Guardia di Finanza: a Macerata scoperti nei magazzini di un’azienda 262 chili di pelli pregiate appartenenti a specie animali protette. Denunciato un imprenditore

Di Fabio Mattei e Michele Toschi

Macerata. Ogni business illecito viene commesso sempre sulla “pelle” di qualcuno, non di rado anche su quella di animali appartenenti a specie protette o addirittura in via d’estinzione, e gli interessi che si celano dietro questi traffici sono quantomeno milionari.

La scoperta della GdF

Proprio questa è stata la natura del servizio portato a termine dai Finanzieri del Comando Provinciale di Macerata i quali, durante un controllo eseguito presso una ditta attiva nel settore del commercio all’ingrosso di pellami grezzi e semilavorati, hanno rinvenuto 262 chili di pelli pregiate dal valore stimato in circa 1.000.000 di euro.

Le Fiamme Gialle maceratesi erano in questo caso accedute presso i locali di una ditta di Morrovalle (Macerata) ed eseguendo le loro normali attività ispettive di natura fiscale, tra la gran quantità di pellami stoccati nei magazzini aziendali estesi per circa 1.000 metri quadrati si sono imbattuti in alcuni scatoloni che, stranamente, erano stati stoccati in una posizione seminascosta e ben sigillati (al contrario di tutte le altre tipologie di pellami ivi accatastate).

Una volta aperti quegli scatoloni i Finanzieri si sono però accorti subito che al loro interno c’era qualcosa di anomalo rispetto alle altre merci, ovvero pellami di tipo ben diverso dagli altri e che, grazie al supporto offerto dai Nuclei CITES dei Carabinieri, si sono scoperti essere appartenenti a specie protette dalla “Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione”, ovvero pelli di pitone, varano, arapaima gigas (uno dei più grandi pesci d’acqua dolce esistenti al mondo) nonché di tartaruga marina, rettile particolarmente tutelato ma che in questo caso era stato ridotto a 32 chili di ricercatissimo “cuoio”, pronto ad essere impiegate nella fabbricazione di lussuose scarpe, borsette ed altri articoli di pelletteria.

All’esito dei controlli, il titolare della ditta è stato così denunciato per violazione degli articoli 1 e 2 della legge 150/92 (Disciplina dei reati relativi all’applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali).

Lo stesso responsabile, oltre all’arresto, rischia un’ammenda fino a 200 mila euro nonché la sospensione della licenza, provvedimento al quale se ne assomma un altro (sanzione amministrativa da 6 mila a 30 mila euro) dovuto alla mancanza dello speciale registro previsto per la detenzione di specie animali o vegetali tutelate.

La posizione dell’imprenditore denunciato verrà inoltre approfondita anche dal punto di vista fiscale, atteso che il commercio di animali protetti (o di loro parti come pelli ed avori vari) attualmente costituisce un gigantesco giro d’affari illeciti che – su scala mondiale – è dietro soltanto a quelli della droga e delle armi.

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