Guardia di Finanza : a Lucca confiscati beni e disponibilità per 7 milioni di euro. Colpiti soggetti contigui al clan camorristico dei Casalesi

Di Aldo Noceti

Lucca. Che le grandi organizzazioni criminali di stampo mafioso fondino il loro potere sulle loro ingenti disponibilità patrimoniali e finanziarie illecitamente acquisite è cosa ormai nota, probabilmente meno nota è però la costante aggressione che le Istituzioni (Magistratura e Forze di Polizia in primis) attuano contro tali poteri attraverso sequestri e successive confische che hanno l’indubbio effetto di indebolirli.

Ed è in tale ambito che si pone l’ultimo provvedimento ablatorio eseguito dai finanzieri del Comando Provinciale di Lucca i quali, con il supporto dei colleghi appartenenti ai Comandi Provinciali di Caserta e L’Aquila, hanno dato esecuzione ad una confisca avente un valore complessivo di circa 7 milioni di euro disposta per l’occasione dal Tribunale di Firenze – Ufficio Misure di Prevenzione.

Le indagini della GDF

Le indagini che hanno portato alla scoperta del patrimonio oggi definitivamente acquisito dallo Stato Italiano, risalgono ad una precedente attività condotta dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lucca i quali – coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze – attraverso una lunga serie di intercettazioni telefoniche, ambientali, accertamenti bancari, pedinamenti e appostamenti, riuscirono a scoprire proprio nella città toscana una cellula criminale contigua al pericolosissimo clan camorristico dei Casalesi, attiva sin dal 2013 e dedita all’illecita aggiudicazione di appalti, alle frodi nelle pubbliche forniture nonché al riciclaggio dei relativi proventi che poi venivano re-investiti in aziende toscane e campane con il chiaro fine di “ripulirli”.

L’intervento delle Fiamme Gialle contro il clan dei Casalesi

Un gruppo criminale attivo e molto ben organizzato imperniato su imprenditori edili lucchesi e casertani i quali, impiegando i classici “prestanome” nonché coinvolgendo al riguardo alcune società compiacenti, riuscivano ad aggiudicarsi decine di appalti dal valore di svariati milioni di euro per la ASL 3 – Napoli Sud; appalti indetti per lavori edili aventi costi inferiori ai valori-soglia stabiliti oltre i quali sarebbe stato invece necessario ricorrere alle procedure ordinarie di affidamento.

Sempre stando a quanto fatto affiorare dagli investigatori della GDF lucchese, il sodalizio in questione aveva instaurato saldi rapporti corruttivi con un dirigente della predetta ASL partenopea grazie al quale, oltre ad aggiudicarsi gli appalti in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità, era altresì riuscito ad incassare sostanziosi pagamenti pur senza averne eseguito i corrispettivi lavori.

Proprio a seguito delle suddette risultanze investigative, che a marzo 2018 avevano già portato tra Toscana e Campania all’arresto di 5 persone nonché al sequestro dei primi beni oltre alla denuncia a piede libero di altri appartenenti o fiancheggiatori dell’associazione, l’Autorità Giudiziaria inquirente aveva delegato gli specialisti economico-finanziari delle fiamme gialle nello svolgimento di approfonditi accertamenti patrimoniali nei confronti dei principali sodali, all’esito dei quali è stato infatti dimostrato come i reati reati commessi anche con il fine di agevolare gli interessi del clan dei Casalesi, fossero il principale “impiego lavorativo” e dunque la fonte di reddito degli indagati, il che ha altresì permesso di ricostruirne per intero il patrimonio diretto ed indiretto, oltre che a dimostrare la sproporzione esistente tra le loro effettive disponibilità e quanto invece  apparso dai redditi fittiziamente dichiarati dagli stessi soggetti.

Esaurito il lungo iter giudiziario che ne è conseguito, ai sensi del cosiddetto  “Codice Antimafia” il Tribunale di Firenze ha dunque disposto la confisca di tutti i beni già sottoposti a sequestro, nei quali sono ricompresi 26 conti correnti, 2 autovetture, 8 società, 18 locali commerciali, 32 abitazioni, 7 autorimesse e 4 terreni, che saranno ora restituiti alla collettività e che, nelle obiettive intenzioni del Legislatore, costituiscono il ristoro per il danno in precedenza patito dalla società civile.

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