Guardia di Finanza: a Reggio Calabria lotta all’assenteismo. Denunciati due dirigenti medici in servizio presso l’Azienda Sanitaria Provinciale

Di Antonella Casazza

REGGIO CALABRIA. Truffa aggravata ai danni dello Stato e false attestazioni della presenza in servizio, sono questi i reati contestati in capo a due dirigenti medici dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Reggio Calabria, le cui condotte illecite sono state denunciate alla locale Procura della Repubblica al termine di alcune indagini condotte dalla Guardia di Finanza.

Secondo quanto emerso dall’attività investigativa delle Fiamme Gialle, i due indagati avrebbero infatti percepito le proprie remunerazioni a fronte di ore di lavoro dichiarate (ma mai effettuate), per le quali l’Autorità Giudiziaria procedente ha intanto disposto la sospensione dell’esercizio della professione medica, nonché il sequestro delle somme indebitamente intascate.

Giubbino operativo della Guardia di Finanza

Le stesse indagini, portate avanti dai Finanzieri della Compagnia di Palmi, sono state innescate da una missiva che descriveva frequenti quanto sistematiche assenze verificatesi all’interno della citata struttura sanitaria, informazione alla quale sono chiaramente seguiti i dovuti riscontri investigativi che hanno così confermato una consolidata “prassi”, ovvero quella di assentarsi dal proprio luogo di lavoro pur risultando regolarmente presenti.

Gli stessi indagati – come puntualmente esposto dai Finanzieri agli inquirenti – erano infatti soliti abbandonare il loro ufficio per svolgere faccende del tutto personali, salvo rientrare nei locali della predetta struttura sanitaria soltanto verso la fine del proprio orario di servizio, utilizzando solo in quel momento i rispettivi badge ai congegni marcatempo per registrare l’uscita di termine servizio.

                   L’attività d’ufficio della Guardia di Finanza

In virtù di ciò, nonché tenuta in debita considerazione la funzione dirigenziale di cui sono incaricati i due medici, il GIP del Tribunale reggino ha così disposto la citata interdizione (per dodici mesi) allo svolgimento della professione, nonché il sequestro delle somme derivanti da prestazioni lavorative in realtà mai svolte, pur rilevando che ogni addebito penale nei loro confronti non possa giungere anticipatamente ad una pronuncia di condanna definitiva, sussistendo fino a quel momento la presunzione d’innocenza.

La descritta operazione si inquadra nelle molteplici attività che il Corpo ogni giorno conduce a tutela degli interessi della Pubblica Amministrazione, nonché dei cittadini-contribuenti che hanno pieno diritto ad usufruire di servizi pubblici organizzati, imparziali ed efficienti.

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