, due auto, diversi oggetti preziosi di gioielleria ed orologi di lusso, tutti rinvenuti dai militari durante la perquisizione compiuta nell’abitazione dell’imprenditore.

Il sistema truffaldino in parola, oltre ad aver causato un’evasione fiscale e contributiva plurimilionaria, come ricorrentemente avviene in questi casi ha certamente alterato il mercato del settore poiché la società finita nell’indagine (evidentemente grazie a quanto illecitamente riusciva a non versare a Fisco ed INPS) poteva offrire i propri servizi a tariffe di gran lunga inferiori rispetto a quelli invece praticati dai suoi competitor, il cui costo complessivo della manodopera scontava ovviamente ben altri importi.

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