Guardia di Finanza: a Matera, operazione “Il Re Mida dei rifiuti”. Sequestrato il patrimonio plurimilionario di un noto imprenditore

Di Mariateresa Levi

Matera. Imprenditore di successo e titolare di una società attiva nella raccolta dei rifiuti, eppure i redditi dichiarati al Fisco erano quantomeno stridenti con il suo reale tenore di vita, per questo la Procura della Repubblica di Matera ha voluto vederci chiaro incaricando i Finanzieri del locale Comando Provinciale – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, nell’esecuzione di un’approfondita indagine patrimoniale che ha svelato uno scenario molto diverso rispetto a quello palesato, e che si oggi si conclude con un sequestro da 10 milioni di euro.

I controlli fiscali della GDF di Matera

È dunque finita male la lunga lista di stratagemmi messi in atto dal responsabile per evitare controlli finanziari e patrimoniali, e “cautelare” così la propria ricchezza.

Stratagemmi costituiti da ripetuti trasferimenti effettuati in beneficio dei familiari e della ex moglie pur essendo ancora nella materiale disponibilità dei suoi beni.

I militari della GDF materana hanno infatti accertato come l’imprenditore, aveva svenduto a prezzi del tutto illogici la totalità delle quote della sua società in favore della convivente, del figlio e della ex consorte per un importo di appena 151 mila euro a fronte di un patrimonio netto sociale superiore ai 3.600.000 euro.

Particolarmente ardita è stata poi la procedura divorzile messa sempre in atto dall’indagato, nella quale ha riconosciuto alla coniuge (con la quale era separato da 17 anni) la cifra di 5 milioni di euro a titolo di assegno di mantenimento, compresi arretrati ed assegno divorzile, il tutto però ben prima della presentazione del ricorso congiunto per il divorzio, peraltro avvenuto soltanto l’anno successivo.

A dimostrazione della fine trama elusiva escogitata, non mancava peraltro l’azione prodotta dalla ex coniuge la quale, sempre nello stesso anno in cui era stato decretato il divorzio, aveva prontamente riversato la milionaria quota ottenuta proprio nella società della quale aveva acquistato le quote a prezzi stracciati (questo solo due mesi prima del maxi-accredito da 5 milioni).

Sulla base delle lampanti evidenze probatorie fornite dagli investigatori delle Fiamme Gialle, il collegio giudicante ha dunque ritenuto l’indagato persona socialmente pericolosa, disponendo nei suoi confronti e degli altri suoi tre complici il pesante sequestro nel quale rientrano 4 società ed annessi 12 punti-vendita, 21 immobili, 9 veicoli tra auto e moto di grossa cilindrata i quali, come richiamato sopra, non trovano giustificazione nelle situazioni patrimoniali presentate al Fisco.

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