Guardia di Finanza: a Siena scoperto e smantellato un “hub” dell’immigrazione clandestina messo in atto attraverso lavoratori fittizi. Arrestati 3 soggetti

SIENA. È stato senza mezzi termini definito un “hub” dell’immigrazione clandestina quello scoperto dai Finanzieri del Comando Provinciale di Siena i quali, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica senese, hanno sgominato un gruppo criminale che, avvalendosi della complicità di una società del settore dell’assistenza alla persona, aveva piazzato sul territorio numerose “badanti” realizzando l’ennesimo business illegale legato fenomeno dei flussi migratori.

Militari della Guardia di Finanza in attività d’intercettazione

Per arrivare alla scoperta dei traffici orditi dal sodalizio criminale in questione, gli investigatori delle Fiamme Gialle sono dovuti ricorrere ad intercettazioni telefoniche e telematiche, accertamenti bancari, riscontri presso le Questure di varie città, oltre che a pedinamenti e videoriprese, fino a rivelare le attività condotte da una struttura composta da sette persone tra vertici e fiancheggiatori specializzatasi proprio nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nonché all’impiego di personale straniero non in regola con il permesso di soggiorno.

L’attività investigativa era già stata avviata nel 2021, a seguito di alcuni approfondimenti riguardanti diversi soggetti della zona della Valdichiana gravati da precedenti di Polizia, fino a sfociare in un controllo che ha messo in luce una sostanziosa malversazione di finanziamenti pubblici erogati nell’ambito delle misure di sostegno del “Decreto Liquidità”.

Soldi che erano stati in parte distratti per essere indebitamente utilizzati per far fronte a spese personali dall’amministratore della società finita nei controlli della Guardia i Finanza.

Durante il controllo. gli investigatori hanno, peraltro, notato un elevato numero di lavoratori impiegato nella società medesima, nonostante tutta questa forza-lavoro non fosse giustificata dalle dimensioni, oltre che dalla portata delle attività condotte dalla compagine in questione, inducendo così i Finanzieri e gli inquirenti della Procura ad approfondire meglio la questione insieme alla locale Direzione Territoriale del Lavoro, fino ad accertare come la società in questione avesse alle sue dipendenze ben 103 cittadini extracomunitari (dei quali solo 14 effettivamente remunerati) sparsi su tutto il territorio nazionale e per i quali emetteva regolari buste-paga.

I Finanzieri senesi esaminano la documentazione rinvenuta

La stranezza delle circostanze lasciava, dunque, intendere che dietro tutto quel personale formalmente assunto, ma non retribuito (e con in corso richieste di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno), ci fossero in realtà fini ben diversi rispetto a quello della prestazione di servizi e del collocamento al lavoro.

Sospetti rafforzati dalla presenza di alcuni dipendenti “fittizi”, peraltro, risultati percettori di indennità di disoccupazione oppure del Reddito di Cittadinanza.

Il quadro indiziario emerso è stato, dunque, più che sufficiente ad instaurare un procedimento penale per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, aggravato da circostanze specifiche, nei confronti della persona ritenuta essere il promotore dell’attività in questione e dei suoi stretti collaboratori che si occupavano sia delle funzioni amministrative, sia di procacciare badanti da smistare poi sul territorio, anche con la collaborazione resa da due soggetti d’origine africana che si occupavano dei “servizi di collocamento” presso i loro connazionali.

I riscontri bancari eseguiti nell’indagine, hanno inoltre confermato come solo una minima parte dei dipendenti “assunti” dalla società fosse stata effettivamente retribuita, con un totale di 347 badanti assunti nel tempo, dei quali però solo 58 realmente impiegati in attività lavorativa.

Per questi “servizi di collocamento” era naturalmente previsto un tariffario che variava dai 50 fino ai 4 mila euro in base a quanto occorreva al migrante (falsa busta paga, dichiarazione di ospitalità, assunzione fittizia, ecc.) e con un “clientela” composta anche da extracomunitari residenti in Francia e Germania, nonché di altre persone ancora presenti nei loro Paesi d’origine, ma ormai in procinto d’entrare nel territorio unionale.

Un’autopattuglia della Guardia di Finanza di Siena

Le indagini in argomento sono state condotte anche in Nord Africa.

Ciò grazie alla preziosa collaborazione garantita dal II Reparto – Relazioni Internazionali del Comando Generale Guardi di Finanza, nonché dell’INTERPOL, riuscendo a scongiurare la fuga in Tunisia – a poche ore dal suo arresto – del principale responsabile dell’organizzazione.

Nell’intera vicenda sono poi emersi veri e propri taglieggiamenti messi in atto da un procacciatore georgiano nei confronti di sue connazionali, dalle quali pretendeva una parte dello stipendio (anche fino al 70%), facendo leva sull’intimidazione legata alla possibilità di perdere l’impiego e vedersi dunque negare l’agognato permesso di soggiorno.

A tale circostanza, si aggiungeva anche quella del trattenimento da parte degli altri sodali del gruppo degli oneri previdenziali ed assistenziali relativi al personale dipendente, puntualmente addebitati in fattura alle ignare famiglie per i servizi resi ai loro cari.

Oneri che, conseguentemente, non finivano nelle casse previdenziali, ma nelle tasche dei criminali.

I provvedimenti di arresto eseguiti nelle province di Siena, Firenze, Arezzo, Mantova, L’Aquila e Viterbo hanno richiesto l’impiego di oltre 100 Finanzieri che hanno  provveduto all’esecuzione di quattordici perquisizioni, nel corso delle quali è stata rinvenuta molta documentazione contabile ed extracontabile, somme in contanti detenute in buste destinate al pagamento degli stipendi delle badanti impiegate “in nero”, telefoni cellulari, personal computer oltre a piccoli quantitativi di droga e ad un bilancino di precisione.

A margine della vicenda rimane opportuno ricordare come per tutti i soggetti destinatari delle misure restrittive disposte dall’Autorità Giudiziaria valga ancora la presunzione d’innocenza, la quale non potrà venire meno fin quando al riguardo non sia intervenuta una sentenza irrevocabile di condanna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore