Di Michele Toschi
REGGIO CALABRIA. Un pericoloso latitante di etnia rom, già destinatario di ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria poiché ritenuto responsabile di aver partecipato ad un’articolata un’associazione finalizzata, tra l’altro, al traffico di sostanze stupefacenti nonché aggravata dal metodo mafioso, è stato arrestato dai finanzieri del locale Comando provinciale al termine di lunghe e penetranti ricerche.

La cattura dell’uomo è avvenuta nell’ambito di un’operazione condotta attraverso perquisizioni, sequestri ed una continua attività di controllo del territorio che ha interessato le zone del Quartiere di Ciccarello e del rione Pescatori; un’attività di ricerca che ha altresì visto l’impiego di mezzi aerei delle fiamme gialle, protrattasi per mesi e che non è mai venuta meno fin quando il ricercato non è stato assicurato alla Giustizia.
L’operazione in cronaca, che ha visto il dispiegamento di Finanzieri in forza a tutti i dipendenti Reparti del Comando provinciale Reggio Calabria, ha altresì portato alla denuncia di 5 soggetti ritenuti responsabili di aver assicurato riparo e sostentamento al latitante in questione, anche grazie ad una fitta rete di “vedette” e “guardaspalle” contigui alla consorteria criminale a cui il fuggitivo appartiene.
Nel corso delle citate attività di perquisizione i militari della GDF reggina hanno inoltre rinvenuto e sequestrato numerosi veicoli provenienti da furti, oppure non in regola con le disposizioni del Codice della Strada.
Sotto sequestro anche somme di denaro contante rivenute nella circostanza poiché ritenute d’illecita provenienza.
L’arrestato in questione è considerato uno degli elementi emergenti della criminalità reggina, in particolare quella inserita nella locale comunità rom e che sta esercitando il suo predomino nell’area urbana occupata del Quartiere Ciccarello.
Queste attività criminose sono già state in rapporti d’affari con la cosca dei Borghetto-Latella egemone sul quadrante Sud di Reggio Calabria.
Un fattore questo che per gli inquirenti ha rivelato un volto inedito e ancor più inquietamente della ‘ndrangheta che, per continuare a condurre i propri traffici, ha stretto alleanze con esponenti delle comunità nomadi giudicati tra i più pericolosi.
Un “partenariato criminale” che le indagini hanno portato alla luce e che, oltre a “legittimare” talune azioni violente e spregiudicate commesse da rom locali, ha consentito agli stessi di acquisire una certa autonomia nella gestione delle proprie attività criminali che – senza la protezione delle potenti e storiche cosche reggine – non sarebbe mai stata concessa.
Allo stesso soggetto, il cui arresto è stato deciso sulla base di risultanze investigative che dovranno trovare conferma nelle successive fasi di giudizio, va ancora riconosciuta la presunzione d’innocenza sino a sentenza passata in giudicato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

