Guardia di Finanza: a Ravenna scoperti 485 mila euro di proventi illeciti intascati da un agente della Polizia Locale di Faenza. L’Agenzia delle Entrate gli manda il conto

Di Antonio Leone

Ravenna. Anche i profitti derivanti da attività illecite, qualora non già sottoposti a sequestro oppure a confisca penale, sono sottoposti a tassazione.

Le indagini delle Fiamme Gialle ravennati

Lo stabilisce la legge 537/93, nei cui rigori è incorso un agente della Polizia Locale di Faenza (Ravenna) indagato e rinviato a giudizio per vari reati tra i quali truffa ed estorsione aggravata, sul conto del quale i Finanzieri del Comando Provinciale di Ravenna – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, hanno accertato un volume d’introiti pari a 485 mila euro per i quali l’Agenzia delle Entrate pretende ora il pagamento delle relative imposte.

La vicenda ha preso spunto dalle indagini condotte dalle Fiamme Gialle ravennati nei confronti del pubblico ufficiale, accusato di aver per anni abusato del proprio ruolo professionale commettendo diversi reati a sfondo finanziario.

L’uomo, in particolare, attraverso minace e ritorsioni di vario genere, tra il 2015 ed il 2019 era riuscito a farsi consegnare cospicue somme di denaro da diverse persone che, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, venivano scelte dall’indagato per le loro condizioni di vulnerabilità emotiva dovute a vicissitudini di carattere personale o lavorativo.

I fatti criminosi ricostruiti dall’indagine della GdF di Ravenna, coordinata dalla locale Procura della Repubblica – oltre ai risvolti di natura penale – parlano infatti di un commerciante del posto costretto a consegnare all’agente infedele somme di denaro ammontanti a 90 mila euro, una serie di raggiri dei quali sono rimaste vittime due anziane ed un imprenditore faentino a cui sono stati sottratti più di 260 mila euro, nonché i soprusi perpetrati nei confronti di un altro commerciante che risulta aver consegnato allo stesso approfittatore circa 135 mila euro.

Tutti soldi di provenienza chiaramente illecita che i Finanzieri hanno puntualmente scovato analizzando i conti correnti dell’indagato nonché quelli dei suoi familiari.

Risorse finanziarie notevoli dunque, ma comunque non giustificate dai redditi dichiarati dall’accusato che, peraltro, sono state tranquillamente spese in beni di lusso oppure dilapidate al gioco.

La vicenda, oltre a rimarcare l’attenzione investigativa che la Guardia di Finanza dedica nella ricerca di ogni profitto illecitamente conseguito o sottratto a tassazione, dà modo di osservare come il Legislatore, attraverso la citata normativa (i cui campi d’applicazione sono stati più volte confermati da sentenze della Corte di Cassazione) miri a risarcire la collettività dai danni morali e materiali causati da fatti illeciti come quello qui descritto.

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