Guardia di Finanza: a Lodi scoperta una chinese underground banking. Otto arresti e sequestrati 31 milioni di euro

Di Luigi Magliulo

LODI. Nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi, denominata “Green River”, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lodi ha eseguito provvedimenti cautelari personali e reali che hanno portato all’arresto di 8 persone, ritenute responsabili di associazione per delinquere dedita all’autoriciclaggio e all’emissione/utilizzo di fatture per operazioni insistenti, e al sequestro di beni per un valore pari a circa 31 milioni di euro.

I controlli della GDF con un cash dog

Le attività investigative, avviate nel 2024 a seguito di alcuni approfondimenti compiuti su una società lodigiana, hanno portato alla luce un’organizzazione criminale che, attraverso tipiche operazioni di riciclaggio riconducibili alle “underground banking” (consistente nell’insieme di sistemi di trasferimento di denaro che operano al di fuori dei canali finanziari ufficiali e regolamentati, aggirando i presidi antiriciclaggio), è riuscita a trasferire in Cina oltre 200 milioni di euro.

I trasferimenti di denaro avvenivano, in molte circostanze, sfruttando i virtual Iban, ovvero codici che reindirizzano i fondi su un unico conto principale, mascherando i reali beneficiari e rendendo estremamente difficile tracciare il flusso di false fatturazioni.

In particolare, l’organizzazione criminale, attraverso l’utilizzo di 41 società cartiere, gestite in un ufficio anonimo con sede a Chiari (Brescia), utilizzava uno schema fraudolento consistente, in una prima fase, nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti per 200 milioni di euro nei confronti di diverse società “clienti” (che in questo modo aumentavano, in modo fittizio, i costi abbattendo la loro base imponibile). Successivamente, le imprese “clienti” pagavano le somme riportate sulle fatture (in modo da dare una parvenza di liceità alle operazioni commerciali) effettuando bonifici su conti esteri. Infine, i compiacenti gestori della “underground banking” cinese restituivano in contanti alle imprese “clienti” gli importi trasferiti all’estero trattenendo, però, una “commissione” per il servizio reso pari al 10%.

Alcune società hanno addirittura sfruttato, indebitamente, le normative di favore previste per gli eventi disastrosi del Sisma dell’Abruzzo 2009 e quelle relative alla pandemia COVID 2019, per inserire in contabilità dei crediti totalmente inesistenti per compensare i loro debiti di varia fiscali, previdenziali e assicurativi.

Tra gli attinti da misura personale vi è anche un commercialista italiano, deputato alla gestione amministrativa e contabile delle imprese del sodalizio criminale.

Contestualmente alle 8 misure cautelari personali, è stato disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, nei confronti dei sodali e degli altri indagati, per 31 milioni di euro, quale profitto del reato di autoriciclaggio e del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Durante le perquisizioni, grazie alla collaborazione delle unità cinofile cash dog in servizio presso i Reparti del Corpo degli aeroporti di Bergamo – Orio al Serio e Milano – Linate, è stato possibile rinvenire denaro contante occultato negli immobili e nelle autovetture per oltre 100 mila euro.

Si rappresenta inoltre che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo all’esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile, vigendo la presunzione di non colpevolezza prevista dall’art. 27 della Costituzione.

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