Di Valentina Giambastiani
PISA. Sono tre gli avvisi di conclusione delle indagini che i finanzieri del Comando provinciale di Pisa hanno notificato ad altrettanti soggetti (soci e amministratori di un centro elaborazione dati), nei confronti dei quali l’Autorità Giudiziaria ipotizza ora i reati di esercizio abusivo della professione ai quali si aggiungono quelli della truffa e della bancarotta fraudolenta.

La vicenda è stata innescata da alcune denunce sporte da imprenditori e commercianti della zona, tutti quanti raggiunti da cartelle esattoriali emesse dall’Agenzia delle Entrate a causa di mancati pagamenti di imposte, nonché da comunicazioni di fermo amministrativo attivi su auto di proprietà.
Alcuni di questi contribuenti, dopo aver eseguito l’accesso al cassetto fiscale, si erano per di più accorti che qualcuno – operando in loro nome ma a loro completa insaputa – aveva inoltrato all’Amministrazione Finanziaria false richieste di rateizzazione o di rottamazione del debito tributario accumulato.
Circostanze dai contorni davvero poco chiari, per questo motivo gli investigatori della GDF pisana hanno avviato i dovuti accertamenti di natura bancaria, procedendo parallelamente all’analisi dei dati contenuti nelle banche-dati uso al Corpo, nonché ascoltando le dichiarazioni rese in merito dalle numerose persone raggirate.
Una volta acquisito un quadro di situazione sufficientemente esaustivo, è così emerso come i tre soggetti in questione – nello svolgere la professione di consulenti fiscali senza possedere alcun titolo abilitativo e neppure un’iscrizione al relativo albo di categoria – erano comunque riusciti a raggirare circa 40 persone tra lavoratori autonomi, imprenditori edili, commercianti e medici, appropriandosi indebitamente del loro denaro per un importo complessivo di circa 3.000.000 di euro.
Soldi che avevano incassato in contanti o tramite assegni bancari per la cura e la gestione della contabilità, con incarico di provvedere al pagamento delle imposte e dei contributi previdenziali dovuti in relazione alle attività professionali o commerciali svolte dai truffati.
Dopo essersi indebitamente appropriati di tutto quel denaro (prevalentemente utilizzato per spese di natura personale), i falsi dottori commercialisti – due uomini e una donna rispettivamente di 66, 75 e 77 anni – tra il 2017 e il 2023 hanno altresì dolosamente condotto al fallimento della loro società, della quale hanno poi distratto il patrimonio aziendale nonché occultato al curatore fallimentare libri e scritture contabili.
Sulla vicenda in cronaca va precisato che, pur ad indagini preliminari concluse, la responsabilità delle persone indagate sarà definitivamente accertata solo nel caso d’intervenuto pronunciamento del Giudice con sentenza irrevocabile di condanna.
©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

