Di Luigi Magliulo
MILANO. Le Fiamme Gialle del Comando provinciale di Milano, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica meneghina, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale nei confronti di 7 indagati per frode fiscale e riciclaggio.
In particolare, 4 persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari, un commercialista è stato destinatario della misura interdittiva del divieto di esercitare attività professionale mentre i restanti due indagati sono ora obbligati, rispettivamente, a presentarsi alla polizia giudiziaria e a non mutare la propria dimora abituale.

Contestualmente, è in corso un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 810 mila euro.
L’operazione – per la quale erano già state eseguite delle perquisizioni lo scorso 15 maggio durante le quali erano stati sequestrati denaro e beni per oltre 1,7 milioni – ha permesso di smantellare una sofisticata e “invisibile” infrastruttura finanziaria: un sistema illegale che faceva perno su una “banca occulta” utilizzata per evadere il fisco e aggirare i presidi previsti dalla normativa antiriciclaggio.
Il circuito illecito si articolava in quattro fasi:
- Attraverso alcune società cartiere gestite formalmente da prestanome italiani e stranieri, i rei offrivano a imprese italiane operanti nel settore dei metalli ferrosi un servizio illegale di emissione di fatture per operazioni inesistenti (oltre 134 milioni di euro il volume d’affari complessivo delle false fatturazioni emesse)
- Le imprese italiane beneficiarie della frode effettuavano i pagamenti delle false fatture ricevute, abbattendo così il proprio reddito imponibile
- Un sodalizio cinese, a fronte dei bonifici ottenuti dalle imprese italiane, provvedeva a spostare il denaro su conti esteri riconducibili ad altri connazionali (oltre 80 milioni di euro l’importo dei trasferimenti verso l’estero accertati)
- Infine, si concretizzava il “cash-back” del denaro: l’importo corrisposto a titolo di pagamento delle fatture false veniva immediatamente restituito agli imprenditori italiani mediante la consegna, a opera di corrieri appositamente incaricati dai broker cinesi, di un’equivalente cifra di denaro contante, al netto di una commissione per il servizio illegale reso.
Lo schema fraudolento ricostruito è riconducibile al meccanismo del “underground banking system”, consistente nel trasferimento di denaro contante al di fuori dei canali finanziari ufficiali e regolamentati.
Nel corso delle indagini è emerso che uno dei punti di raccolta e smistamento del denaro contante era stato ricavato all’interno di un appartamento di Milano che fungeva da vera e propria sede della “banca occulta”.
Grazie alla preziosa sinergia con l’Autorità Giudiziaria di Milano, l’operazione di servizio testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria ed in particolare alle frodi fiscali e al riciclaggio di denaro sporco.
Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, le persone sottoposte alle indagini sono da ritenersi non colpevoli fino all’emissione di sentenza definitiva di condanna.
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