Guardia di Finanza: a Napoli scoperta maxi-frode architettata nel settore del “Superbonus 110%”. Eseguiti sequestri per 83 milioni di euro

Di Massimo Giardinieri

Napoli. Ottantatré milioni di euro, a tanto ammonta il sequestro disposto con decreto preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli e convalidato dal GIP del locale Tribunale, tutto ciò a seguito di un’indagine che la Guardia di Finanza del capoluogo campano ha condotto nel complesso settore dei crediti d’imposta generati dal cosiddetto “Superbonus 110%”.

Le indagini della GDF

La pesante misura preventiva decisa dall’Autorità Giudiziaria inquirente nasce infatti dalla scoperta di fittizi crediti vantati verso l’Erario dello Stato (quantificati in circa 110 milioni di euro), da parte di un consorzio napoletano operante nel settore edile.

Alla scoperta dell’ingente frode gli investigatori delle Fiamme Gialle sono arrivati grazie ad un’attenta “analisi di rischio” messa a punto da una particolare articolazione dell’Agenzia delle Entrate, creata proprio per contrastare gli illeciti sull’effettiva spettanza del citato bonus statale previsto dal “Decreto Rilancio” 34/2020 il quale, come noto, riconosce un benefit fiscale del 110% sull’ammontare delle spese sostenute per la realizzazione di ristrutturazioni edilizie finalizzate a migliorare l’efficienza energetica degli immobili.

Dalle risultanze emerse in sede d’indagine, i finanzieri hanno dunque constatato l’illecita percezione del “Superbonus” in questione da parte del consorzio finito nelle loro attenzioni, il quale aveva assunto la veste di “general contractor” per l’esecuzione di lavori – non ancora avviati – in favore di soggetti privati presenti in tutta Italia.

I crediti fittizi in parola, che come indicato sopra sfiorano la ragguardevole cifra di 110 milioni di euro, erano infatti stati concessi al consorzio edile grazie al previsto sconto in fattura, per poi essere parzialmente “monetizzati” mediante la cessione ad intermediari finanziari.

Per dare regolarità alle operazioni era stata perciò prodotta una documentazione fiscale e tecnica nella quale si attestava uno stato di avanzamento dei lavori superiore al 30% rispetto al volume finale delle opere d’intervento ristrutturativo, il tutto corredato da visti di conformità apposti da consulenti fiscali nonché di asseverazione da parte di geometri.

Non convinti da quelle stesse documentazioni, gli investigatori hanno dunque deciso procedere ad alcune perquisizioni nonché d’interrogare alcuni di questi professionisti, i quali si sono però dichiarati completamente estranei ai fatti, il che fa così ipotizzare che quei documenti e quelle firme fossero falsi.

Sulla circostanza giova infatti evidenziare come la Procura della Repubblica di Napoli, trovandosi nella necessità di interrompere al più presto tale attività delittuosa, già lo scorso mese di gennaio aveva emesso una specifica misura cautelare d’urgenza volta al sequestro dei crediti in questione così da interromperne la circolazione, disponendo contestualmente diverse perquisizioni finalizzate all’individuazione dei responsabili ma anche per consentire agli ignari cittadini coinvolti di sporgere querele nei confronti di chi, loro malgrado, li aveva tirati dentro l’illecito.

Forte delle risultanze probatorie fornite dalla GDF partenopea, il quadro accusatorio così delineatosi agli occhi degli inquirenti non poteva dunque non sfociare nel maxi-sequestro di cui sopra (rappresentativo del volume dei crediti sin qui fraudolentemente monetizzati) e che ora va a colpire i conti correnti degli indagati.

Il definitivo accertamento delle eventuali responsabilità di ordine penale giungerà comunque soltanto a sentenze definitive, per questo va intanto fatta salva la presunzione di non colpevolezza per tutti i soggetti chiamati in giudizio.

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