Guardia di Finanza: a Messina scoperte infiltrazioni mafiose in due Comuni del Messinese. Arrestati 7 indagati tra cui amministratori pubblici e imprenditori

Di Massimo Giardinieri

Messina. Sono sette le ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), eseguite dai finanzieri del locale Comando Provinciale nei confronti di altrettanti soggetti indagati per i delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso, nonché per diversi episodi di reati contro la Pubblica Amministrazione.

Le intercettazioni della GDF

Gli arresti in questione scaturiscono da lunghe indagini che le Fiamme Gialle messinesi hanno condotto su alcune infiltrazioni mafiose, in grado di condizionare costantemente le amministrazioni dei Comuni di Moio Alcantara (Messina) e Malvagna (Messina), centri della fascia ionica della provincia peloritana.

Le complesse investigazioni, svolte dai finanzieri del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (GICO) su delega della citata Direzione, hanno consentito svelare il grado di operatività criminale esercitato da una cellula mafiosa risultata del tutto autonoma rispetto alle famiglie di “Cosa Nostra” catanese, le quali avevano in passato gestito i business mafiosi anche nel territorio della Valle dell’Alcantara.

Secondo gli inquirenti la predetta cellula si era intromessa in diverse consultazioni elettorali andando a condizionarne l’esito, così come aveva condizionato la gestione amministrativa dei suddetti Comuni attraverso l’infiltrazione di soggetti contigui allo stesso sodalizio mafioso.

Sempre sulla base di quanto emerso dalle indagini, non si trattava però del classico gruppo criminale avvezzo all’uso della violenza per imporre la propria volontà, bensì qualcosa di molto meno “ingombrante” ma non per questo meno incisivo quanto pericoloso nei modi oltre negli illeciti fini.

Forti della legittimazione mafiosa che gli derivava dalla vicinanza al famigerato clan dei Cintorino (responsabile di numerosi omicidi commessi alla fine degli anni ’90), la cellula criminale in questione era dunque riuscita a penetrare all’interno del tessuto sociale di due piccole realtà comunali senza aver necessità di compiere gesti necessariamente eclatanti.

Per la stessa Autorità Giudiziaria inquirente si tratta dunque di un nuovo “format” con cui imporre il potere mafioso sul territorio, in pratica una sorta di evoluzione rispetto ai modelli “classici” da sempre utilizzati dalle famiglie di “Cosa Nostra”.

 

Lo stemma del Comando Regionale Sicilia della GDF

Uno dei principali soggetti finiti nell’inchiesta, infatti, anche se ristretto in carcere riusciva comunque impartire ordini ai suoi sodali affinché prendessero contatti con i responsabili delle ditte esecutrici di lavori appaltati dai due Enti locali di Moio e Malvagna, e finanche andando a garantire un robusto sostegno elettorale ai candidati disposti ad accondiscendere alle sue richieste.

Più nel concreto, le disposizioni impartite dal capo mafioso imprigionato venivano materialmente tradotte dal padre e soprattutto dalla sorella (quest’ultima Vicesindaco in carica del Comune di Moio Alcantara), oggi entrambi raggiunti dall’ordine della custodia cautelare in carcere.

In un tale contesto era perciò abbastanza semplice per il gruppo criminale far giungere al sindaco di Moio le proprie “sollecitazioni” (alle quali peraltro aderiva senza troppe difficoltà), e da lì interessare gli amministratori comunali di altri Enti locali affinché, a loro volta, si adoperassero per il buon esito procedure d’interesse della famiglia.

Dello medesimo tenore anche la disponibilità offerta alla suddetta cellula da un ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Malvagna il quale, sempre nell’interesse della stessa struttura criminale, agevolava l’assegnazione di appalti a ditte vicine ricorrendo per questo alla corruzione come altri reati contro la Pubblica Amministrazione.

La controprestazione per l’appoggio garantito dal Sindaco arrestato nonché dall’ex responsabile dell’Area Servizi Territoriali e Ambiente del Comune di Moio, si materializzava dunque nella consegna non piccole somme di denaro oppure di altre utilità.

Lo stesso Sindaco, per di più, aveva favorito vendite di materiale edile da parte di una società in cui vantava personali interessi, andando così a compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio oltre che a turbare una procedura di gara indetta per il recupero del decoro urbano, tutto ciò a favore di un imprenditore anch’esso finito ai domiciliari.

Stesse azioni illecite sono peraltro state contestate ad un ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Malvagna (al momento associato in carcere) il quale, abusando chiaramente dei poteri conferiti dal suo incarico, aveva praticamente costretto il rappresentante di una ditta edile a rifornirsi di materiale presso un’altra con lo scopo di favorire l’associazione mafiosa sgominata dagli odierni arresti.

Per tale interessamento, il titolare della ditta venditrice (anch’egli finito nella lista degli arrestati) aveva come d’uso corrisposto all’amministratore pubblico in questione un’indebita dazione corruttiva.

Da rilevare come le indagini compiute dalla GDF messinese, oltre ad avvalersi di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, perquisizioni e sequestri, hanno trovato utile sponda nelle testimonianze rese da un importante collaboratore di giustizia, il quale ha documentato agli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia gli interessi mafiosi presenti nel settore turistico del Messinese.

In estrema sintesi, un modo d’imporre la propria egemonia criminale che avveniva non più sparando o appiccando incendi, bensì andando a ad insinuarsi nella gestione degli appalti pubblici locali garantendo così un affidamento diretto dei lavori e delle forniture soltanto alle imprese gradite, ovviamente grazie alla compiacenza di amministratori locali iscritti a “libro-paga” della consorteria mafiosa in questione.

Le imputazioni contestate in capo agli arrestati hanno comunque una veste ancora provvisoria atteso che ci si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, e che ogni colpevolezza per gli stessi potrà pertanto essere accertata non prima di una sentenza definitiva di condanna.

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