Guardia di Finanza: a Como accertato un danno erariale da oltre 3 milioni di euro in capo al medico e all’infermiera condannati per gli omicidi di alcuni pazienti all’ospedale di Saronno

Di Gianluca Filippi

COMO. La vicenda è tristemente nota soprattutto nel Varesotto perché si riferisce a diversi omicidi di pazienti ricoverati tra il 2011 ed il 2014 presso l’Ospedale di Saronno (Varese) commessi proprio all’interno di quella struttura sanitaria e con susseguenti sentenze di condanna peraltro confermate in Corte di Cassazione.

Autovettura della GDF di Como

Una vicenda che peraltro scoprirono proprio gli investigatori della Guardia di Finanza partendo da una comune indagine di polizia economico-finanziaria, che aveva inizialmente riguardato sospetti rimborsi corrisposti dalla Regione Lombardia.

Oggi però per i responsabili di quei fatti (un ex medico ed una ex infermiera) giunge un ulteriore riconoscimento di responsabilità sotto forma di danno erariale causato ed accertato.

Sono stati i finanzieri del Comando Provinciale di Como – Nucleo Polizia Economico Finanziaria (PEF) a condurre e portare a termine specifici approfondimenti loro delegati dalla Procura regionale della Lombardia della Corte dei Conti, contestando ai due condannati un danno complessivo che supera i 3 milioni di euro.

Le cronache giudiziarie legate alle morti di diversi pazienti, ai quali i due condannati infondevano mix di farmaci letali, si sono più volte occupate del caso destando lo sdegno dell’opinione pubblica ma anche un abnorme danno patito dalla competente Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Valle Olona il che, oltre alle gravissime responsabilità penali emerse a seguito di tali condotte omicide, hanno altresì determinato un contestuale aggravio economico venutosi a creare per effetto degli indennizzi corrisposti agli eredi dei pazienti deceduti, a cui va senz’altro aggiunto un correlato discredito gettato sulla funzionalità e la capacità assistenziale del nosocomio saronnese.

Quella perdita di vite umane ha dunque avuto un suo duplice risvolto “economico”, che la competente la Procura regionale della Corte dei Conti ha opportunamente quantificato nel relativo danno erariale e che, proprio grazie ai citati approfondimenti condotti dagli specialisti della Guardia di finanza comasca, è stato possibile stabilire nella somma di 900 mila euro richiesti in capo all’infermiera, nonché di 2 milioni e 253.872 euro richiesti nei confronti del medico.

In considerazione dell’entità di tali importi, è stato intanto disposto ed eseguito un sequestro conservativo di beni che mira a garantire la legittima pretesa dell’Erario.

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