Guardia di Finanza: a Milano, gli interessi della ‘Ndrangheta sui lavori di manutenzione della rete ferroviaria nazionale. Eseguito un sequestro preventivo da oltre 10 milioni di euro

Di Antonella Casazza

MILANO. Supera i dieci milioni di euro il sequestro preventivo disposto nei confronti di undici società sulle quali hanno indagato i Finanzieri del Comando Provinciale di Milano sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia meneghina, che ora figurano al centro di un articolato contesto associativo manovrato dalla criminalità organizzata nonché attivo nella commissione di numerosi reati di natura fiscale.

Le società in questione operano tutte nel settore dell’armamento ferroviario, mentre la vicenda giudiziaria qui descritta si pone in diretta continuità con un’altra indagine condotta congiuntamente tra i Nuclei Polizia Economico Finanziaria (PEF) di Varese, Milano e Verona.

Un controllo della Guardia di Finanza presso uno scalo-merci ferroviario

Un’indagine che, a febbraio 2022, aveva già portato ad un sequestro di beni per sei milioni e cinquecento mila euro oltre che all’arresto di quindici persone (successivamente condannate in primo grado), che gli investigatori della Guardia di Finanza ritengono inserite nel medesimo contesto criminoso e alle quali l’Autorità Giudiziaria inquirente peraltro contesta l’aggravante dell’associazione mafiosa.

Le investigazioni in parola avevano, difatti, rivelato come un gruppo di soggetti contigui alla cosca di ‘Ndrangheta dei “Nicoscia-Arena” di Isola di Capo Rizzuto (KR), agendo attraverso contratti di distacco di manodopera e contratti di nolo a freddo dei mezzi, abbia per anni operato sulla manutenzione della rete ferroviaria italiana, ciò attraverso una serie d’aziende (asseritamente metalmeccaniche) alla stessa cosca riconducibili.

Le aziende in questione – aventi sede tra Varese Verona e Crotone e spesso intestate a semplici “prestanome” – in realtà erano compagini prive d’una struttura aziendale, mentre il loro unico scopo era quello di fornire manodopera alle 11 imprese di cui sopra, tutte quante assegnatarie delle importanti commesse affidate da Reti Ferroviarie Italiane S.p.A.

Le indagini della Guardia di Finanza

Il nuovo filone investigativo, più in dettaglio, ha portato alla luce il plurimilionario giro di fatture false, emesse queste dalle predette “società-fake” per giustificare documentalmente la somministrazione di manodopera specializzata (il cosiddetto “distacco di personale”), oltre al noleggio delle necessarie macchine operatrici, tutto questo con il chiaro intento di eludere severa normativa antimafia come anche di aggirare le limitazioni previste in materia di subappalto delle commesse pubbliche.

I meticolosi riscontri eseguiti dagli investigatori delle Fiamme Gialle hanno, dunque, permesso di accertare un’imposta evasa – in termini di IVA oltre che di IRES – per complessivi 10.273.420 euro che sono stati oggetto dell’odierno sequestro.

Nella descritta vicenda va in ogni caso precisato come il procedimento penale in parola si trovi nella sua fase preliminare, pertanto la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata solo ad intervenuto pronunciamento d’una sentenza irrevocabile di condanna.

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