Guardia di Finanza: a Pescara scoperti centinaia di imprenditori italiani e stranieri che hanno effettuato vendite on-line per 630 milioni di euro. Celavano i ricavi al Fisco

Di Dario Gravina

Pescara. Il periodo pandemico, come noto, ha visto un aumento esponenziale degli acquisti effettuati sulle piattaforme di e-commerce, ma a questo nettissimo incremento dei guadagni non sono però corrisposti i previsti obblighi con l’Erario italiano, ed è in questo insidioso campo che si sono mossi i finanzieri del Comando Provinciale di Pescara – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, congiuntamente con il colleghi del Nucleo Speciale Entrate di Roma (NSE), scoprendo vendite per oltre 630 milioni di euro realizzate in evasione d’imposta.

La complessa indagine, che gli investigatori della GDF hanno condotto sotto il coordinamento della Procura della Repubblica pescarese

La complessa indagine, che gli investigatori della GDF hanno condotto sotto il coordinamento della Procura della Repubblica pescarese, ha infatti permesso dapprima di individuare più di 100 operatori economici i quali, nel corso di due anni, avevano operato i propri commerci attraverso piattaforme on-line non dichiarate al Fisco, con derivanti ricavi quantificati in una cifra superiore ai 330 milioni di euro.

Più nel dettaglio, oltre ai tanti soggetti residenti in Italia, sono stati individuati anche una decina di operatori stranieri che hanno ceduto beni a privati, anche questi in evasione d’imposta nonché superando le soglie di punibilità previste per specifici reati tributari, quali: dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e omesso versamento dell’imposta dovuta.

Nello sviluppo di tale attività investigativa, che ha visto l’attivazione di altri Reparti GDF territorialmente competenti per l’esecuzione di mirate verifiche fiscali eseguite nei confronti di operatori economici emersi nella circostanza, è così balzata fuori la posizione di altri 750 soggetti esteri – al momento privi di un identificativo fiscale italiano – i quali, sempre per mezzo del cosiddetto “marketplace”, hanno portato a termine cessioni di beni per quasi 600 milioni di euro.

Si tratta di una cifra considerevolissima per la quale sono in corso i dovuti approfondimenti che mirano ad accertare il corretto assolvimento dei previsti obblighi tributari, sia in termini di dichiarazione dei ricavi, sia per il conseguente versamento delle imposte.

Per rintracciare queste imprese, gli investigatori della Guardia di Finanza sono dovuti ricorrere all’attivazione dei canali internazionali di cooperazione, anche per evitare che le stesse società coinvolte potessero rendersi irreperibili mandando così a vuoto ogni legittima pretesa fiscale da parte del Fisco italiano.

Parallelamente a tale attività d’indagine, nell’ambito delle attività di monitoraggio e controllo che il Corpo conduce anche sul c.d. “territorio virtuale”, gli specialisti del NSE hanno sviluppato una più ampia analisi di rischio fiscale nel settore dell’e-commerce, valorizzando al riguardo le informazioni acquisite sulle banche-dati, nonché altri elementi forniti dai gestori di alcune piattaforme telematiche del settore.

Tale attività di analisi, resasi necessaria dal significativo incremento registrato dalle vendite on-line ed intensificatasi lungo tutto il corso dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha così portato alla luce violazioni fiscali – aventi anche rilevanza penale – commesse da innumerevoli imprenditori italiani e stranieri, i quali hanno ottenuto ricavi per circa 300 milioni di euro “esentasse” e che ora saranno dunque oggetto di attività di verifica e recupero, tutto ciò a fronte di vendite per un volume complessivo di 630 milioni di euro che i responsabili avevano evidentemente pensato bene di celare ai sempre attenti occhi del Fisco.

L’attività in parola – oltre a tutelare le entrate dello Stato – mira altresì a garantire le altre imprese che operano nel pieno rispetto delle regole, e che non debbono perciò vedersi ulteriormente danneggiate da queste condotte illecite in grado di alterare pesantemente gli equilibri di mercato e della libera concorrenza.

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