Di Pierluca Cassano
CHIETI. Partite IVA artatamente aperte per attestare, in maniera subdola, l’esercizio di attività imprenditoriali e, conseguentemente, ottenere permessi di soggiorno e risorse pubbliche non spettanti: questo è il quadro delittuoso ricostruito dai Finanzieri che operano in provincia di Chieti.

Le indagini, avviate dalla Tenenza delle Fiamme Gialle di Ortona (Chieti), si sono concentrate, sin dalle prime fasi, su 63 persone extra-comunitarie che, sebbene titolari di partita IVA, non risultavano, in realtà, svolgere una concreta attività economica. Al contempo, grazie a una mirata attività di intelligence e a una serie di documenti acquisiti presso l’Ufficio Stranieri della Questura chietina, è emerso che gli indiziati fondavano le loro richieste di permesso di soggiorno proprio sulla necessità di continuare a esercitare presunti interessi commerciali e aziendali attestati “sulla carta” dal possesso della partita IVA.
Oltre a permanere sul territorio italiano in modo irregolare, gli accertamenti hanno disvelato che quasi tutti gli indagati hanno anche illecitamente beneficiato di redditi di cittadinanza, assegni previsti per il nucleo familiare e redditi d’inclusione per un ammontare complessivo pari a circa 1,5 milioni di euro.
La complessità e la sistematicità delle condotte ha indotto i militari della Guardia di finanza a investigare ulteriormente per risalire alla “regia” delle stesse. È proprio grazie agli approfondimenti aggiuntivi che è stato possibile delineare il ruolo di 3 consulenti fiscali compiacenti i quali hanno agevolato i cittadini stranieri, quasi tutti provenienti da regioni del Nord Africa, trasmettendo all’Agenzia delle Entrate dichiarazioni fiscali e reddituali mendaci e, in molti casi, non supportate da idonea documentazione.
Le indagini condotte dal Corpo nel territorio teatino non fanno altro che confermare quanto sia importante il contrasto a ogni forma di immigrazione clandestina le cui implicazioni, sovente, si riflettono negativamente sui cittadini italiani e sugli stranieri che regolarmente vivono e lavorano nel nostro Paese contribuendo alla crescita dello stesso.
Va in ogni caso sottolineato come il procedimento penale instaurato a seguito degli accertamenti avviati dalla Guardia di Finanza si trovi ancora della sua fase preliminare, pertanto agli indagati in questione va riconosciuta la presunzione d’innocenza fino ad eventuale pronunciamento d’una sentenza definitiva di condanna.
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