Guardia di Finanza: a Genova intercettate al porto 130 tonnellate di rifiuti pericolosi diretti in Africa

Di Fabio Mattei

Genova. Un malaffare che si perpetra in molte zone d’Italia e che non è fatto solo di discariche abusive che spuntano, in maniera più o meno improvvisa, ai margini dei centri urbani.

Quello dello smaltimento illecito dei rifiuti, infatti, è molto spesso un reato ambientale strettamente connesso ad una violazione di natura tributaria, come dimostra il sequestro di oltre 130 tonnellate di rifiuti speciali che la Guardia di Finanza di Genova, in collaborazione con il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha effettuato nel porto del capoluogo ligure.

L’intervento, oggi, nel porto di Genova della GdF e della Dogana

Lo schema di tali attività illecite è un po’ sempre lo stesso, ovvero il cercare di occultare all’interno di container ingenti carichi di questi rifiuti, che poi vengono spediti – via mare – principalmente in Senegal, Marocco, Nigeria e Costa d’Avorio, abbattendo così i costi di gestione e smaltimento di questi stessi rifiuti come invece previsto dalla normativa italiana del settore; e poco importa ai loschi organizzatori di queste spedizioni quale sia la natura del rifiuto (pericoloso o speciale) né in quale parte del globo terrestre vada poi a finire.

Tali “traffici” (perché di traffici pienamente illeciti si tratta) non sono però nuovi per i Finanzieri ed i Doganieri che ogni giorno vigilano negli spazi e sulle linee di “confine doganale”, e che proprio per questo approntano mirati servizi di riscontro sulle merci in partenza per il continente africano, molto spesso compiendo sequestri che, esattamente come in questo caso, finiscono con l’assumere dimensioni davvero rilevanti.

Più nello specifico, l’attività operativa in parola – condotta nell’arco di circa un anno – ha consentito l’individuazione di 6 furgoni e di 10 container contenenti RAEE (Rifiuti apparati elettrici ed elettronici) generalmente caratterizzati da una forte presenza di materiali plastici e di metalli pesanti, il cui eventuale recupero viene condotto nei Paesi in via di sviluppo con metodi assolutamente inidonei che, tra l’altro, determinano un’ulteriore causa d’inquinamento.

In alcuni casi, oltre alla presenza dei suddetti rifiuti pericolosi, i Finanzieri hanno rinvenuto anche parti di automobili, di motocicli e di motori di provenienza furtiva, circostanza questa che ha altresì comportato una denuncia per ricettazione nei confronti dei detentori.

Per non gravare ulteriormente sull’Erario dello Stato, l’Autorità Giudiziaria – al verificarsi di ogni sequestro – ha disposto l’immediato smaltimento di tali materiali di rifiuto, che è stato operato da ditte specializzate ed autorizzate (ovviamente a spese degli stessi soggetti che risultavano essere i diretti responsabili di tali spedizioni).

L’articolata attività operativa qui descritta si è conclusa con la denuncia di 16 responsabili (tra operatori economici italiani e soggetti nordafricani), che dovranno ora rispondere degli specifici reati in materia ambientale a loro ascritti.

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