Guardia di Finanza: a Bologna, sfruttamento del lavoro ed evasione nel settore del “pronto moda”. Arrestati 4 imprenditori cinesi e sequestrati beni per 10 milioni di euro

Di Antonella Casazza

BOLOGNA. Quattro imprenditori di nazionalità cinese, attivi nel settore del cosiddetto “pronto moda”, sono stati arrestati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Bologna al termine di indagini dirette dalla Procura della Repubblica felsinea, che hanno portato alla luce un inquietante quadro fatto di sfruttamento dei lavoratori a cui si accompagnava una rilevante evasione tributaria e contributiva.

I quattro arrestati, che durante la loro attività si avvalevano di prestanome ai quali erano intestate almeno otto tra ditte individuali e società, disponevano di quattro opifici (tutti sequestrati) dove i lavoratori stranieri, perlopiù connazionali, erano sottomessi a condizioni lavorative degradanti anche sotto il profilo igienico-sanitario nonché della sicurezza, con turni di lavoro che potevano arrivare a quattordici ore giornaliere, senza alcun riposo settimanale e con compensi ben al di sotto dei parametri previsti dal contratto collettivo nazionale di categoria.

Autopattuglia della Guardia di Finanza di Bologna

Sotto il profilo tributario della vicenda, gli investigatori hanno invece accertato il ruolo di spicco di una donna di nazionalità cinese, titolare di una ditta individuale ma che nel tempo era altresì divenuta amministratore di fatto di almeno altre cinque attività commerciali. Compagini intestate a connazionali che però sono risultati irreperibili.

Da notare come la vita di queste singole imprese non andasse oltre gli uno/due anni, secondo un consolidato sistema fraudolento tecnicamente definito “apri e chiudi”.

Tuttavia, come dimostrato dai militari, ogni impresa succedutasi nel tempo utilizzava gli stessi capannoni e gli stessi macchinari, oltre a ricorrere ai medesimi commercialisti; espedienti questi che gli consentivano di omettere sistematicamente il versamento delle imposte e dei previsti contributi previdenziali e assistenziali.

Durante le indagini è stato altresì accertato il coinvolgimento dei responsabili della produzione di un noto marchio italiano del “pronto moda”, in capo ai quali la competente Autorità Giudiziaria ha intanto disposto il divieto di esercitare attività imprenditoriali, ovvero di assumere uffici direttivi di imprese operanti nel settore dell’abbigliamento.

Tale società aveva, infatti, affidato ingenti commesse agli imprenditori cinesi finiti agli arresti, per questo è stata interessata da sequestri preventivi per un importo di cinque milioni di euro.

I controlli della Guardia di Finanza nel settore del “pronto moda”

Da rilevare, inoltre, come nel corso delle indagini siano stati condotti accessi ispettivi condotti dalle competenti Polizie Locali, dall’Ispettorato del Lavoro e dall’Azienda Sanitaria Locale che hanno portato all’identificazione di sedici clandestini, fornendo in tal modo ulteriori elementi di riscontro all’iniziale ipotesi investigativa.

Il “risparmio” ottenuto da una tale situazione di sfruttamento si è ovviamente tradotto in guadagni illeciti incassati dagli imprenditori cinesi e dell’impresa committente, inducendo così la competente Autorità Giudiziaria ad adottare le conseguenti misure cautelari che, dal punto di vista patrimoniale, vedono finire sotto i sigilli del Tribunale i quattro opifici di cui sopra, i macchinari e gli automezzi per la lavorazione e il trasporto della merce, somme di denaro, titoli, auto di lusso e una villa con piscina nella disponibilità degli arrestati, il tutto per un valore complessivo che supera i cinque milioni di euro.

Resta in ogni caso inteso che, nell’attuale fase delle indagini ed in attesa del contraddittorio con la difesa, la posizione degli arrestati è garantita dalla presunzione d’innocenza che li accompagnerà durante tutto il procedimento giudiziario che li riguarda, sino ad intervenuta e definitiva sentenza di condanna.

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